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immagine da B-CULT

Seminario su imprenditoria e cultura

11 gennaio 2005

Dopo una breve introduzione di MPP e CC sull'opportunità di creare un Tavolo degli imprenditori che possa partecipare alle impostazioni e alle scelte della politica culturale, alcuni imprenditori illustrano la propria attività.

(Paolo M. precisa la diversificazione della azienda che presiede, l'AMIU, che da diverso tempo si pone obiettivi anche sociali, gestisce tra l'altro anche i bagni comunali, migliorandone la fruizione, e si pone come obiettivo, forte della capacità manageriale sviluppata in questi anni, la gestione degli impianti sportivi comunali e dei parchi, con l'intento di mettere in rete la parte museale e la fruizione del verde pubblico. La difficoltà maggiore che il management incontra è la corretta comunicazione degli obiettivi che la società si pone: molti e diversificati sono infatti gli interessi dell'azienda, che spaziano dalla gestione delle farmacie alle trattative per ottenere la gestione della Fiera del Mare.

Giorgia T., imprenditore privato sponsor di manifestazioni sportive e artistiche (scherma Rapallo, Granarolo, pallanuoto, mostre d'arte, Teatro Archivolto ecc) ritiene che sia necessario convogliare le forze su precisi obiettivi, onde non disperdere le energie. Piero DS, nella veste di piccolo imprenditore e presidente di Circolo Culturale Primo Levi, precisa che se si può fare cultura anche con mezzi limitati, certi interventi sono possibili solo grazie all'appoggio di Fondazioni bancarie, ma possono anche dare un risultato economico, diventare business e successo mediatico insieme.

Nicola C. precisa che una gestione museale non arriva a pareggiare neanche se ha successo e che bisogna continuare a proporre Genova non solo e tanto come città delle mostre, ma anche e soprattutto come città di Cultura. A. conclude dichiarandosi convinto che si possa puntare e 'allearsì su progetti vincenti. Nella situazione in cui si trova Genova dopo il 2004, l'interesse verso il lavoro dei Tavoli è grande, e ci si mette a disposizione, e anche in ascolto per verificare se le proprie capacità gestionali sono congeniali e utili alla politica culturale e al lavoro dei Tavoli.

Molti temi si intrecciano, secondo l'assessore Borzani è necessario quindi ridefinire ogni volta il rapporto tra soggetto pubblico e soggetto privato, il quale non può essere sostitutivo dell'apparato pubblico (biblioteche, musei ecc.).

Il patrimonio culturale rimanda necessariamente a spese pubbliche. Come lo si gestisce? È fondamentale far nascere eventi dai propri beni culturali, e dall'imprenditoria si possono apprendere modelli gestionali per arrivare a una Fondazione Cultura che abbia soggetti non solo pubblici.

Altro elemento in gioco è la sponsorizzazione/partnership di progetti, con nuove forme di responsabilità .

Per l'Università, Alberto P. ricorda che far cultura significa anche far crescere dei giovani, investire nella crescita dei giovani, che oggi non riescono ad avere una prospettiva di vita. Il business sta nell'investire nel futuro. Lauro Magnani insiste sull'importanza dìaprirsi all'esterno, sia pubblico che privato (partendo anche dall'esperienza del corso in conservazione dei BBCC).

C'è anche da tener presente il ritorno immateriale degli eventi: difficile però è misurarlo, fare un bilancio sociale (Teresa S.): ci sono anche a livello internazionale degli indicatori per misurare qualità sociale e creatività che bisognerebbe attivare (Salvatore V.).

Un punto nodale sta nella gestione della comunicazione (Laura.S.) e nella gestione degli eventi che a volte si rivela + importante degli eventi stessi, soprattutto è importante non disperdere il patrimonio acquisito nel 2004 anche sotto il profilo della qualificazione urbana (Chito G.) e ricordarsi di fare sistema anche con viabilità, trasporti e relativi vettori terrestri e marittimi urbani ed extraurbani (Rinaldo L.).

(sintesi a cura di Carla Costa)
 
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