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immagine da B-CULT

Referendum Costituzionale del 25-26 giugno 2006

13 maggio 2006 - Sala Sivori

Il Comitato per lo stato di diritto è nato spontaneamente cinque anni fa, tra avvocati, cancellieri, magistrati e si muove fondamentalmente su tre direttrici: attività scientifica, attività nelle scuole, manifestazioni cinematografiche. Il tema è sempre la giustizia con gli annessi problemi di mafia, criminalità economica ecc. Si è impegnato fortemente per raccogliere le firme necessarie per questo referendum, anche nel palazzo del Tribunale, con il permesso del presidente della Corte d’Appello.

Non vogliamo ripetere i punti già trasmessi che spiegano le ragioni del NO al referendum del 25-26 giugno. Di questo interessante incontro seminariale vale comunque la pena di sintetizzare alcuni approfondimenti.

  • La nostra Costituzione è stata ripresa da molti paesi (vedi Spagna) perché è fatta bene, rappresenta il punto d’incontro della tradizione liberale, di quella marxista e di quella cattolica, può essere ovviamente rivista, dopo sessant’anni, ma ci vuole cautela, essa è stata per tanti anni condivisa proprio perché ha tradizione e oltre a tutto è scritta in ottima forma, dato che il testo è stato rivisto da una commissione di letterati. Un esempio per tutti: l’art. 1 L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro nella sua concisione esprime in modo molto armonioso l’elemento della solidarietà come primaria esigenza del Paese.

  • 5 sono gli organi dello Stato aggrediti dalla riforma che viene proposta: il Parlamento (in ogni momento ricattabile dalla possibilità che ha il Premier di sciogliere le Camere). La sua centralità passa al Premier che può imporgli anche il calendario dei lavori. La Corte Costituzionale che viene alterata in quanto presidente e vicepresidente ricevono la delega dall’esecutivo, di fatto dal Premier, e da organo di garanzia diventa organo politico. La Presidenza della Repubblica che perde prestigio perché si svuota il suo potere garanzia e di rinvio alle Camere. Il Consiglio Superiore della Magistratura che perde il potere di tutela dell’autonomia della Magistratura, uno dei caposaldi della democrazia. Controllato dal potere legislativo diventa meno affidabile.

  • La nostra Costituzione è una cornice generale, detta le regole del gioco per ogni e qualsiasi futura maggioranza, è scarna, tratta solo i punti fondamentali, la tutela dei cittadini a prescindere da qualsiasi maggioranza, protegge diritti intangibili, come l’uguaglianza dei cittadini, che non può essere violata neppure dalla maggioranza, principio importante per tutelare le minoranze. Pone anche degli obiettivi, quelli che si deve porre il legislatore per eliminare disparità e disuguaglianze.

  • Nella nostra Costituzione i rapporti tra i poteri dello Stato sono equilibrati dalla Corte Costituzionale e dalla Presidenza della Repubblica, organi di garanzia che non possono essere toccati essendo al di sopra delle parti politiche. La riforma proposta cambia l’equilibrio tra i poteri dello Stato, privilegiando il Premier rispetto al potere legislativo (che il Premier può sciogliere se non è d’accordo). Tutte le Costituzioni europee hanno poteri di garanzia forti.

  • La riforma proposta dai “Saggi di Lorenzago” (Calderoli, D’Onofrio, Pastore, Nania) vorrebbe aumentare il potere delle Regioni e creare la possibilità di governi con maggiore stabilità, due esigenze anche condivisibili, ma il compromesso al quale si è arrivati, tra Lega e AN, non funzionerebbe perché, oltre a svilire come si è visto i poteri dello Stato, ogni qualvolta ci fosse conflitto tra Senato federale e Parlamento tutto si bloccherebbe e verrebbe completamente a mancare la stabilità del governo. Il Senato federale era stata anche una proposta del centro-sinistra, ma era previsto un coordinamento tra tutti i senati regionali. Nella Costituzione vigente i rapporti tra Senato e Parlamento prendono poche righe, nella Costituzione proposta le attribuzioni di Camera e Senato prendono molte pagine e, scendendo nei particolari dei possibili conflitti, non possono prevedere tutto. Che poteri avrebbe il Senato? Non ci sarebbe più il vincolo della fiducia e il governo potrebbe bloccare tutto il lavoro del Senato.

  • Il punto controverso è la fiducia costruttiva. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio sulla base dei risultati elettorali ottenuti dai candidati Premier. Il presidente del Consiglio potrà essere sfiduciato solo da una nuova maggioranza parlamentare nata in seno alla vecchia maggioranza (quella uscita dalle elezioni), col paradosso che più la maggioranza è risicata più è forte il Presidente del Consiglio. Non è possibile una maggioranza alternativa all’interno della maggioranza. I casi inglese, tedesco ecc. sono molto diversi, hanno contrappesi diversi per garantire i diritti inviolabili dei cittadini.

  • Anche la prima parte della nostra Costituzione, dedicata ai diritti verrebbe modificata in modo sostanziale, perché il nostro diritto inviolabile di cittadini verrebbe posto nelle mani del Premier. Il nocciolo della questione sono forse le norme elettorali. Aumentare i poteri degli organi di garanzia significa preservare i diritti intangibili. La devoluzione, che prevede scuola e polizia alle Regioni, creerebbe di fatto Regioni di serie A e di serie B, quelle più e meno ricche. Verrebbe così a mancare quel principio di solidarietà che è al primo punto della nostra Costituzione



 
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