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Osservazioni sulla politica europea di comunicazione
2 maggio 2006 La grande distanza tra l’Unione europea e i suoi cittadini, che si vuole colmare, deriva indiscutibilmente anche dal fatto che al Parlamento europeo siedono rappresentanti delle varie nazioni i quali hanno il mandato di difendere gli interessi del proprio paese: siamo ancora lontani dalla elaborazione di una vera e propria politica europea, emergono più le differenze fra i paesi membri che non quel che li unisce, quindi è ovvio che i cittadini non si sentano coinvolti dal sogno europeo. Per lo più l’Europa viene percepita come un apparato burocratico e lo scarso interesse è emerso con lo scandalo di giornalisti pagati per assistere ai lavori parlamentari!. Detto questo, siccome è ovvio che il progetto europeo può andare avanti solo se i cittadini sanno quel che sta succedendo e se possono in qualche modo partecipare, le iniziative della Commissione europea che tendono a ridurre le distanze sono più che opportune, e contribuire a trovare soluzioni per migliorare la comunicazione è una sorta di dovere per chi crede che una Europa forte potrà migliorare il mondo globalizzato. La rete di operatori culturali dei diversi settori che a Genova si è costituita nella associazione Tavoli della cultura ha espresso nel suo Coordinamento l’esigenza di contrastare quanto sopra con una decisa e chiara operazione culturale, che sola può in breve tempo raggiungere risultati notevoli di unione, solidarietà e fratellanza fra i Paesi membri.
La comunicazione come politica UE
Premesso che i primi responsabili di una cultura politica europea sono i governi e i partiti, che troppo poco in Italia animano un dibattito a dimensione europea, e che vanno in tal senso stimolati, dobbiamo rilevare che una politica di comunicaziuone europea si scontra fatalmente con la barriera della lingua. Il processo di informatizzazione dei cittadini ha avuto grande successo, è certamente da proseguire, ma anche se uno impara ad usare Internet difficilmente potrà districarsi con forum, reti ecc. se esiste una barriera linguistica. Il primo problema da affrontare è quindi quello di un linguaggio comune o almeno comprensibile. Programmi come Erasmus hanno già fatto molto per abbattere tra la popolazione giovane le barriere linguistiche, ma molto resta da fare, se il multilinguismo è progetto integrante della democrazia, per potersi capire occorre parlare la stessa lingua: questo lo si potrà ottenere con un programma di istruzione innovativo, a lungo termine, con moltissime sfaccettature (già allo studio), e che riguarda solo la popolazione in età scolare.
I media possono raggiungere anche altre fasce di età, e più velocemente amalgamare le popolazioni, non solo fornendo una copertura mediatica sui temi europei, ma anche proponendo intrattenimento, sport ecc. Un vero e proprio canale televisivo, vivo, interattivo, sintonizzabile sulle diverse lingue, o con trasmissioni sottotitolate, che dia telegiornali europei, che proponga format studiati in modo da valorizzare anche le specificità dei diversi paesi membri sarebbe un grossissimo passo avanti. Potrebbe essere anche occasione di lavoro e di creatività per molti giovani, nei diversi paesi. Una radio europea, con programmi anche culturali, i migliori concerti, la segnalazione degli eventi più significativi, mostre ecc. sarebbe un altro tassello importante, e anch’essa un significativo sbocco lavorativo. L’aggiornamento di Europa via satellite con fornitura di materiali paneuropei, nazionali, locali finirebbe per restare qualcosa di poco attraente. Si trascinerebbe quell’alone di burocratichese che vediamo essere un limite della comunicazione UE. Bisogna studiare ex novo, avvalendosi dei maggiori esperti europei, e tenendo ben presente il problema della lingua, una radio e una TV europei. Si possono trovare le risorse per un grande progetto.
Gli ambasciatori europei potrebbero poi essere un canale di diffusione capillare di passa-parola cui non solo soggetti molto noti del mondo della cultura e dello spettacolo potrebbero dare il loro apporto, ma anche e soprattutto operatori culturali dei più diversi linguaggi (da quello scientifico a quello della arti visive), disponibili a veicolare attraverso il loro lavoro una cultura europea. A questo la ricca rete di produttori di cultura dei tavolidellacultura a Genova e in Liguria si dichiara interessata e pronta a collaborare.
Genova, 2 maggio 2006 - per i soci simpatizzanti, basta un'E-mail per essere inseriti in rete
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