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immagine da B-CULT

Sintesi dei lavori del 2° Tavolo informale sui Beni culturali

13 gennaio 2004, gentilmente ospitato dalla Soprintendenza Beni Architettonici e Ambientali, Palazzo Reale

Introduzione di MPP con una sintesi dell'incontro precedente, concluso positivamente attorno alla proposta del Professor GM (assente a questa riunione per impegni di lavoro) di organizzare gruppi di lavoro attorno ai diversi aspetti della complessa tematica per arrivare in autunno prossimo ad un Convegno di rilievo nazionale, e con la proposta, emersa da Giustizia e Libertà e dai Tavoli, di istituire proprio a Genova, quest'anno Capitale della Cultura, un Osservatorio sui Beni Culturali.

MG segnala, come rappresentante delle Istituzioni Statali, gli aspetti più scottanti del problema, primo fra tutti la necessità della conoscenza. Le segnalazioni circa il patrimonio da dismettere e da tutelare avvengono ancora in modo parziale e insufficiente. Se in precedenza bastava che un bene avesse 50 anni perché fosse considerato di interesse, ora è necessaria una declaratoria, e tra moltissime segnalazioni prive di valore si mescolano quelle di opere molto interessanti. Per esprimersi occorre la conoscenza capillare diffusa sul territorio e le Soprintendenze non possono da sole riuscire ad assolvere a questo compito immane. Una collaborazione con l'Università sarebbe più che auspicabile, non solo come momento insostituibile di sensibilizzazione, ma anche per le segnalazioni, le schedature e quant'altro fosse possibile organizzare attraverso stage di studenti ecc., un lavoro che potesse contribuire alla corretta conoscenza dei beni, mentre ovviamente il momento della valutazione del bene andrebbe mantenuto a livello delle Sovrintendenze. In quest'ottica anche l'Osservatorio sarebbe molto importante.

Perplessità serie inoltre sono da rilevare sulla tempistica e i pericoli del silenzio-assenso: tra mille casi ininfluenti possono sfuggire episodi significativi.

Anche l'architetto DD sostiene che gli addetti ai lavori sanno benissimo che il punto cruciale sono i tempi. Quel che potrebbe essere un tempo breve per la società civile non lo è per le Sovrintendenze, carenti di personale e di risorse, quindi è addirittura indispensabile promuovere la collaborazione con tutti gli Enti possibili per poter affrontare la mole di lavoro che ci si aspetta: ad es. per le dismissioni arriveranno tra breve schede apposite e a tutt'oggi non si sa come esse saranno organizzate, se la tipologia sarà unificata, se si terrà conto della compatibilità con il lavoro degli uffici preposti all'esame, e una verifica è necessaria su ogni caso, per poter esprimere la valutazione di competenza degli uffici.

Indispensabile, oltre a tutto, è che le schede siano accompagnate da foto e altro materiale iconografico, altrimenti teoricamente i manufatti che non fossero già catalogati dovrebbero essere visionati uno per uno (MG).

La mole delle schede in arrivo sui beni da alienare dovrebbe essere scaglionata perché il lavoro si sovrappone all'esame dei vecchi procedimenti ancora in atto. Per legge ci vuole una motivazione dettagliata per porre un vincolo, e le norme attuali si riferiscono ai beni immobili, ma, con questa nuova legge si pone il problema di dismissione anche di beni mobili, il che complica moltissimo la questione. Il Ministero si sta ristrutturando, le Direzioni Regionali avranno molte competenze, c'è una revisione degli organici, le Sovrintendenze del Nord saranno depotenziate rispetto a quelle del Sud, e per l'innovazione tecnologica mancano i mezzi, decurtate come sono le spese correnti del 30%. Non c'è la possibilità materiale di fare.

Anche i corsi di qualificazione professionale, non qualificano profili tecnico-scientifici ma degli amministrativi (GT).

È una grossa novità il fatto che la società civile si muova e intenda collaborare per la tutela del patrimonio artistico e ambientale (Ass BG), una partenza non trascurabile e anche gli organi di tutela dovrebbero rivedere se stessi per instaurare una valida collaborazione, definendo i giudizi di valore, come si è detto, prima la conoscenza poi la tutela. Per la conoscenza vi è già molto materiale, ma bisogna essere in grado di recepirlo ( ad es. la schedatura dei centri storici è materiale utilizzabile, ma va coordinato), Le Sovrintendenze hanno difficoltà perché sono sempre più emarginate, sempre più sole. E siamo alla barbarie con le nuove norme (legge ambiente), se si pensa che chi ha commesso un abuso su zone demaniali può addirittura comprarsi la zona dell'abuso, e che nel Codice Urbani non esiste la parola centri storici! Se per la conoscenza ci può essere collaborazione con la società civile, bisogna capire se è possibile attivare una collaborazione anche per la tutela: gli appelli restano lettera morta, le carte anche, come si può incidere, arrivare ad avere rapporti diretti, di compenetrazione tra società civile e organi di tutela, elitari per definizione.
Qualcosa nei fatti sta già cambiando (MG), basta pensare a iniziative congiunte pubbl-privato sul Patrimonio (i Rolli, via del Campo ecc, operazioni che 20 anni fa erano impensabili, con detassazioni invoglianti per le proprietà) oppure alla tutela paesaggistica, che ha obbligato al dialogo Regioni, Stato, società civile. Cresce la sensibilizzazione, la scuola è indispensabile per arrivare al cambiamento della sensibilità sociale cui tendiamo.

È importante che la società civile si sia mossa (LM): significa che inizia ad avere sensibilità del suo patrimonio, dobbiamo arrivare a chiarire queste leggi che fanno tanto discutere, proprio per caratterizzarci come capitale della cultura, quindi ben vengano Convegno e Osservatorio, ma non si potrebbe pensare di far arrivare al governo, attraverso i parlamentari liguri, di qualsiasi schieramento, le nostre proposte (per es. le esigenze relative all'impostazione delle schede)?

Le questioni poste sono complicate (FS), è difficile ma non impossibile trovare delle strade, ne è esempio una piccola commissione Università - Comune che ha facilitato le decisioni da prendere e si sono stabiliti dei criteri, a tal fine, che ormai sono stati assunti come propri dagli stessi funzionari. Il Convegno ipotizzato è fondamentale, ma bisogna decidere a chi si vuole rivolgersi (pubblica amministrazione o vasto pubblico) e l'Osservatorio è fondamentale perché in genere si finisce per lavorare sull'emergenza, e si avrebbe un grande vantaggio se si riuscisse a creare una integrazione con chi le cose le studia. Se non si fa ricerca si fanno grossi sbagli.

È importantissimo anche invogliare il mercato con le agevolazioni fiscali ai privati, con iniziative parlamentari e degli enti locali mirate, e farle conoscere. È necessario un Tavolo di raccordo tra Università e Istituzioni, per censire le tesi in elaborazione, quelle fatte, quali e quante sono, e mettere insieme la documentazione fotografica (OI). Da anni opera la Scuola di Specializzazione di Storia dell'Arte, ed esistono i rapporti degli operatori che sono andati sul territorio, bisogna entrare nell'ordine di idee di utilizzare l'esistente. Vi è una notevole complessità su cui lavorare, anche per la legislazione europea (un piccolo esempio è la legislazione europea che tutela i cimiteri nel loro insieme, nella totalità e non le singole proprietà, è un cambiamento notevole di cui è necessario tener conto). L'Osservatorio dovrebbe produrre informazione continua sui temi più disparati (es.: la Biennale del Cinema sta per diventare la Biennale di Cinecittà, perdendo la sua autonomia), dovrebbe usare meno personale e più informatica, per mettere in comunicazione.

Avviamo un percorso (MG): esiste già un Protocollo d'intesa tra Sovrintendenza Regionale e Regione (referenti architetti L e G), potremmo mettere a punto la condivisione delle conoscenze. Possiamo poi, con la società civile, porci degli obiettivi concreti, nell'ottica di questa legge destinata a far cassa, chiedere ad esempio che una percentuale dei ricavi sia destinata ai Beni Culturali che hanno necessità di essere recuperati, per la riqualificazione, almeno in parte, del patrimonio in mano pubblica.

L'Osservatorio dovrebbe rendere evidente ciò che ciascun Ente fa per recuperare risorse e dare informazioni utili sulle modalità di utilizzo dei fondi europei (DD e MG).

È preoccupante la normativa che danneggia il patrimonio, e anche il codice Urbani ha aspetti inaccettabili, che suscitano problemi da approfondire. È fondamentale un incontro con i parlamentari liguri e il convegno dovrebbe essere finalizzato ai politici, per evidenziare i punti chiave (FG).

A proposito di Statuto della Regione Liguria: in questa fase in cui si stanno presentando emendamenti, si può inserire nello Statuto Regionale un punto sulla tutela ambientale, ma non ci sono forse le condizioni politiche per un'accettazione (MV)

Esiste un accordo di programma tra Stato e alcune Regioni per devolvere maggiori fondi alla Cultura, ma la Regione Liguria è tagliata fuori perché non ha fatto l'accordo (DD).
Per l'Osservatorio: bisogna innanzitutto chiarire che cosa vogliamo fare e perché (R).

Occorre un ristretto gruppo di lavoro che in tempi brevi lo delinei (FS) e trovare anche appositi fondi in progetti europei (GC).

È bene comunque che, pur appoggiandosi alle Istituzioni, l'Osservatorio ne rimanga staccato per avere anche una certa autonomia critica (MG)

In conclusione, alcune proposte operative:
  • fare una sintesi delle convenzioni, protocolli e reti esistenti (Regione Sovrintendenza e Università potrebbero inviare una breve scheda riassuntiva), proprio per partire da ciò che esiste e per capire quale è il soggetto che possa fare da capofila, sia per Convegno che per Osservatorio
  • partire da un piccolo gruppo di lavoro per l'Osservatorio (Sborgi, Itzcovich, Camurri +.....)
  • partire da un piccolo gruppo di lavoro per il Convegno (prof Marongiu e Rolla si sono dati già disponibili a collaborare)
  • tenere un raccordo diretto tra Tavoli e Istituzioni Locali
  • sollecitare il Consiglio Regionale all'interno della Commissione Statuto, per inserire un articolo ad hoc sulla tutela dei Beni Culturali
  • programmare un incontro con i Parlamentari presentando una scheda con alcune proposte chiare e condivise (es. maggior detassazione per i privati che investono, uso di percentuale dei proventi per la salvaguardia del patrimonio pubblico, ecc).

(sintesi a cura di Carla Costa e Maria Paola Profumo, 16-01-04)
 
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