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immagine da B-CULT

Sintesi dei lavori del 1° Tavolo informale sui Beni culturali

16 dicembre 2003

Introduzione di MPP per inquadrare il problema.

Il Titolo V della Costituzione prevede il diverso rapporto tra Stato e Regioni per quanto riguarda i Beni Culturali, allo Stato compete la tutela, agli Enti locali e alle Regioni la valorizzazione. Bisogna tener presente che gli Enti Locali sono i maggiori proprietari di Beni Culturali
  • Sulla gestione dei Beni Culturali e rapporto pubblico-privato: vi sono stati interventi legislativi diversi. Con la Finanziaria 2002 la gestione di manufatti privi di rilevanza industriale poteva essere concessa ai privati sotto varie forme giuridiche (Istituzioni, Fondazioni, Associazioni Partecipate dagli EELL, ecc) con la Finanziaria 2004 la gestione mista pubblico-privato è più difficile e nel contempo sono stati ridotti i finanziamenti pubblici


  • I temi più attuali e scottanti sono il rapporto tra proprietą e gestione del Bene Culturale e l'eventuale dismissione o vendita del patrimonio pubblico.

Il Codice Urbani che prevedeva come possibile la vendita, ma ad esclusione delle aree di interesse archeologico, dei monumenti nazionali ecc. ha ancora un lungo iter da percorrere, perché è passato solo al Consiglio dei Ministri (e deve ancora essere approvato dalla Conferenza Stato - Regioni e dalla Commissione Parlamentare competente), mentre la materia è passata a Tremonti che ha varato o controfirmato leggi discusse e discutibili (Patrimonio spa, condoni, legge sull'ambiente che permette la depenalizzazione degli abusi ecc.) e ha anticipato in Finanziaria 2004 i temi del Codice, prevedendo dopo soli 4 mesi di verifica da parte delle Sovrintendenze, rispetto alle possibili richieste di acquisto o dismissioni del patrimonio pubblico, il silenzio-assenso.

Ci si pongono dei quesiti che andrebbero approfonditi:
  • ci si chiede se un bene culturale e ambientale può far cassa solo attraverso la vendita o se non anche attraverso la sua valorizzazione (con ricadute nell'indotto e nel sociale)


  • potrebbe essere costituito un Osservatorio a Genova su questi temi? (proposta di Libertà e Giustizia)


  • vi sono interventi possibili da effettuare negli Enti Territoriali e Locali, come inserire negli Statuti Regionali un articolo per la maggiore tutela dei propri beni?


  • si potrebbe lanciare un patto per la cultura?

GT sottolinea il grande problema del personale e delle mansioni: chi esercita la tutela, chi la valorizzazione, chi la gestione? Le Soprintendenze sono sempre più a corto di personale, e questo mette a rischio per esempio di poter esaminare a fondo una pratica, per il silenzio-assenso in 4 mesi si rischia di non fare davvero in tempo ad esprimere un parere. La formazione non è decretata a livello ministeriale e i giovani se la fanno grazie ai buoni rapporti, quando ci sono, con le Università.

Un Osservatorio sarebbe necessario, benissimo se a Genova.

Sarebbe anche necessario un albo per i restauratori.

UR fa notare come il concetto di bene culturale dovrebbe comprendere anche il cinema, bene deperibile, che va trattato con cautela, e avere controlli per esempio per quanto riguarda il restauro.

RL: in Libertà e Giustizia si era già espressa la necessità di una sorta di Osservatorio, per arrivare a costruire un programma di Governo per la gestione della cultura.

FG mostra preoccupazione per la situazione attuale e si dichiara favorevole all'Osservatorio

GM rileva un'attuale offensiva contro la tutela del patrimonio artistico e ambientale, col mutare dell'ordito legislativo, diminuendo controlli e risorse, depotenziando queste ultime (meno personale ecc.). Sostiene che bisogna individuare LE RAGIONI per le quali si vuole cambiare una legislazione che risale a quasi tutti gli Stati preunitari, e comunque è in vigore dall'Unità d'Italia, da 2 secoli e mezzo. Si cambia per ragioni finanziarie? La Costituzione dice che il patrimonio dei beni culturali e ambientali è affidato alla NAZIONE (cioè alla collettività) e non allo STATO. Si vuole cambiare per raggiungere cosa? Uno scopo garantito dalla Costituzione, oppure per sovvertirla? Per chiarire questi punti servono storici e costituzionalisti. GCR, costituzionalista ora a Genova, sarebbe disponibile a studiare il tema. Si potrebbe ipotizzare un convegno preparato da un gruppo di lavoro (uno Storico del Diritto, un Costituzionalista, un Fiscalista) che si confrontino con gli addetti ai lavori per capire bene le problematiche

FS: Bisogna chiarire che tipo di Osservatorio, solo locale o nazionale? l'Osservatorio andrebbe inteso come banca dati per sapere cosa succede, cosa viene trasgredito, per avere notizia sulle leggi, ma anche sugli avvenimenti concreti, sulle violazioni precise.

I Tavoli dovrebbero evitare lo scollamento tra i diversi settori, non si comunica, ma quando lo si è fatto ha sempre funzionato e bisogna far in modo di avere come interlocutore il mondo giovanile, il grande assente da tematiche vitali.

AC: Al convegno ipotizzato gli universitari non dovrebbero essere i soli a intervenire, ma dovrebbero fare massa critica con il mondo giovanile su temi di grande presa e interesse per loro, p.es. su come la tecnologia a portata di tutti possa anche rovinare e distruggere i beni culturali (esempio del film raro rovinato dal restauro portato da Rossi). Per i giovani potrebbe essere occasione di approfondimento delle leggi europee, con accesso alle Commissioni che le fanno, oltre a tutto potrebbe essere anche una via di accesso a bandi europei, per loro, con questa vi si potrebbe tentare di ricucire lo strappo generazionale e dare opportunità di lavoro. Impiantare un Osservatorio è molto costoso, ma si possono prendere dei casi pilota, dei prototipi.

(sintesi a cura di Carla Costa)
 
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