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BCULT newsletter n.06

BCULT newsletter n.06
Aprile 2005
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Guido Rosato, Franca Guelfi, Giulio Nepi e Laura Santini
 
link immagine: fortezza - passo del Melogno - apre il link in nuova finestra, 100 KbFortezze del Settecento in Liguria
Passo del Melogno, colle di Cadibona, valico del Giovo

Con maestosa e recondita grandiosità restano sul nostro territorio ligure le tracce di una fortificazione militare articolata, ma unificante.
Si tratta dei forti costruiti a difesa dei valichi che separano la Liguria dal Piemonte.

link immagine: fortezza - colle di Cadibona - apre il link in nuova finestra, 217 KbLe costruzioni in pietra hanno una invidiabile solidità e, tuttavia, ciò non è sufficiente a dare loro la vitalità che ci si aspetterebbe da organismi edilizi così precisi, monumentali ed efficienti sotto il profilo dell'ambientazione paesistica.

Non è stato trovata ancora, salvo che per il forte di Nava, una destinazione capace di fare di queste presenze un solido punto di riferimento culturale per la nostra gente. link immagine: fortezza - valico del Giovo - apre il link in nuova finestra, 175 KbForse perché si trovano su un limes, un confine: dunque un luogo marginale rispetto alle gravitazioni prevalenti.

Eppure, la Liguria ha nutrito l'esigenza di tali fortificazioni proprio sulla sua indiscutibile entità territoriale distinta, come Repubblica, dai potentati agguerriti che intendevano annettersi non solo il territorio, ma soprattutto i suoi porti. Se la regione ha ancora oggi una dimensione territoriale siffatta, lo deve non solo alla sua lingua e alle sue tradizioni, ma anche a questi contrafforti militari. Le fortezze di cui stiamo parlando sono costruite sui valichi: sulle porte di casa. Gli eserciti che avessero tentato di entrare in Liguria da terra, avrebbero trovato sulla propria strada le barriere che ancora oggi possiamo ammirare.

Nelle fotografie sopra riprodotte vediamo quelle che si trovano sul passo del Melogno, sul colle di Cadibona e sul valico del Giovo.

Sono tutte chiuse al pubblico: si vedono solo i muri esterni, ma si percepisce la quantità e l'intrico di spazi che racchiudono e si immagina il reticolo di gallerie di connessione, che rendevano questi forti una temibile macchina da guerra. Perché non avviare un completo programma di recupero?

Il forte di Nava è oggi visitabile: è sede di un museo e basta entrarci per apprezzarne struttura e cultura. Manca, nel panorama editoriale, un'opera di ricognizione completa ed esauriente, come quella dedicata da Diego Vaschetto a Strade e sentieri del Vallo Alpino.
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link immagine: Genova, piazza Acquaverde - portale - apre il link in nuova finestra, 135 KbUltima vestige - un portale racconta un intero palazzo
Genova, piazza Acquaverde

A Genova, in piazza Acquaverde (davanti alla stazione ferroviaria di piazza Principe) sopravvive il portale d'ingresso a un palazzo di cui s'è perduta ogni altra struttura. Il portale è in pietra di Finale, ma giace nel più completo abbandono, fra i rifiuti e gli escrementi del popolo, che bivacca di notte attorno al monumento a Cristoforo Colombo.link immagine: Genova, piazza Acquaverde - portale, pianta - apre il link in nuova finestra, 278 Kb

Non si tratta certo di una reliquia, ma sta lì a ricordare un passato celebre di questa piazza, quando il treno non era stato inventato e nelle adiacenze sorgeva il complesso monastico di San Tomaso, poi trasformato in Arsenale di Terra, quindi demolito per far posto alla seconda stazione ferroviaria (la terza è quella sotterranea), che si rendeva necessaria per distribuire il traffico dei treni sulla linea per Pisa, mediante le gallerie Traversata Prima e Traversata Seconda.

Abbiamo riprodotto per i lettori di BCULT, colorando in rosso l'edificio smarrito, il Plan de la Ville de Gênes, de ses fortifications et de ses Environs realizzata da un anonimo cartografo francese e datata 1845: sono stati evidenziati in rosa anche gli altri edifici che contornavano la piazza prima delle demolizioni. Cosa bisogna fare di queste cose?

Non certo abbandonarle all'oltraggio quotidiano, come ora accade, anche per il rispetto verso i taxisti, gli unici a presidiare il luogo in attesa di clienti. Forse un generale ripensamento della piazza, con lo spostamento del monumento a Colombo in area portuale, potrebbe essere il modo definitivo per riesumare un relitto che mantiene ancora la sua dignità e dare un segno del valore che hanno, per le generazioni future, i simboli del passato.
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link immagine: Genova, percorso nel porto - argano - apre il link in nuova finestra, 58 KbPercorso nel porto
Genova, Porto Antico

Dopo le importanti realizzazioni ludiche e museali nel Porto Antico e la restituzione alla città della Lanterna con un percorso appositamente dedicato, sembrerebbe auspicabile continuare a lavorare sul tema porto per offrire nuove conoscenze del suo patrimonio storico e culturale rappresentato dagli oggetti che vi residuano dalle epoche precedenti.link immagine: Genova, percorso nel porto - scuderie - apre il link in nuova finestra, 86 Kb

Si tratta di impostare un vero e proprio percorso, dedicato a scoprire angoli visuali, manufatti e materiali il cui valore venale deve essere assai modesto, se sono sopravvissuti alle mille trasformazioni del porto attivo. Proprio per questo meriterebbero una rivalutazione, almeno sotto il profilo culturale. Nel percorso all'aperto, il cui allestimento non sarebbe poi di gran peso economico, potrebbero essere compresi:

link immagine: Genova, percorso nel porto - bitte - apre il link in nuova finestra, 233 Kb
  • le gru a mano di calata Gadda,
  • le gru della Marinetta e del molo Vecchio,
  • la gru Maestrale ormeggiata a Santa Limbania,
  • il molo dei cereali,
  • boe galleggianti da ormeggiare in Darsena,
  • la gru del bacinetto sempre in Darsena,
  • le piastre girevoli dei carri ferroviari conservate al Cembalo,
  • almeno una delle porte galleggianti (barche-porta) dei bacini,
  • uno degli argani idraulici,
  • le bitte estirpate da Calata Sanità...

    Una ricognizione attenta meriterebbe anche l’edificio delle scuderie, ubicato proprio al di sotto della Lanterna e da noi proposto nella seconda foto: oggi è trasformato in uffici, ma sarebbe un peccato perdere la consistenza edilizia del valore che ha avuto per il porto il traino animale.
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    link immagine: Genova, scultura in piazza Morcento - apre il link in nuova finestra, 111 KbArte contemporanea
    Genova

    Ci sembra utile segnalare l'esigenza che l'arte contemporanea trovi migliore ospitalità di quella che oggi le riserviamo. Abbiamo scelto un esempio, ma si potrebbe aprire un libro sull'argomento, soprattutto dopo la diffusione di opere fatta nelle piazze di Genova durante l'ultima mostra dedicata ad Arti ed architettura nel 2004.

    L'accettazione di intromissioni d'arte contemporanea nei contesti storici è stata tollerata proprio perché si trattava di episodio breve, anello di una serie destinata a celebrare la fama della capitale europea della cultura. Desta perplessità l'abbandono in cui permangono le installazioni definitive: la scultura in piazza Morcento, la fontana orizzontale di via San Sebastiano, lo specchio liquido a ponente del Matitone.

    Le opere d'arte contemporanea sono finora poche e tutte collocate negli spazi residuali di una riorganizzazione spaziale che deve fare i conti con la marginalità dei contesti. In queste circostanze è fin troppo facile che l'incuria prenda il sopravvento e lasci l'impressione che il valore della produzione artistica attuale sia un ornamento della disciplina del traffico, piuttosto che un'espressione comunicativa.
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    link immagine:  Genova, palestra Rubattino - apre il link in nuova finestra, 186 KbBelli e palestrati dal 1933
    Genova, palestra Rubattino

    Cosa accadrà all'unico edificio ancora esistente a Genova concepito come autentica palestra? La crisi in cui versa, probabilmente, dipende dal fatto che siamo pieni di palestre. Non c'é quartiere che non abbia il suo centro fitness, come oggi si usa dire. Molta gente non manca di avere i suoi due, tre appuntamenti settimanali con l'ambiente: parole come spinning, stretching, bodybuilding sono diventate parte della comune conversazione.

    Gli spazi del mito sono però sempre ricavati da relitti di altre attività: uffici abbandonati, fabbriche chiuse, magazzini vuoti, ristoranti falliti, cinema uccisi dalla TV... Le palestre di oggi sono un rimedio al declino di altre attività; come i supermercati rionali, occupano le trincee abbandonate da altri. Qui siamo di fronte a un edificio progettato per essere una palestra.

    Dal 1933 ospita la Società Ginnastica Rubattino, nata nel 1894. In passato questa società ha iniettato nella città energie positive, trasformando in palestre organismi edilizi dimenticati, come il castello McKenzie (1970) e il cinema Capital a Marassi (1978). Oggi l'immagine della sua sede più prestigiosa induce a ritenere che abbia bisogno di una rivalutazione. La cultura fisica e l'espressione artistica del proprio corpo (cos'altro è la ginnastica?) non meritano di essere rivalutati rispetto alla banale modellazione dei muscoli?
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    Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato:
    Rinaldo Luccardini, Guido Rosato, Franca Guelfi, Giulio Nepi e Laura Santini.
     
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