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BCULT newsletter n.46



BCULT newsletter n.46

Gennaio 2009
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria

Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Ditta Raggi, Marina Mannucci.
 


Arte e pensiero

L'unico elemento rilevante di quest'episodio è la totale sproporzione tra i prezzi toccati ed il reale talento dell'autore. Hirst è, in sostanza, un pirata e la sua abilità consiste nell'essere riuscito ad ingannare un sacco di gente nel mondo dell'arte: da funzionari di museo come Nicholas Serota della Tate Gallery, sino ai miliardari newyorkesi del settore immobiliare, facendo loro credere di essere un artista originale con idee "importanti".
Robert Hughes su Time Magazine, a proposito dell'asta Sotheby's sulle opere di Damien Hirst

Il mondo artistico sta vivendo oggi una doppia, mortale, ambiguità. Si sta manifestando un odio delle arti plastiche che domandano un certo grado di manualità e, con il pretesto di voler respingere il formalismo dell'arte per l'arte, si è giunti a una forma di arte contro l'arte. Una nuova, auto proclamatasi avanguardia, ha, infatti, tutte le caratteristiche della più trita accademia: ripetizione dell'identico, sia del tema che della forma; ricorso al monumentale e allo smisurato; accento sul decorativo; ambizione di scandalizzare ad ogni costo; mancanza totale di autentica ispirazione e quindi di uno stile personale. Non credo sia necessario ricordare che vi è più arte e poesia in un acquarello di 20 cm quadrati di Paul Klee che in 20 metri di tele stampate da Buren.
Arturo Schwarz, su La Gazzetta delle aste n. 3, ottobre 2008

Negli anni Settanta la sezione dei video al MoMa era di fianco alla toilette... Ma andava bene così, perché eravamo un piccolo gruppo, completamente devoto all'arte, affiatato e non in competizione, che incominciava a partecipare a conferenze ed a mostre di video nel mondo. C'era una specie di sentimento underground, che è stato davvero la base della mia attività artistica. Anche oggi gli artisti potrebbero sentire quel sentimento di connessione, se competessero un po' meno fra loro, portandosi via il pubblico e i clienti l'un l'altro. È difficile essere un giovane artista; ce ne sono così tanti. Ma so che l'arte ne uscirà bene, alla lunga.
Bill Viola risponde ad Alessandro Allemandi su Vernissage n. 97, ottobre 2008

Il perfetto concetto di abitare si risolve in un luogo dove la vita nutre la cultura e la cultura ci immerge nella vita.
Uto Ughi, pubblicità a Torre delle Arti, complesso edilizio di Milano; campagna Babcock & Brown sui quotidiani nazionali,o ottobre 2008


 

immagine: il profumo Storia del profumo
La produzione di profumi: origine ed evoluzione

L'origine del profumo si perde nella notte dei tempi e comunque è orientale. Usato nei riti religiosi, veniva prodotto bruciando sostanze aromatiche: il fumo odoroso che si levava verso il cielo ha dato l'origine alla parola, che deriva dal latino per fumus.

Secondo la credenza gli odori gradevoli scongiuravano malattie ed epidemie. Perciò l'uso divenne anche profano. Perfino i guerrieri si spalmavano il corpo con unguenti profumati. La produzione di profumi si evolse per merito della cultura araba che li ottenne per distillazione tramite alambicco.

In età medievale inizia l'uso di bagnarsi con acque profumate quali l'Acqua d'Ungheria e, più tardi, l'Acqua di Colonia. Ma la grande diffusione della moda di profumarsi avviene in Francia alla fine del Seicento: Houbigant apre la sua officina in Faubourg Saint Honoré e profuma tutta l'aristocrazia.

Dopo il XVIII secolo, l'industria francese dei profumi si concentra a Grasse, nel sud della Francia: una regione ricca di fiori, come la Liguria. All'inizio, i fabbricanti di Grasse distillavano l'essenza di lavanda nei guanti. I guanti profumati divennero celebri grazie alle donne eleganti di Francia, Inghilterra e Italia. I profumi di oggi provengono da questa tradizione, ma la scoperta dei prodotti di sintesi, alla fine del secolo scorso, ha cambiato in modo considerevole sia il modo di elaborare il profumo, sia quello di percepirlo.

Nel periodo della Belle-Époque sono apparsi grandi profumi ancora noti come Jicky di Guerlain (1889), Origan (1905), Chyprie (1917). Tra le due guerre uscirono: N°5 (1921) e Arpege (1927). In quest'epoca acquista importanza anche la raffinatezza dei flaconi, come nel caso di Shalimar (1925).

Nel 1945 rinasce anche la profumeria maschile, con le creazioni di Moustache. Questa tendenza si sviluppa con il successo di Eau Sauvage (1966) che conferma l'evoluzione delle fragranze maschili fino ai giorni nostri.

Il profumo si crea come un quadro o una composizione musicale. Non è un semplice cocktail di odori mescolati da un chimico (non è sufficiente mescolare dei colori per fare un quadro). Nell'officina di Fragonard, a Grasse, che produce essenze poi vendute coi marchi dell'Alta Moda, gli artisti dell'olfatto si contano fra le dita di una mano. In genere sono anziani, oltre la cinquantina, e riescono a decifrare, dopo averlo annusato da varie distanze, il contenuto di un profumo enumerandone tutti i componenti. Sono i soli in grado di modificare un profumo quanto basta per renderlo distinguibile ma simile ad un altro di successo.

Queste narici pregiate restano a noi sconosciute, sebbene guadagnino come un pilota di Formula Uno. Non ci sono veri e propri libri sulla storia del profumo. In italiano è stato tradotto solo quello di Brigitte Munier, e in inglese sopravvivono ancora i due lavori di Roy Genders e Ayton Ellis.

 

immagine: tralicci Tralicci
Progetti per recupero energia

La società Terna che gestisce la rete elettrica nazionale ha presentato nel 2007 dieci progetti rivolti a recuperare circa 3.500 megawatt di energia (quanto consumano centomila famiglie nell'arco di un anno) e di immetterne oltre mille ottenuti dall'eolico.

immagine: tralicciIl risparmio di energia si otterrebbe mediante la rimozione degli imbottigliamenti e la sostituzione di vecchi elettrodotti. In particolare saranno eliminati cavi e tralicci in quantità tre volte superiore a quelli previsti dalle nuove infrastrutture: 1200 chilometri di linee da smantellare a cui saranno sostituiti 450 chilometri di nuovi elettrodotti.

A guadagnarne saranno quindi anche il paesaggio e l'estetica, con l'abbattimento di 4.800 tralicci per l'alta tensione, 161 dei quali in cemento armato. Materiale per oltre 60.000 tonnellate che verrà avviato al riciclo.

Inoltre saranno liberati circa 4.000 ettari di territorio. I tralicci in cemento armato vennero realizzati in Italia a partire dal 1935, quando la Società delle Nazioni inflisse al nostro Paese le sanzioni, derivate dall'aggressione all'Etiopia, che impedivano o limitavano l'importazione dei materiali pregiati necessari per costruire gli elettrodotti. La tecnica venne via via migliorata, poiché un traliccio in cemento armato costava comunque meno di quelli realizzati in acciaio. Perciò tale tipo di infrastruttura venne prodotto in grandi quantità anche nei decenni successivi, lasciando sul territorio l'inconfondibile impronta dell'energia.

È curioso notare che l'abbattimento di questi piloni in cemento armato sarà leggermente più costoso di quello dei cugini d'acciaio. Questi, infatti, possono essere segmentati con la fiamma ossidrica dopo averne causato il crollo con tagli alla base. Invece per decomporre i pilastri, le travi, i tiranti e i puntoni in conglomerato cementizio, sarà necessario lavorare anche col martello pneumatico.

 

immagine: trompe l Trompe l'oeil
La tecnica pittorica inganna l'occhio

Inganna l'occhio è una tecnica pittorica che consiste nel dipingere uno sfondo apparentemente reale su una parete per farla sparire alla vista.

Questa tecnica era già in uso nella antichità, ma si sviluppa con immagine: trompe leccezionali risultati nel periodo Barocco, con i celebri affreschi delle cupole.

Recentemente la pubblicità si è impossessata brutalmente del trompe l'oeil per suggerire in modo accattivante i prodotti o attirare l'attenzione sulle loro confezioni. Nelle nostre immagini si vedono alcuni esempi cartacei, ma i filmati che inondano quotidianamente i programmi televisivi con immagini truccate sono ormai un numero enorme. immagine: trompe l

Lo stereotipo più diffuso è quello di auto che si aggirano in aree urbane altamente tecnologicizzate: in genere si tratta di paesaggi urbani fatti di grattacieli al tramonto, oppure di auto che attraversano territori stupefacenti per le loro caratteristiche ambientali.

In entrambi i casi il risultato viene acquisito mediante il matching, una tecnica della cinematografia digitale che si basa sull'incollaggio immagine: trompe l(compiuto più volte) di frammenti diversi su una identica base.

I primi passi di questo evoluto trompe l'oeil sono stati compiuti dalla televisione, anche in trasmissioni in diretta: si trattava del cosiddetto chroma key, in italiano chiave cromatica che è la ripresa a colori di un soggetto in movimento su uno sfondo monocromatico, in genere verde.

Mediante un dispositivo detto mixer, si impone allo sfondo la immagine: trompe l sovrimpressione di un'altra sorgente di immagini, solo nelle parti di colore verde. Dunque il mixer interpreta il colore verde come trasparente e il soggetto appare allo spettatore in un contesto diverso da quello reale.

Questa soluzione è stata poi molto raffinata dalla cinematografia: Guerre stellari (1977) di George Lucas è il primo film che ne fa un uso massiccio.

Oggi però questo inganno dell'occhio è utilizzato dalla RAI anche in trasmissioni quotidiane, ad esempio per illustrare le previsioni meteorologiche, mentre la serie di trasmissioni divulgative Ulisse ce lo propone regolarmente per creare le atmosfere suggerite con voce incantatrice dal suo conduttore.


 

immagine: cofanetti Kitsch
Il malo gusto

Benché sia di quaranta anni fa il primo studio organico del cattivo gusto, compiuto da Gillo Dorfles nel memorabile saggio Il Kitsch tradotto poi in otto lingue e diffuso in tutto il mondo, non cessa la produzione di oggetti che hanno il cattivo gusto come principale caratteristica.

immagine: cofanetti

Le foto che vi mostriamo sono tratte dal catalogo della produzione per il 2008 di oggetti connessi all'acconciatura dei capelli. Si tratta di cofanetti per la custodia di spille, orecchini, nastrini, realizzati in forma di divano imbottito, con tanto di cuscini; all'occorrenza si inclina la metà superiore del divano e appare il caveau del cofanetto, con regolare specchio per potersi ammirare durante il trucco.

Simili oggetti andrebbero immagine: cofanetti ovviamente posti sul trumeau della camera da letto oppure sulla console del bagno. Nonostante il successo internazionale del saggio di Dorfles, la parola Kitsch non ha acquistato la diffusione che meritava. Sicché un'eventuale spiegazione del perdurare del cattivo gusto potrebbe anche attribuirsi all'ostilità lessicale del termine.

Il fatto è che non è ben chiaro quale sia la sua origine, lo stesso Dorfles è indeciso fra l'inglese sketch e il tedesco vertkitschen. Chiarissimo è invece il motivo per cui abbondino oggetti di gusto pacchiano: è la mancanza di cultura di base. Non parliamo della conoscenza dell'arte, della musica, del teatro, della moda. Bensì della conoscenza della tradizione e delle tecniche che ne permettono l'evoluzione. Non c'è una scuola (tantomeno quella di base) che offra una formazione di questo tipo, perciò immensi orizzonti operativi sono lasciati liberi alla produzione degli oggetti più disparati i quali vengono proposti con candore innovativo dalla pubblicità della tv spazzatura.

Ma ormai non si tratta più solo di oggetti. Kitsch è diventato anche il comportamento. Esistono certe situazioni più favorevoli di altre ad alimentare un comportamento in cui si esibisce il cattivo gusto: in vacanza e nelle cerimonie (il massimo si vede ai matrimoni civili). Su questi aspetti non c'è ancora un bel libro da leggere, ma qualche film di Carlo Verdone.


 

immagine: villa Rossi vista dal mare Villa Rossi nel paesaggio
Memoria di una villa

Abbiamo provato a immaginare come doveva apparire Villa Rossi, a Sestri Ponente, prima che venisse circondata dalle costruzioni successive e infine privata della vista sul mare dai cantieri navali.

È chiaro infatti che l'elegante costruzione nella sua forma slanciata, immagine: villa Rossi vista dal mare con la torre che la sovrasta e dalla sua posizione elevata rispetto alla linea di costa, doveva essere un punto privilegiato per ammirare i navigli e l'orizzonte marino. Nessuno oggi riesce a immaginare come potesse vivere, Villa Rossi, il suo rapporto col mare.

Eppure proprio questo doveva essere il principale motivo del suo prestigio. Poi c'era il parco, con le piante esotiche, le fontane, le statue e i giochi d'acqua... Nessun commento


 
immagine: un esempio di servomeccanismo Servomeccanismi del Settecento
Dispositivi da proteggere e conservare

Prima dell'elettricità esistevano comunque servomeccanismi che integravano l'azione dell'uomo nelle operazioni più banali e più frequenti. Non stiamo parlando di orologi, ma di dispositivi che interagivano con la forza umana e con la forza di gravità, acquistando la potenza necessaria per dare la risposta attesa. immagine: un esempio di servomeccanismo

In particolare illustriamo qui tre dispositivi, atti a permettere il fissaggio di porte e cancelli sia al momento dell'apertura che a quello della chiusura.

L'apertura e la chiusura delle porte era ovviamente un'incombenza continua e questa esigenza ha stimolato innumerevoli soluzioni di grande intelligenza (si pensi ai dispositivi di chiusura immagine: un esempio di servomeccanismo a chiavistello, con o senza molla).

Segnaliamo ai lettori che questi dispositivi, quando siano ancora sopravvissuti alle tante trasformazioni d'uso degli immobili, non vengono apprezzati per il loro intrinseco valore e neanche riconosciuti per il loro funzionamento. Dunque si tratta di un bene culturale non protetto, destinato a perdersi per sempre se non si fa nulla per preservarne l'uso.

immagine: un esempio di servomeccanismo

Il primo dispositivo è una cerniera per porte nella quale il taglio che separa i due segmenti che la compongono è inclinato anziché essere orizzontale: quando si apre il battente, la rotazione dell'anta tirata dalla mano fa salire la parte sostenuta della la cerniera su quella che la sostiene: al momento del rilascio l'anta, trascinata dal suo peso, scivola giù sulla cesura a mostacciolo e dunque la porta si chiude automaticamente.

immagine: un esempio di servomeccanismo

Il secondo dispositivo, anch'esso per le porte di legno, è una cerniera: quella inferiore di due, che ha un braccio più lungo rispetto a quella superiore. Il braccio è conformato a semicerchio, affinché nella posizione di chiusura le due cerniere siano allineate lungo un solo asse; al momento dell'apertura, però, l'anta della porta oltre ad aprirsi, si allontana dalla parete, perché la cerniera eccentrica la obbliga ad allontanarsi dalla parete; al momento del rilascio il peso della porta la obbliga a richiudersi, rimettendo le due cerniere allineate immagine: un esempio di servomeccanismo secondo un asse verticale. Questo dispositivo è più rumoroso dell'altro, perciò in origine i battenti erano provvisti di una battuta foderata (di crine o di canapa) per smorzare il botto della chiusura.

Il terzo dispositivo si applica solitamente ai cancelli esterni, di ferro, molto grandi e pesanti (parte verde). Esso consente di bloccare l'anta del cancello senza doverla accompagnare personalmente. Nel disegno è rappresentata solo un'anta, per alleggerire il peso dell'immagine digitale, ma ovviamente i cancelli hanno due ante e l'addetto all'apertura era costretto ad accompagnare solo un'anta per volta, raddoppiando il tempo necessario per compiere l'intera apertura. Per snellire il suo lavoro, ed evitare che una pesante anta metallica andasse a sbattere sul muro, era posizionata al suolo una piccola bilancia con un'estremità a zeppa e l'altra a peso: l'anta del cancello, ruotando, incontrava la zeppa e la spingeva verso il basso sollevando il peso dell'altra estremità. Ma un istante dopo, oltrepassata la zeppa, veniva bloccata automaticamente dal fermaporte che si sollevava trascinata dal peso situato sull'estremità opposta, che cadeva verso il basso. Per il rilascio dell'anta non era necessario chinarsi: con un piede si alzava il peso, liberando il cancello dalla morsa della zeppa.


 
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