| Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini, Antonio Ruggeri, Riccardo Parigi, Matteo Sicios, Luigi Berrone, Marina Mannucci. Arte e pensiero
La mia proposta è di considerare l'opera d'arte un veicolo rappresentativo che incorpora (embodies) il proprio significato e, per quanto non mi sia esercitato molto nell'analisi di questo concetto, la mia conclusione provvisoria è che le opere d'arte altro non siano che significati incorporati (enbodied meanings). Arthur C. Danto, Lectio magistralis tenuta il 2 ottobre 2007, (dal Giornale dell'Arte n.279/2008)
Bé, se ho convinto qualcuno a non diventare un artista, forse ho fatto soltanto del bene Chuck Close, in un'intervista a Ilka Scobie, pubblicata su Marie Claire dell'ottobre 2008
Una classe speciale di paradossi della percezione deriva non dalla fisiologia o dalla natura, ma dall'arte figurativa. O meglio, dalle sue pretese di rappresentare, con mezzi limitati, una realtà attuale o potenziale che li trascende. Piergiorgio Odifreddi, C'era una volta un paradosso Einaudi, Torino 2001
Viene poco dopo il giorno della grande occasione del Miro perché Andrea svegliandosi vede un poco di sole e dice andiamo a girar Modena che la voglio vedere questa bella città che ricordo anche un libro di belle foto, ma veramente, fatto da un tale che invece non ricordo più. Così mi porto la Nikon e faccio un servizio anche là. Partono dunque, il Miro s'imbelletta, prende il suo Toyota e via, verso Modena a girare in lungo e in largo da Piazza sant'Agostino a Piazza Grande dove sta il Duomo e lì infatti entrano perché è il pezzo forte di Modena anche se ci sta un presepio e tutta un'avemaria natalizia che fa vomito. Pier Vittorio Tondelli, Altri libertini, Feltrinelli, Milano 1980 top Sforbiciate Osservazione dello strumento manuale da taglio
Non so se avete fatto caso alle forbici che usano i parrucchieri (uomo o donna, indifferentemente). In caso negativo, la prossima volta che andrete a tagliarvi i capelli osservate come queste forbici vengono impugnate, ascoltatene il rumore e guardate attentamente la serie di forbici che in quel momento non vengono usate dal vostro coiffeur.
Probabilmente noterete che quasi tutte le forbici da parrucchiere sono a lame perfettamente dritte e anche acuminate. Qualche esemplare invece avrà una lama conformata a pettine, ma se siete in un ambiente tradizionalista potreste vederne anche di quelle che hanno la barretta di appoggio per un terzo dito.
Questo tipo sta gradualmente andando in disuso, sebbene ogni catalogo che si rispetti, presenti ancora dei modelli siffatti. Il terzo dito consente di manovrare con destrezza la lama su cui è posto: il solo dito infilato nell'anello non basterebbe. Infatti il foro dell'anello, benché dimensionato sulla media sezione di un dito, permette comunque una leggera rotazione di quest'ultimo.
Ma questa rotazione, ripetuta mille volte al giorno, può dare fastidio non solo al dito della mano (noterete che il coiffeur ha comunque una callosità sulle dita che infila nelle forbici), ma anche alla nitidezza del taglio: di qui l'inserto di una barretta sporgente all'esterno (vedi foto) che permette alle forbici di essere una vera e propria estensione dell'arto.
Un'altra curiosità da scoprire è quella della posizione della vite che tiene unite le due lame. La vite deve sempre avere la testa rivolta verso il basso, perché in questo modo le lame lavorano meglio. Ciò si comprende facilmente se si riflette sulla diversità delle due lame in rapporto alla vite che le unisce: una di loro è il bullone, l'altra è la rondella; ed è proprio quest'ultima che si muove. La vite infatti resta fissa all'altra lama e dunque la forza di gravità permette alle forbici una maggiore agilità se la lama libera stà appesa anziché appoggiata.
Il problema si pone ai mancini, quando non trovano forbici studiate apposta per loro. Ma non è l'unica varietà sul tema. Le forbici, come le biciclette, hanno raggiunto una perfezione meccanica difficilmente migliorabile. Però ce ne sono fattezze diverse per ogni tipo di utenza: Tessitori, Tappezzieri, Occhiellisti, Cartolai, Ricamatrici, Parrucchieri, Sarti, Elettricisti, Giardinieri, Gommisti…
top Assegni piccoli piccoli I miniassegni
Trenta anni fa circolavano in Italia milioni di piccoli assegni, emessi da un centinaio di banche che giustificavano questa valanga di carta con la scarsità delle monete in metallo usate fino ad allora come spiccioli.
Il taglio più piccolo era quello di 50 lire (oggi sarebbe una cifra di 0,03 euro, cioè meno di mezzo centesimo!). Eppure le monete da 100 e da 50 lire venivano coniate regolarmente e nel 1979 uscì la serie dedicata alla FAO (quella con le mucche al posto della statua).
Gli italiani si abituarono, loro malgrado, a questa indegna situazione: i miniassegni erano piccoli non solo nell'importo, ma anche nelle dimensioni e ad uno straniero sembrava di essere davvero nel Paese dei balocchi.
Impossibile, con gli assegni da pochi spiccioli, far funzionare i distributori automatici, i parchimetri e i telefoni a moneta (i cellulari non esistevano). Circolavano leggende metropolitane: le monetine italiane valevano meno del materiale usato per fare i bottoni, sicché era più conveniente usarle come anima di bottoni pregiati. Di qui la carenza di spiccioli!
Molto più credibile la tesi che attribuiva alle banche un oscuro disegno, imperniato sull'emissione di decine di migliaia di assegni, per poter accreditarsi una esposizione tale da giustificare l'incremento del proprio fondo di garanzia (un po' come l'emissione di punti-fedeltà da parte di un produttore che, in tal modo, giustifica l'inapplicabilità delle tasse su una parte del suo reddito adducendo come motivo l'obbligo di corrispondere i premi ai potenziali richiedenti).
Per comprare una carta bollata coi miniassegni si poteva fornire al tabaccaio una quantità di carta superiore a quella richiesta. La cosa era francamente ridicola, ma è durata almeno tre anni.
top Masso Sito archeologico a Castiglione Chiavarese
Nel comune di Castiglione Chiaverese, vicino alla frazione di Masso è possibile vedere e raggiungere la cima e le pendici del monte Loreto. Qui si trova un sito archeologico strano e particolarmente interessante.
Alcune delle gallerie che si possono vedere risalgono all'incirca a quattromila anni prima di Cristo e sono state scavate per potere estrarre il rame. Il territorio stesso, con le sue risorse, ha sempre guidato le azioni umane.
Il rame veniva già estratto in quel monte della Liguria fin da prima che le grandi civiltà orientali costruissero edifici magnifici, prima che gli Egizi costruissero le Piramidi.
Quando in Mesopotamia si cominciava per la prima volta ad adoperare la scrittura per lasciare traccia delle gesta umane, in Liguria, ecco che un mazzuolo di legno ligure produceva il minerale che avrebbe fatto compiere grandi progressi nella manifattura di armi e orpelli.
Il mazzuolo è stato datato col metodo del Carbonio C14 e ci restituisce questa data incredibile per la prima coltivazione delle miniere di Masso.
Le ricerche e le campagne di scavo condotte a partire dal 1996 dal Dipartimento di Archeologia di Nottingham e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria da Marc Pearce e Roberto Maggi possono essere oggi fruite solo in parte, visitando l'imbocco delle gallerie antiche, che permangono accanto a quelle ottocentesche.
Che questo piccolo contributo possa servire da guida mentale per chi, recandosi a monte Loreto, vuole assaporare e vedere il lavoro dell'uomo scolpito in pietre che ne hanno conservato le gesta millenarie. top Restauro di borgata Restauro e socializzazione comunitaria dei borghi - i casi Colletta di Castelbianco e Torri Superiore
Dei mille e mille borghi rupestri che caratterizzano il nostro Paese, molti sono stati recuperati e restaurati dopo che per decenni, a partire dal secondo dopoguerra, erano stati abbandonati dagli originali abitanti.
Lo scopo di questi restauri è indubbiamente ricavarne un lucro o mediante la vendita del patrimonio immobiliare recuperato oppure mediante l'allocazione di strutture ricettive o di ristorazione oppure di esercizi commerciali capaci di attirare un'utenza turistica o comunque un'utenza che viene e lascia soldi. A giocare questo secondo ruolo sono diversi borghi dell'entroterra romagnolo (esempio: Mondaino) mentre il primo, cioè luogo di residenza, confortevole sebbene "antico" un esempio potrebbe essere Colletta di Castelbianco, in Liguria.
In Liguria, peraltro, si assiste ad un interessante esperimento: quello di realizzare oltre al restauro della borgata, anche una forma di socializzazione comunitaria orientata alla valorizzazione delle risorse ambientali anche nell'inserimento di nuovi corpi edilizi.
Questo succede a Torri Superiore, una frazione di Ventimiglia dove, a partire dal 1989 si è insediata una piccola comunità (due dozzine di abitanti) che ha dato vita alla cooperativa Ture Nirvane che fornisce ospitalità ed incoraggia i nuovi residenti.
La struttura architettonica della borgata è interamente in pietra locale e si sviluppa su otto livelli; due vicoli in parte coperti separano tre corpi di fabbrica che si articolano in ben 160 vani collegati tra loro con scale, vicoli e terrazzi. L'attività culturale connessa alla gestione di questo borgo è curata da un'associazione che ha lo stesso nome del luogo.
top Motoseghe Manualità e macchine per il taglio degli alberi
Le prime motoseghe vennero adoperate dai militari dell'esercito tedesco, nella Seconda Guerra mondiale. Prima di allora il taglio degli alberi era un'impresa manuale, fatta di trascinamento della lama avanti e indietro, oppure fatta di colpi d'ascia.
La prima motosega efficiente venne messa a punto da Emil Lerp, in Turingia. Pesava 58 chilogrammi e per funzionare aveva bisogno di essere manovrata da due persone, una delle quali reggeva la lama dalla parte della punta (foto a sinistra). Il suo nome Dolmar deriva dal monte nei boschi del quale venne inizialmente sperimentata nel 1927. Bisognò attendere gli anni Cinquanta per poter disporre di motoseghe da singolo.
Fino ad allora queste macchine erano realizzate solo in Europa e il modello più diffuso (si fa per dire) era la JO-BU norvegese (foto al centro). L'esigenza di un doppio operatore, per queste motoseghe primordiali, era generata dalla necessità di mantenere il carburatore in posizione verticale.
Questa necessità venne superata con l'adozione di carburatori a depressione, che possono funzionare in qualsiasi posizione. Dunque per poter assicurare l'erogazione del carburante al motore, le motoseghe primitive avevano solo due possibilità: o ruotare la lama, lasciando il motore verticale, o ruotare motore e lama, mantenendo però il serbatoio ed il carburatore in verticale (foto a destra).
Non è facile trovare questi aggeggi, benché siano trascorsi solo sessanta anni da quando ne cessò la produzione. Evidentemente i boscaioli che le adoperavano non ebbero una stima del salto culturale e tecnologico che è all'origine dell'evoluzione. Del resto il cambio generazionale dei prodotti meccanici, spinto dalle esigenze del mercato, in genere favorisce l'acquisto del nuovo prodotto dietro la consegna dell'usato.
top Stadio urbano Riflessioni sul progetto del nuovo stadio urbano
Nella foto è rappresentato uno degli edifici che saranno demoliti per fare posto al nuovo stadio urbano progettato per Genova.
Sebbene la principale motivazione addottata dai proponenti per giustificare l'abbandono del glorioso Luigi Ferraris, ristrutturato nel 1989 su progetto di Vittorio Gregotti per poter adeguarsi ad ospitare tre (!) partite dei campionati mondiali nel 1990, sia stata: "L'attuale stadio di Genova è bello ma è diventato insufficiente per le difficoltà di accesso e non è più compatibile con il quartiere", quello ora progettato si propone proprio di diventare un "nuovo forte elemento di centralità urbana in un contesto di grande sviluppo e dinamicità".
Infatti l'impianto è stato studiato per poter ospitare non soltanto le partite di calcio, ma anche altri eventi spettacolari ed è dotato di annesso centro commerciale, ristorante, cinema, spazi espositivi e quant'altro, in analogia all'Amsterdam Arena, da cui il progetto trae dichiaratemente lo spunto.
Il confronto con la situazione attuale dell'area è positivo: gli spazi su cui dovrebbe sorgere il nuovo stadio sono da tempo abbandonati dal demanio militare che ne aveva fatto uso per ospitare alloggi e uffici per attività di tipo doganale che sono ormai cessati o delocalizzati.
Inoltre l'area in questione, a ridosso della spianata degli Erzelli ed a cuscinetto fra i centri di Cornigliano e Sestri, si presta per giocare il ruolo di saldatura urbana. La compresenza, nei pressi del sito, di tutti i tipi di infrastrutture (aeroporto, autostrada, ferrovia) dovrebbe favorire l'accessibilità ora lamentata per il Ferraris.
Dobbiamo tuttavia osservare che l'accurato affresco per il Waterfront genovese non prevedeva questo inserto e inoltre che l'accessibilità degli spettatori agli stadi di calcio è calata vertiginosamente da quando l'affare è diventato di tipo esclusivamente televisivo.
top C'é sul web Bandi regionali per la Cultura
Entro il 31 dicembre prossimo si possono presentare domande di contributo regionale per attuare interventi sul patrimonio culturale.
Queste sono le azioni che la Regione Liguria ha deciso di finanziare:- Attivazione di progetti di catalogazione nel servizio bibliotecario nazionale;
- Potenziamento dell'organizzazione bibliotecaria e miglioramento della accessibilità dei servizi;
- Creazione di repository cooperativi per la realizzazione di biblioteche digitali;
- Interventi di spolveratura, disinfezione e disinfestazione per la conservazione dei beni librari;
- Progetti per l'adeguamento degli spazi espositivi dei musei;
- Valorizzazione del patrimonio culturale locale grazie a progetti per la promozione di attività culturali;
- Conservazione e riqualificazione del patrimonio storico monumentale.
I bandi e i moduli sono leggibili e scaricabili dal sito www.culturainliguria.it
top C'é su BCULT Tutto su BCULT Tutti i materiali pubblicati su questa webzine sono elencati sul file allegato (in formato rtf, 20 Kb).Chi vuole aggiungere qualcosa o commentare i testi, può farlo nel Forum. top Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato: Rinaldo Luccardini, Antonio Ruggeri, Riccardo Parigi, Matteo Sicios, Luigi Berrone, Marina Mannucci. Per ricevere BCULT è sufficiente inviare un'email a info@tavolidellacultura.net, specificando la richiesta. Scrivici a quest'indirizzo anche per informazioni su BCULT e per eventuali modifiche dei tuoi dati personali. Potrai revocare la tua iscrizione alla newsletter quando vorrai, semplicemente mandandoci una mail con soggetto Rimuovi. |