| Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini, Marco Gaviati, Giulia Savio, Elisabetta Goggi, Federica Natta, Marina Mannucci. Arte e pensiero
L'edificio era un monumento al buongusto, alle cucine dal bel design, agli utensili ed ai tessuti raffinati, ai mobili eleganti e mai ostentati... A farla breve, li odiava per la sensibilità estetica che quei colti professionisti avevano ereditato da tutte le scuole di design industriale, e da tutti i premiati progetti per l'arredamento di interni che erano diventati canonici nell'ultimo quarto del ventesimo secolo. Royal detestava quella ortodossia degli intelligenti. Quando andava in visita negli appartamenti dei suoi vicini provava una repulsione fisica per le linee delle loro caffettiere d'autore, per l'insieme ben modulato dei colori, per il buon gusto e l'intelligenza che, come Mida, avevano trasformato tutto ciò che c'era in quelle case in un perfetto connubio tra funzione e design. James Graham Ballard, Il condominio, Feltrinelli, Milano 2003 In certi casi le persone creative sono vittime del proprio successo. Perché un artista raggiunga la fama di creativo, deve diventare uno dei principali esponenti o addirittura il fondatore di una corrente. Questa forte identificazione lo espone al rischio di essere rapidamente superato da nuove tendenze artistiche. Perciò si vedrà costretto a rinnovarsi costantemente a danno, forse, della sua ispirazione. Il genio di Picasso si è basato in gran parte sulla sua straordinaria capacità di cambiare la propria arte nel corso della sua lunga carriera. Olivier de Ladoucette, Restar giovani è una questione di testa, Feltrinelli, Milano 2007 L'artista che si serve della prospettiva, considera la superficie e i segni che traccia su di essa come stimoli destinati a suscitare l'illusione di una disposizione di oggetti tridimensionali. L'illusione si verifica perché la mente umana, quando sia opportunamente stimolata, è capace di produrre esperienze illusorie. Paul K. Feyerabend, Contro il metodo, Feltrinelli, Milano 1979 Il rapporto dello sviluppo della produzione materiale è ineguale a quello della produzione artistica. In generale il concetto di progresso non va preso nel modo astratto abituale. Nell'arte questa sproporzione non è ancora così importante né così difficile da concepire come all'interno dei rapporti pratico-sociali stessi Karl Marx e Friedrich Engels, Introduzione a Per la critica dell'economia politica, 1859 in Opere scelte, a cura di Luciano Gruppi, Editori riuniti, Roma 1966 top Mercato di Sestri Ponente Recupero dell'antica struttura metallica Dopo l'iniziale segnalazione sul primissimo numero della nostra webzine (BCULT n.00) e il successivo aggiornamento su BCULT n.7, siamo ora in grado di mostrare ai lettori le prime fotografie della struttura metallica ottocentesca mentre viene rimessa in pristino nella stessa posizione che aveva prima della costruzione del parcheggio sotterraneo.
Dopo quattro anni dunque torna al suo posto l'antica struttura metallica che ospitava il mercato. I componenti di questo pregevole manufatto sono: ghisa, ferro, legno e vetro. Le parti metalliche hanno subito nel frattempo un accurato lavoro di restauro: dopo la sabbiatura a bassa pressione compiuta per rimuovere le vernici preesistenti e la ruggine, è stato applicato un prodotto protettivo e successivamente due riprese di vernice tipo ferromicaceo che le fanno apparire come nuove. Una mano a posa in opera ultimata completerà la finitura.
L'opera è stata condotta nelle officine Rasore di Busalla. Le giunzioni fra gli elementi strutturali di tipo bullonato, e naturalmente il rimontaggio prevede il ripristino di tutti i bulloni necessari (prima del restauro alcuni bulloni erano danneggiati, e altri addirittura assenti) ed ora si attende di poter disporre anche i tamponamenti.
Le originali paratie in legno e metallo, che per tutto il tempo dei lavori sono rimaste impilate nei pressi del cantiere, verranno rimesse in opera, anche esse previo restauro; non saranno invece rimesse in opere tutte le superfetazioni e manipolazioni eseguite nel corso degli anni. La struttura sarà predisposta per la posa di tutti gli impianti necessari al ripristino delle funzioni mercatali, in accordo con quanto richiesto dal Comune.
top Hoger Trafik Cambiamento del senso di marcia - Svezia 1967 Alle ore 5 di domenica 3 Settembre 1967 circa sette milioni di persone in Svezia dovettero accettare un'evoluzione dei propri atteggiamenti quotidiani: cambiare il senso di marcia, passando dalla circolazione stradale a sinistra a quella a destra (hoger). Ora questa modifica ci può sembrare una cosa semplice, ma invece non è stato affatto così.  Nei quattro anni successivi vennero adottati gradualmente tutti gli adeguamenti necessari (sulla viabilità, nelle fabbriche dei veicoli, nell'organizzazione portuale, nella segnaletica, nell'orditura edilizia ed urbanistica) in base a un progetto dettagliatissimo e coerente.
Non c'è un libro che descriva questa impresa ed è un peccato: potrebbe essere utile come manuale per analoghe circostanze da attuare a una scala nazionale. Si immagini, ad esempio, cosa comporterà la sostituzione dell'intero parco veicoli attuale con quelli a trazione elettrica: la scomparsa del "rumore dei motori" potrebbe causare incidenti a chi guida oggi con disinvoltura.
top Cartai della Liguria Cartiera storica a Mele La produzione della carta è ancora oggi un'attività specialistica, perché il mercato richiede una grandissima varietà di questo prodotto: dalle banconote agli incarti del cibo, dagli imballi impermeabili agli indumenti... Un tempo però la carta veniva prodotta solamente per scriverci sopra, a penna o a stampa; oppure per disegnarvi a matita o per dipingervi a tempera e ad acquarello; anche allora c'era molta varietà.
Le carte di trecento anni fa sono ancora sorprendentemente forti e robuste e ci permettono di leggere le storie che vi sono state depositate dalla scrittura. Per avere un'idea della tecnica adoperata allora per realizzare questo manufatto apparentemente fragile, bisogna visitare un museo specifico e quello più indicato si trova ad Acquasanta, nel Comune di Mele.
Dentro alla antica Cartiera Sbaraggia (del 1756) si possono vedere, perfettamente conservate e talune ancora funzionanti, le macchine che trasformavano in carta gli stracci di origine vegetale. Gli stracci immersi nell'acqua erano sfibrati da magli artigliati (fra cui quello più perfezionato, denominato olandese) che producevano una poltiglia, il pisto". Questa poltiglia veniva catturata a mano con appositi setacci rettangolari dimensionati come i fogli che si volevano ottenere.
La retina dei setacci recava legato su di sé un motivo ornamentale, oppure un monogramma (orientato generalmente a identificare il committente della carta) realizzato con un sottile filo metallico: la filigrana. Lo spessore della poltiglia nei punti a contatto col filo metallico era leggermente inferiore a quello del resto del foglio, sicché il motivo ornamentale era visibile per trasparenza sulla carta asciutta, anche dopo la scrittura o la stampa del foglio.
I rettangoli di poltiglia venivano calati su feltri assorbenti, i quali venivano poi pressati cumulativamente per disperdere la maggiore quantità di acqua possibile; quindi i fogli venivano stesi ad asciugare, come se fossero fazzoletti di lino.
Tale procedimento artigianale venne sostituito da quello a ciclo continuo, diventato necessario per produrre maggiori quantitativi di carta, spediti in forma di bobine o rotoli ai clienti che ne facevano richiesta. Le macchine adoperate (feltri, presse, asciugatoi..) diventarono cilindriche e la forza motrice necessaria per adoperarle era fornita da quella stessa acqua che serviva per creare la poltiglia di partenza.
Dunque le cartiere antiche sono sempre state in luoghi umidi, come i mulini, e ciò ha obbligato i cartai a scegliere sempre ingegnose soluzioni architettoniche per i manufatti in cui la carta andava poi asciugata. Quando la domanda di carta si fece crescente e prima che si adottassero i pesanti processi industriali odierni, la cartiera era un incrocio fra il mulino e la fornace.
top Cemento per uso religioso La casa di Dio in armonia con l'ambiente circostante La chiesa del SS. Redentore è in via Amarena, a Genova, nel punto in cui si interseca con la salita dell'Orso: una pedonale schiantapetti che va da Marassi al santuario della Madonna del Monte. È stata costruita in tre anni, a partire dal 1969, su progetto di Mario Pateri.
Nel 1967, quando gli venne commissionata l'opera, egli aveva a disposizione uno spazio residuale fra enormi caseggiati: le abitazioni condominiali che caratterizzano quella parte della città. È dunque perfettamente comprensibile il motivo che ha scelto per dare alla casa di Dio una forma prismatica non dissimile da ciò che aveva intorno. Ma la sorpresa è entrarci, poiché questo contenitore in cemento armato, ruvido e anonimo al di fuori, offre all'interno una spazialità rara nel quartiere ed una luminosità inconsueta per i luoghi di culto.
Con un solo elemento creativo, la trave scatolare a U in cemento armato, sono realizzate sia le pareti laterali che la copertura. Il risultato di questo involucro è uno spazio unico rettangolare (ma si tratta di un rettangolo molto vicino al quadrato) senza ostacoli visivi intermedi e dominato da due immense vetrate che denotano l'ingresso e l'altare. Queste vetrate sono mosaicate con motivi religiosi opera di Claudio Nani (come del resto la porta in bronzo).
Ci sono moltissime altre chiese in cemento armato nel nostro Paese. Ma qui il materiale, che è particolarmente adatto a subire ogni tipo di modellazione, è impiegato nella sua forma più semplice e lineare e dunque si trova perfettamente a suo agio l'altare maggiore che è ricavato da un prismatico sarcofago del III secolo, l'oggetto più antico fra quelli custoditi nella Chiesa.
top Un nuovo monumento a Colombo. Riconoscimento della cittadinanza di Genova Alla fine del Settecento risalgono i primi progetti riguardanti un eventuale riconoscimento monumentale da parte della cittadinanza di Genova alla figura di Cristoforo Colombo.
Primo fra tutti fu un'opera di intaglio, grandiosa decorazione opera di Anton Maria Maragliano (1664 - 1741), per la prora di una galea; qualche anno dopo, l'architetto Carlo Barabino (1768-1835) propose, senza risultati, all'interno del suo progetto per il prolungamento del molo, la costruzione di un monumento al cittadino Colombo per uso di fanale; poi venne esposta l'idea, anch'essa respinta, di sostituire la statua danneggiata di Andrea Doria posta all'ingresso di Palazzo Ducale con una dedicata a Colombo, come si evince dalla delibera datata 28 luglio 1802 in cui si dice che si era troppo tardato a rendere omaggio all'eroe.
Anche più tardi negli anni Venti dell'Ottocento si negò la realizzazione, ad opera di Ignazio Peschiera (1777-1839), di un monumento per l'Acquasola raffigurante Colombo a cui l'America cinge la fronte, concedendo però al medesimo artista di creare due piccoli busti da collocarsi uno a Palazzo Tursi e l'altro a Villetta di Negro, raffiguranti Colombo come gloria locale.
Solamente nel 1845, dopo alcune opere di committenza privata, ha inizio il vero e proprio dibattito sulla creazione di un vero e proprio monumento in onore di Colombo, quello di piazza Aquaverde di fronte alla stazione Principe, conclusosi, con una grande inaugurazione nel 1862.
A quasi centocinquanta anni dalla realizzazione del monumento e a più di cinquecento dalla morte del grande navigatore, quale attestazione rende oggi la cittadinanza? Quale ruolo avrà, nella commemorazione prossima del 12 ottobre a Genova, la considerazione del monumento a Colombo? top Indicatore di un'epoca La Gazzetta di Genova e L'indicatore genovese Tra i beni culturali a rischio, non si possono non annoverare le ormai sbiadite pagine dei periodici locali del XIX secolo. Per Genova il richiamo è d'obbligo, in particolare, a due giornali: La Gazzetta di Genova e L'Indicatore genovese.
E maggiore è la loro seduzione se, attraverso la lettura, emergono curiose note di mode e usanze del tempo. Non si può non citare il glorioso nostro teatro, che nell'Ottocento contava, nella capitale ligure, la presenza di non meno di una decina di sale per lo spettacolo. Così recita l'Indicatore in un articolo del 31 ottobre 1828: Non v'è che dire, il teatro oggidì occupa con diletto sempre vivo, sempre nascente le ore oziose della sera della maggior parte de' cittadini; ed ottima provvidenza sia quello di proteggerlo [...] per l'onesta occupazione di molta gente che in di lui vece consumerebbe con grave scapito di onore e di fortuna quelle ore di sollievo nei scandalosi ridotti di giuoco e forse in luoghi più pericolosi ancora.
Così se fa sorridere la semplicistica moralità, un po' pruriginosa, ancor più ci si sollazza nel leggere le recensioni degli spettacoli e le note sugli interpreti, veri e propri spaccati sulle abitudini drammatiche e sulle inclinazioni del pubblico. E se di tutto non si può parlare, tanto vale allora, citare solo qualche esempio tra i più gustosi.
Sempre all'anno 1828, passaggio a Genova dell'illustre attore Gustavo Modena, primo grande mattatore e maestro di Tommaso Salvini ed Ernesto Rossi, l'Indicatore genovese, a proposito della Polvaro, prima attrice della compagnia, scrive sulla sua interpretazione maschile nella Costanza rara: Né sappiamo lodare la [...] valente attrice di aver caricato la già molto inverosimiglianza del mentito sesso incollandosi le basette e la barba. [...] Eh! Il capriccio di comparire un bell'uomo, può tanto in una donna, di sfidare anche il pericolo di veder cascare a bioccoli la sua barba e i suoi finti mustacchi? (20 dicembre 1828). O ancora, a proposito dello stesso Modena e del suo Oreste: Intonava giustissimo la sua parte [...] ma un atto di corpo inavvertito forse e macchinale gli andava sfuggendo tratto tratto, per cui raccorciando le braccia a metà vita, presentava una persona mal disegnata e che sentiva dello scemo (6 dicembre 1828).
Infine un nota sul rapporto pubblico e interpreti: Segnaleremo l'antichissimo abuso di comunicare gli attori durante la scena colla platea, e di cedere troppo agevolmente agli schiamazzi dei sussurroni i quali spesso non conoscono né l'importanza vera dell'applauso, [...] né quanto di danno apportino all'illusione quegli inchini e saluti che pure vogliono sperare verranno banditi quando il pubblico sarà persuaso che l'attore deve mostrarsi sordo alle acclamazioni (25 ottobre 1828). Così la lettura di quelle pagine non solo restituisce eventi e persone ma anche l'eccesso o il contegno di chi calcava i palchi: quelli del teatro e quelli della vita del tempo.
top C'è sul web Koyaanisqatsi Tra gli argomenti del nostro patrimonio culturale c'è il modo di vedere le cose, cioè la nostra visione del mondo, in tedesco: Weltanschaung. Venticinque anni fa venne distribuito in USA e in Europa un film senza attori, senza dialogo (a parte una sola parola, cantata con voce profonda da un indiano Hopi all'inizio della pellicola: Koyaanisqatsi che, tradotto, significa: vita squilibrata).
Il film è fatto di immagini, bellissime e rare (talune ottenute dietro speciali condizioni dai soggetti militari che le detenevano) assecondate dalla musica chimica di Phillip Glass e induce lo spettatore a vedere prossima la fine del genere umano, causata proprio da quest'ultimo, che non è riuscito a inserirsi nella natura. C'è un costante confronto fra paesaggi naturali stupendi e ambienti altamente tecnologizzati, in cui l'uomo formicola i suoi gesti dopo aver perso la cognizione del tutto.
Questo film è stato nuovamente distribuito in Germania e nel Regno Unito nel 2003, ma non in Italia. Brani del film sono però ancora visibili su YouTube ed è utile per ciascuno di noi controllare se l'oggi corrisponda al pessimo futuro che ci veniva proposto. Ve ne segnaliamo due particolarmente inquietanti (inserire le due parole seguenti nel cercatore di YT): Koyaanisqatsi Vessels o Koyaanisqatsi Beinemann.
top C'è su BCULT Tutto su BCULT Tutti i materiali pubblicati su questa webzine sono elencati sul file allegato (in formato rtf, 20 Kb).Chi vuole aggiungere qualcosa o commentare i testi, può farlo nel Forum. top Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato: Rinaldo Luccardini, Marco Gaviati, Giulia Savio, Elisabetta Goggi, Federica Natta, Marina Mannucci. Per ricevere BCULT è sufficiente inviare un'email a info@tavolidellacultura.net, specificando la richiesta. Scrivici a quest'indirizzo anche per informazioni su BCULT e per eventuali modifiche dei tuoi dati personali. Potrai revocare la tua iscrizione alla newsletter quando vorrai, semplicemente mandandoci una mail con soggetto Rimuovi. |