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BCULT newsletter n.41

BCULT newsletter n.41
Luglio - Agosto 2008
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Paola Bellotti, Francesco Ghio, Marina Mannucci.
 
Arte e pensiero

Julian Castle ed Angela si avvicinarono al quadro di Newt. Castle arricciò l'indice, vi accostò l'occhio e sbirciò il quadro attraverso lo spioncino così formato. "Cosa ne pensa?" gli chiesi. "È nero; cos'è? L'inferno?". "È quel che è" disse Newt. "Allora è l'inferno" ringhiò Castle. "Poco fa mi è stato detto che rappresentava una cesta del gatto" dissi io. "L'informazione dall'interno è sempre un bell'aiuto" disse Castle. "Non lo trovo molto bello" si lamentò Angela "anzi lo trovo brutto, ma non ne so niente di arte moderna. A volte vorrei tanto che Newt prendesse qualche lezione, così potrebbe sapere con certezza se è sulla buona strada o no".
Kurt Vonnegut, Ghiaccio nove (Cat's cradle), Feltrinelli, Milano 2003

Ma è ormai chiaro che l'epoca classica del cinema è finita e non ritornerà, non più di quanto la tragedia in versi, nonostante i prodigi dal tempo di Giacomo I, abbia qualche possibilità di rinascere. Certo, si filmeranno sempre storie visive per presentarle al pubblico, se non in teatro alla televisione. Ma la natura di queste storie è destinata a cambiare, poiché la televisione crea una persona di nuovo tipo che poi creerà a sua volta un'arte di nuovo tipo, un circolo creativo che è appena agli inizi.
Gore Vidal, Myra Breckinridge, Fazi Editore, Roma 2007(il romanzo è del 1968)

Entrez dans l'histoire… de l'art. Perrine de Sentenac et Chris Harrang, deux créatifs venus de l'univers de la publicité, ont créé un concept chic et tordant! Donnez une simple photo (la vôtre, celle d'un ami…), et By Madame Raoul vous métamorphose en marquise poudrée, baron premier Empire ou héros de la guerre de Sécession. L'éternité en version autocollante! Vôtre visage mis a gout de Van Dyck, Ingres, Quentin de la Tour ou Jaques Louis David: ça impressionne!
Notizia rilasciata da Coté Ouest, n. 75, Maggio 2008. In pratica si può avere una stampa fotografica su tela di un dipinto famoso nel quale il volto del personaggio rappresentato (esempio: Napoleone) è sostituito dal volto del cliente.

Questa modalità di intuizione non si presenta in genere come conoscenza resa in forma proporzionale esplicita. È richiesta una forma tutta particolare di "intuizione", per capire che a certi comportamenti osservati nella realtà corrisponde un certo tipo di relazione funzionale tra le grandezze rilevanti. L'intuizione ha un che di miracoloso: c'è una semplice domanda, "perché?", che ronza nella nostra testa e arriva persino a innervosirci come un fastidioso insetto che però non siamo capaci di di scacciare. Ronza, ronza, sinché ci appare come un lampo la risposta e l'interrogativo si placa, ci fa persino sorridere tra noi e noi con un riflesso involontario. Quasi mai ci fermiamo a riflettere sui motivi per cui è arrivata quella intuizione che ci sembra giusta. Sembra quasi che la curiosità per i meccanismi di produzione delle risposte sia di livello inferiore alla curiosità per la domanda originale. Forse c'è una ragione sociale per questo, ed è che generalmente stiamo dimostrando a qualcun altro di saper rispondere a un certo interrogativo condiviso. (…) Ma poi ci sono modalità più vicine alla "creazione artistica", alla pittura o all'evocazione poetica.
Carlo Bernardini parla del linguaggio delle congetture in Prima lezione di fisica, Laterza, Bari 2007

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immagine: impermeabileLondon Fog
L'impermeabile dal 1901 ad oggi

Il trench è un impermeabile progettato e realizzato per la prima volta da Thomas Burberry nel 1901. Esso era all'inizio costituito da una tela gommata, che manteneva rigido il tessuto il quale, però, era assai pesante. Fu largamente adoperato dagli ufficiali delle truppe inglesi a francesi durante la Prima Guerra Mondiale.

Negli anni Cinquanta venne soppiantato da un nuovo tipo di impermeabile, che si avvaleva delle nuove fibre sintetiche rese disponibili dalla Dupont. L'innovazione fu adottata da Israel Myers il quale, assunto nel 1927 come stenografo dalla Roten Company di Baltimora (una società che produceva indumenti per la Marina USA), acquisì la ditta fallita a causa della crisi economica del 1929, ne cambiò il nome in Londontown Manufacturing e nel 1951 ottenne un contratto per la produzione di diecimila impermeabili per l'Esercito. All'inizio egli adoperò il poliestere della Dupont, ma questa scelta si rivelò sbagliata in quanto le macchine da taglio fondevano il tessuto sulla linea di incisione. Perciò la Dupont mise a punto una fibra mista, per metà dacron e per metà cotone, che si rivelò vincente: il nuovo tessuto era tagliabile in molti strati senza problemi, teneva la piega, non si sgualciva neanche se tenuto in valigia, poteva essere lavato in casa, dentro la lavatrice ed era perfettamente impermeabile.

Nel 1954 vennero posti in commercio i primi impermeabili per uso civile, a cui venne dato il nome London Fog. Questi indumenti, derivati da quelli militari, avevano le spallette, le cinghie sulle maniche e la cintura in vita. Il grande successo di questo indumento maschile (usato spesso dalle mogli) indusse la Londontown a produrre anche una versione femminile, diversa dall'altra solo per la posizione dei bottoni e per due increspature in corrispondenza del seno. Il materiale indistruttibile col quale erano confezionati ne decretò il successo mondiale.

Ancora oggi è possibile acquistare su e-Bay indumenti di quegli anni, poiché il modello è rimasto praticamente immutato e la sua immagine coincide con numerosi personaggi cinematografici: Rick Blaine (Humphrey Bogart) in Casablanca, Dick Tracy (Warren Beatty), l'Ispettore Clouseau (Peter Sellers), Philip Marlowe (Robert Mitchum), il Tenente Colombo (Peter Falk). La fabbrica dei London Fog introdusse per prima numerose invenzioni sui propri impermeabili: l'etichetta con le istruzioni per il lavaggio (vedi foto), i bottoni di ricambio, il bottoncino interno accoppiato a quello esterno (per evitarne la caduta), la doppia cupola sulle spalle, la chiusura a lampo… Inoltre la Londontown fu la prima società a fare la pubblicità in televisione ai suoi impermeabili. Ci sono diversi motivi, dunque, per conservare in casa un impermeabile di questo tipo se per caso ne aveste uno.

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immagine: calamaio per cammelieri Calamaio per cammelieri
Un raro calamaio per viaggiatori

È facile acquistare un calamaio, perché c'è ancora molta gente che adopera una penna stilografica. La ricerca formale dei calamai per penne stilografiche è simile a quella dei flaconi per il profumo femminile; le versioni più accurate meritano una citazione delle soluzioni adottate per facilitare il rifornimento (lo faremo in seguito), ora vi proponiamo un tipo di immagine: calamaio per cammelieri calamaio assai raro: per gente che viaggiava in cammello.

Il vaso di vetro non ha il tappo, eppure il liquido che esso contiene non può uscire neanche capovolgendolo in qualunque direzione (come potrebbe accadere appunto ad un miniaturista turco del Settecento, come quello descritto da Oran Pamuk, che viaggi a cavallo o in cammello tra Istanbul e Isfahan).

immagine: calamaio per cammelieriLa geniale soluzione è un guscio trasparente che si ottiene accoppiando la metà di un cilindro con la metà di un toro, entrambi con lo stesso diametro. Il foro del toro è l'ingresso per il cannello della penna o per il pelo del pennello ma, quando il vaso è capovolto, è anche la barriera di ostruzione per il liquido.

Insomma la forma di questo calamaio è come quella di una bottiglia della quale il collo è stato rovesciato all'interno. immagine: calamaio per cammelieri La banalità di questa soluzione ha anche il vantaggio di irrobustire la resistenza del vetro agli urti inevitabili del bagaglio portato in viaggio con zampe di animali. Tuttavia non è semplice la realizzazione di un oggetto simile.

L'uso del metallo o della ceramica non sarebbe appropriato, giacché ciò impedirebbe di verificare il tipo di colore o la quantità residua del liquido. Perciò il materiale adatto è solo il vetro, ma per fare un oggetto così il soffiatore deve compiere un'acrobazia.

Dopo aver conformato la bottiglietta e finché il vetro è incandescente, deve infilare la canna, che è ancora attaccata al collo della bottiglia, dentro al corpo della boccetta senza farla rigonfiare; poi la deve estrarre, ruotandola affinché si distacchi dal vetro, senza lasciare sfridi che ostruirebbero l'introduzione degli strumenti di scrittura/pittura.

Questa azione è possibile solo nell'istante in cui il vetro sta per indurire. Oggigiorno un calamaio del genere verrebbe fatto a macchina con due metà che si accoppiano in verticale, ma oggigiorno non c'è più mercato per questo tipo di oggetti e chi li possiede sa quanto è difficile lavarli, poiché l'infernale congegno impedisce l'uscita anche dello sporco o del detergente.

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immagine: Maratona Maratona
24 ore di creatività e divertimento

Nel clima torrido della fine di giugno si è svolta la maratona di creatività promossa dai Tavoli della Cultura con il sostegno del Comune di Genova, in particolare della società Palazzo Ducale e della Fondazione per la Cultura.

A contrastare l'afa due fatti oggettivi: la fresca creatività sprigionata degli otto gruppi di giovani artisti e l'oasi climatica, il Munizioniere, dove si è svolta la kermesse. È dunque successo un fatto straordinario: in pochi mesi, poche persone, con lavoro volontario, hanno sviluppato i contatti con una moltitudine di giovani artisti; ne hanno valutato i progetti, hanno trovato le risorse minimali per consentirne la realizzazione e poi hanno dato luogo ad una performance esecutiva multipla di cui, almeno a Genova, non esiste un precedente.

Questo evento si è svolto a fianco della Loggia degli Abati, lo spazio che d'ora in poi si chiamerà BAG, Borsa dell'Arte Giovane; un posto dove la produzione artistica dei giovani troverà ospitalità strutturata. Il picco della maratona si è avuto ovviamente nella notte, con un travaso di frequentazioni giovani dalla movida al Munizioniere (posto favorito sotto un profilo logistico), mentre le tracce di questo evento hanno già invaso la rete e viaggiano verso le più diverse destinazioni.

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immagine: i primi acquedotti Dissetarsi ai tempi del colera
I primi acquedotti

Nel 1854 il nostro Paese venne colpito da una furiosa epidemia di colera. Una prima avvisaglia c'era già stata nel 1835 e c'erano voluti tre anni per debellarla. Ma l'ondata che scoppiò diciannove anni dopo fu terribile. In un anno morirono, solo a Genova, 2.936 persone.

immagine: i primi acquedotti Fra le strategie adottate per combattere il male ci fu anche la costruzione di santuari, ad esempio quello di Nostra Signora della Guardia a Crocefieschi venne innalzato nel 1854 proprio per scongiurare il diffondersi del colera. Una delle soluzioni tecniche più riuscite fu però l'adozione di speciali misure a protezione degli acquedotti: l'acqua potabile venne totalmente intubata e dotata di impianti di decantazione.

In particolare questa cura venne posta nell'Acquedotto Nicolay, che all'epoca del colera era il più nuovo di tutti. Esso era stato realizzato dal Cavaliere Paolo Antonio Nicolay il quale aveva intuito che era possibile dirottare su Genova una parte dell'acqua che scorreva nel torrente Scrivia, sfruttando una presa posta a Busalla vicino alla galleria dei Giovi, che allora era in costruzione, e facendo andare l'acqua dello Scrivia verso Mignanego anziché verso Ronco. L'acqua dello Scrivia veniva sollevata dal suo alveo di pochi metri: quanto bastava a immettersi nella galleria, dove iniziava per caduta la sua discesa verso Genova.

Quando scoppiò il colera ci si accorse che esso era diffuso solo nelle zone della città servite da quell'acquedotto. Questa fu l'occasione per installare i tubi e costruire filtri di depurazione. L'idea di Nicolay funziona ancora: la presa sullo Scrivia è posta poco a valle del ponte che collega Busalla a Sarissola (foto), ma i filtri oggi sono assai più raffinati di quelli dell'Ottocento.

Nella seconda foto si vedono appunto le vasche situate a Montanesi nelle quali l'acqua del torrente Scrivia perde tutte le sue impurità perché viene ripetutamente filtrata prima di essere immessa nella rete della fornitura. Oggi l'unico rischio che può colpire questo impianto è l'eventuale caduta, dall'autostrada sovrastante, di veicoli che trasportino sostanze nocive. Questo rischio però è assai remoto, giacché il viadotto che incombe sui filtri è rettilineo ed è dotato di robuste fiancate di arresto anche per l'urto di veicoli pesanti.

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immagine: monumento di Luigi Venzano  - apre il link in nuova finestra,   40 Kb Cerimonie e cerimoniali
1940 monumento di Luigi Venzano con "avanguardisti" e "figli della lupa" a Sestri Ponente

La foto che commentiamo rappresenta una cerimonia svoltasi a Sestri Ponente intorno all'anno 1940. C'interessa per valutare l'evoluzione della cultura celebrativa delle inaugurazioni, un argomento inafferrabile in poche righe e tuttavia connesso al valore dell'educazione civica, oggi fuori moda sebbene l'abuso dei diritti di privacy sconfini frequentemente nell'arroganza.

Oggi le cerimonie sono frequentate soprattutto dai giornalisti, che documentano l'evento con immagini e testi, per poi divulgarle su quotidiani e TV. Di conseguenza il rito è ristretto all'unico fatto emotivo rimasto: il taglio del nastro. E l'evento dura pochi minuti, talché un ministro dotato d'elicottero può compiere tre o quattro eventi al giorno. L'apice del contrario si verificò nel nostro Paese fra il 1932 ed il 1939, quando ogni cerimonia era attentamente preparata ai fini di un diretto concorso massivo del popolo, il quale così aveva modo di verificare di persona la meticolosa organizzazione che lo Stato (gradualmente portato alla coincidenza col Partito) dava all'evento.

La nostra fotografia mostra otto ragazzi perfettamente inquadrati nello stile e nell'abbigliamento, sul monumento ai caduti che Luigi Venzano realizzò per Sestri Ponente nel 1929. Il "Vademecum dello stile fascista", cioè la raccolta di disposizioni emanate da Achille Starace segretario del PNF, era inesorabile per la puntigliosità nel codificare i comportamenti, soprattutto verso i giovani, fino ad essere oppressivo [esempio: 14-3-39 n.1287: "Rilevo che ancora oggi vi sono troppi ragazzi per le strade, specialmente nel pomeriggio del sabato"].

Guardando i dettagli delle divise indossate dagli otto fotografati possiamo affermare che i due col fucile sono probabilmente "avanguardisti", cioè membri della Gioventù Italiana del Littorio: infatti hanno al collo un fazzoletto con i colori di Roma, mentre gli altri sei sono "figli della lupa", con guanti bianchi (solo due non li hanno) e bardatura bianca dotata di fermaglio metallico a forma di M, chiaramente ispirata al cognome del Duce. Tutti hanno pantaloni in grigioverde, camicia nera e fez: un copricapo considerato oggi assolutamente incongruo dai giovani di destra.

Le coreografie celebrative non si limitavano a prescrivere il tipo e il colore degli indumenti, ma si spingevano anche a codificare i comportamenti [esempio: 24-12-39 n.702: "(…) Il male incomincia quando ai ragazzi si fanno pronunciare dei veri e propri discorsi che, per lunghezza e stile, ricordano quelli che ci venivano somministrati, nei tempi passati, dagli oratori paesani (…)"]. Una speciale invettiva è destinata perfino alle fasi precedenti e successive l'evento cerimoniale [esempio: 6-1-39 n.1235: "In occasione delle adunate del 23 marzo o di qualsiasi altra adunata deve essere evitato in modo assoluto che si vedano in giro alfieri con i gagliardetti sotto il braccio o ravvolti nei giornali"].
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Cinquanta anni fa, euforia e guerra fredda
C'é anche la cultura leggera

Il testo che segue è tratto da TV Sorrisi e Canzoni, che nel 2000 lo pubblicò a celebrazione del suo cinquantenario.

Nel Nevada esplode la bomba H, a Hollywood esplode la bomba Rita Hayworth, l'Italia riprende a vivere: le scuole, il boogie-woogie, la guerra di Corea, la guerra franco-indocinese, la guerra algerina, scompare Stalin, appare Marylin, Lucia BosÈ la prima miss Italia del dopoguerra. Giulio Andreotti, il più giovane sottosegretario del governo De Gasperi, Fausto Coppi vince il giro d'Italia e diventa campione del mondo, Gino Bartali, l'Italia si motorizza: la Vespa, la Fiat 500, il Settebello, Alessandro Blasetti, la "bachelite" ha gli onori del design, la moda elegante, l'auto americana lancia la moda delle pinne, l'economica Renault, l'Alfa 1900, la Ferrari Touring, la Ferrari 250 GT Pininfarina, Luis Dominguin, Elvis Presley; nasce il Rock, Adriano Celentano, Wilma De Angelis, Domenico Modugno, Teddy Reno, Mina, Nilla Pizzi, Tony Dallara, il Festival di San Remo, il Casinò di San Remo, il bikini, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano, Soraya lascia l'Iran, ripudiata dallo Scià, nasce Disneyland, il televisore maxischermo a cristallo piatto, il microtelevisore portatile, alzavetri elettrici nelle auto, il telecomando, la lavastoviglie, l'apriscatole elettrico, la casa del futuro, la Lancia Aurelia, la Fiat 600, l'Autostrada del Sole, la RAI TV inizia le trasmissioni, Nicoletta Orsomando la prima annunciatrice, Mike Bongiorno e Edy Campagnoli, Carosello, Elisabetta diventa regina d'Inghilterra, Grace Kelly diventa principessa, il cardinale Roncalli diventa Papa, Charles De Gaulle presidente della Quinta Repubblica francese, Amintore Fanfani presidente del Consiglio in Italia, Compagnoni e Lacedelli conquistano il K2, Rocky Marciano conquista il titolo mondiale dei pesi massimi, il Brasile vince la coppa del mondo.

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