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BCULT newsletter n.40

BCULT newsletter n.40
Giugno 2008
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Paola Bellotti, Barbara Volpato, Marina Mannucci.
 
Arte e pensiero

Ma « Gomorra » e « Il Divo » non sono macellerie gratuite. Rielaborando l’orrore attraverso il filtro dell’arte, producono consapevolezza in chi li guarda (almeno, si spera). Non è compito loro esportare meraviglie italiane. A quelle dovrebbe dedicarsi un altro genere di film – commedie brillanti e romantiche, ambientate in scenari suggestivi - che purtroppo gli italiani non sanno fare, perché da noi l’unica alternativa al film impegnato resta il film sboccato.
Massimo Gramellini, Panni sporchi (dal Buongiorno sulla Stampa del 23-5-2008)

Cos’è la cultura borghese? È lo strumento col quale il potere di oppressione della classe dirigente separa ed isola gli artisti dal resto dei lavoratori, accordando loro uno stato di privilegio. Il privilegio blocca l’artista in una prigione invisibile. I concetti fondamentali che sottendono a questa azione isolatrice esercitata dalla cultura sono:
- l’idea che l’arte ha “conquistato la sua autonomia”
- la difesa della “libertà di creazione”
La cultura fa vivere l’artista nell’illusione della libertà in quanto:
1- fa ciò che vuole, crede che gli sia tutto permesso, non deve rendere conto ad alcuno tranne sé stesso o l’Arte
2- egli è il “creatore”, cioè colui che inventa qualcosa di unico, il cui valore sarà permanente, al di sopra della realtà storica.

Stralcio di un volantino ciclostilato a Parigi dall’Atelier Populaire il 21 Maggio 1968. L’Atelier Populaire venne costituito nel Maggio ’68 all’interno dell’ENSBA (Ecole Nationale Superieure des Beaux Arts)

“Sei bravo. Io me ne intendo” “Per questo sono famoso” “Potresti fare i soldi” “Fare soldi producendo arte? Producendo soldi è più diretto”
Dialogo fra un gerarca nazista e Salomon Sodovich, nel film Il Falsario di Stefan Ruzowitsky , Germania, 2007

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Creattività: 24H di kermesse
28 e 29 giugno 2008 - Palazzo Ducale - Genova

La giuria del concorso ha effettuato la selezione dei progetti, tenendo conto di una serie di fattori chiave che dovranno caratterizzare la manifestazione. I più rilevanti sono stati il carattere innovativo e l'originalità delle proposte, la loro fattibilità, la coerenza con il messaggio centrale dell'evento e l'età dei concorrenti. Il giudizio è stato dato non solo in termini specificatamente artistici, in quanto il bando non richiedeva l'invio di materiale visivo, e pertanto dovendo considerare la descrizione delle idee, i membri si sono concentrati su quei caratteri che emergevano con ricorrenza, tentando di carpire in questi un imprinting rispetto a quello che potrebbe essere definito spirito del tempo, astenendosi da un giudizio meramente qualitativo.

I progetti scelti non si distinguevano rispetto a una forma data e definita da un autore responsabile che ha creato un prodotto finito e pertanto gestibile da una forma di giudizio, ma da un format che prevede il coinvolgimento di una collettività astratta e illimitata che lascia spazio all'improvvisazione, alla campionatura, al miscuglio.

I progetti selezionati sono nove:

  • 24H Creative streaming (Disorder Drama
  • Apparente-mente sembianze (Gruppo Tuono)
  • Blitz hats (Collettivo Usage Externe)
  • Déplacement (Suit-case)
  • NoFilter Festival (Deadmantalking)
  • RI-fabbrica Hennebique (LinkinArt)
  • Videomaratona (Gruppo Sinestesis)
  • Tu/tti (Ind.Avi.Duo)
  • Virtuale/Reale (Eves).

La giuria era composta da Emilia Marasco (Tavoli della Cultura), Carla Costa (Tavoli della Cultura), Liliana Iadeluca (DAMS), Giorgio Scaramuzzino (attore e regista), Antonella Berruti (Galleria Pinksummer), Guido Fiorato (Accademia Ligustica di Belle Arti).

La manifestazione si svolgerà a Palazzo Ducale i giorni 28 e 29 giugno in concomitanza con il lancio della BAG (Borsa Arte Giovani), con la collaborazione della Fondazione Cultura, di Palazzo Ducale e del Comune di Genova.

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Pietre di via Roma
Una strada fatta a mano

link immagine: la pavimentazione di via Roma - apre il link in nuova finestra link immagine: la pavimentazione di via Roma - apre il link in nuova finestra link immagine: la pavimentazione di via Roma - apre il link in nuova finestra link immagine: la pavimentazione di via Roma - apre il link in nuova finestra link immagine: la pavimentazione di via Roma - apre il link in nuova finestra link immagine: la pavimentazione di via Roma - apre il link in nuova finestra link immagine: la pavimentazione di via Roma - apre il link in nuova finestra link immagine: la pavimentazione di via Roma - apre il link in nuova finestra link immagine: la pavimentazione di via Roma - apre il link in nuova finestra link immagine: la pavimentazione di via Roma - apre il link in nuova finestra link immagine: la pavimentazione di via Roma - apre il link in nuova finestra link immagine: scalpellini in un’immagine d'epoca - apre il link in nuova finestra

Recentemente abbiamo registrato le proteste di diverse persone per il modo in cui sono stati confezionati alcuni tombini metallici sui marciapiedi di via Roma, a Genova. Via Roma è il salotto buono della città: vi si trovano i negozi dei più famosi marchi commerciali internazionali. È una strada percorsa dai turisti e, gemellata con Galleria Mazzini, rappresenta un esempio di ambiente urbano altamente qualificato. I tombini in questione sono in lamiera (tutti gli altri sono in ghisa fusa) e la loro installazione è stata contornata da una malta di cemento “di pronta” assolutamente estraneo al contesto.

C’è stato detto che servono per monitorare il tunnel della metropolitana durante la sua costruzione. Infatti dentro lo scavo viene realizzato il cosiddetto costruttivo, cioè un tubo di cemento armato nel quale correranno i treni. Questo manufatto produce alterazioni statiche e idriche, perciò vengono effettuati rilievi di varia natura mediante sonde che portano in superficie i dati rilevati a sette-otto metri di profondità nel sottosuolo. Perciò sono state predisposte mire ottiche sulle facciate degli edifici, sulle quali è dunque possibile stendere catene livellometriche e seguirne l’evoluzione. Inoltre dai tubi inseriti con trivellazioni dal soprasuolo è possibile rilevare le variazioni delle falde freatiche con clinometri e igrometri. In superficie rimangono solo i tombini metallici attraverso i quali vengono inseriti gli strumenti di misurazione.

Il fatto è che sui marciapiedi di via Roma si possono apprezzare diversi tipi di lavorazione della lastricatura tutti fatti a mano all’epoca della sua costruzione (progetto: 1860, inaugurazione: 1871). La diversità delle finiture sembrerebbe essere una conseguenza dei modi e dei tempi in cui venne realizzata l’opera. A compiere il lavoro di finitura dei tacchi si sono alternati diversi lapicidi, ciascuno portatore del proprio sapere. Del resto anche la varietà dei materiali può avere condotto a queste scelte: si tratta in assoluta prevalenza di granito, proveniente quasi totalmente dalle isole (Elba, Corsica e Sardegna) e solo minimamente dalle Alpi: la sua qualità è riconoscibile dal colore rosato dei masselli.

Però qua e là sono presenti anche masselli di serpentina, col caratteristico colore verde scuro e dotati di una lavorazione semplificata. Tutti i tacchi sono finiti a nastrino, nessuno a bisello: il bordo di contatto fra i masselli è dunque complanare (cosa che è stata ignorata nel triangolo antistante Palazzo Spinola dove, in anni recenti, la pavimentazione è stata sostituita con lastre guarnite da un’improvvida fuga nel cui interstizio finiscono cicche ed altra sporcizia).

La varietà di finiture suggerisce ai passanti più attenti a questi dettagli la curiosità di conoscere le ragioni della diversità. Possono essere culturali o funzionali o tecnicistiche, ma quest’ultimo caso ci sembra senz’altro in subordine.

Tutti gli scalpellini dell’epoca potevano infatti disporre degli stessi attrezzi: martellina, mazzuolo, subbia, ferrotondo, gradina, bocciarda, raschietto, unghietto e dente di cane. Si sedevano a margine del cantiere e percuotevano la pietra secondo uno spartito approvato dall’uso e dal committente. Si potevano avere superfici a dentello, a goggiatura, a libro, a quadretto, a cesellatura, a bocciarda… La più semplice di tutte era ottenuta con la mazza a testa concava, la più difficile era la lavorazione a libro su granito: a guardare il risultato sembra di poter dire che somigli alle colonne di un quotidiano.

La ragione di questa lavorazione è comprensibile: evitare lo scivolamento dei pedoni durante le giornate di pioggia o con neve o ghiaccio sui marciapiedi. Nelle scanalature fatte con punta mezzana o grossa finisce l’acqua piovana; le suole dunque poggiano sulle increspature. La bellezza della goggiatura è però dovuta alla manualità dell’operaio che l’ha fatta. Le lavorazioni a fresatrice multidischi che tentano di imitare questi risultati, lasciano una superficie increspata, ma fredda e poco comunicativa.

Le pietre di via Roma dunque rappresentano anch’esse un’epoca e la sua cultura, con pari dignità delle fattezze attribuite dagli ingegneri alle case lungo l’asse di questa strada, una strada fatta a mano.

Per lastricare i marciapiedi di via Venti Settembre, trenta anni dopo, si adotteranno soluzioni diverse, frutto delle nuove disponibilità di attrezzi meccanici per la lavorazione dei graniti, talché nella parte senza portici sono presenti anche conci lisci dei quali la bellezza viene dalle curiosità delle vogliature”, dall’alternanza delle striature cromatiche, dalla voluta complessità degli incastri.

L’erba che cresce negli interstizi dei marciapiedi di via Roma permette di comprendere la diversità di uno stile di vita, la cultura appunto, che distingue e riconosce i valori della natura a partire dai suoi elementari componenti. L’efficacia di questo stile di vita è dimostrata dalla longevità dei suoi prodotti: via Roma conserva le sue funzioni commerciali dopo un secolo e mezzo dalla sua ideazione e il materiale di cui è fatta la strada è sempre lì.

Provate un attimo a confrontarlo col centro commerciale di Quarto Alta, realizzato venti anni fa e prontamente deperito nel deterioramento sgradevole non solo delle funzioni ma anche dei materiali. Se ci pensiamo bene non si tratta solo di una questione di costi, ma proprio di un atteggiamento etico.

 

 

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Maggio 1968
Voi partecipate pure, che noi ne approfittiamo

link immagine: manifesto, 1968 - apre il link in nuova finestra

Per ricordare anche noi quella stagione fertile di immaginazione e ideali abbiamo scelto un manifesto stampato diffusamente a Parigi dopo il 24 Maggio 1968 ed ottenuto da una iniziale serigrafia realizzata dagli studenti della Sorbona per contraddire la richiesta di partecipazione alla gestione universitaria che il Capo del Governo di allora, il Generale De Gaulle, aveva chiesto alle imprese industriali del suo Paese.

Nella nostra attuale situazione questo affiche ci appare attualissimo ed il suo testo potrebbe tradursi più banalmente in Voi partecipate pure, che noi ne approfittiamo. Ognuno di noi può applicare i concetti sviluppati da questo manifesto alle proprie circostanze, al contesto di cui ha conoscenza, alle situazioni che ha dovuto subire. Sicuramente troverà una validità del pensiero espresso. Immaginazione ed ideali, infatti, non hanno epoca.

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