| Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini, Emanuele Piccardo, Silvia Fiore, Marina Mannucci. Arte e pensiero [dentro la National Gallery] Troppi capolavori uno in fila all'altro, impossibile, dopo un certo tempo, a tollerarne la presenza. E poi sempre quella calca di visitatori uguali a me, ansiosi di meraviglia, e le visite organizzate con l'immancabile guida sospirante: “Innamoratevi dell ineffabile maestria di questo quadro, il mistero che emana dalle pennellate”, un modo di raccontare l'arte, nessuno me lo toglierà dalla testa, che è identico al tentativo di persuadere una ragazza a slacciarsi il reggiseno parlandole dell'infinità dell'universo in una notte stellata. Edoardo Camurri, L'Italia dei miei stivali, Rizzoli, Milano, 2007 Un'allieva, di fronte a un dipinto contemporaneo: Non è arte finché non c'è qualcuno che dica che è arte Catherine Watson (l'insegnante): L'arte può essere riprodotta e dunque essere disponibile per le masse Dal film Mona Lisa Smile (2003) di Mike Newell, con Julia Roberts (Catherine Watson) Il design italiano è stato il primo al mondo a mescolare materiali, in genere poveri, nella produzione di un singolo oggetto, con un'audacia che ricorda le tele di Burri ma applicata alla produzione di massa. Soprattutto è l'unico design che osi ispirarsi ai movimenti artistici dell'avanguardia storica, dal Dada al Surrealismo, fino alla neoavanguardia della Pop Art, e nonostante questo ad avere uno straordinario successo commerciale... Curzio Maltese, Come ti sei ridotto, Feltrinelli, Milano, 2006 Ma per favore! Ma vi rendete conto di ciò che scrivete?? Con tutto il rispetto per le vostre opere, l'arte non ha bisogno, se è vera arte, di tante artefatte parole né che si suggerisca a chi la guarda cosa deve provare! La bellezza dell'arte è lasciare che ognuno provi emozioni uniche e personalissime, che nascono spontaneamente nel proprio intimo nel momento in cui un'opera è in grado di trasmettere qualcosa! E se non si prova niente non è certo dando un copione prestampato allo spettatore che si valorizza l'opera. Testo di una email inviata il 28 Marzo 2008 dal club MoveOn 1x100, alla Galleria GiaMaArt che aveva inviato un invito per la mostra Ipotesi di senso top Le immagini di Bcult Occhio! Molti nostri lettori guardano BCULT solo quando arriva nella loro mailbox. Forse non hanno mai visto la nostra webzine nel sito tavolidellacultura.net, dove c'è il vantaggio di poter gustare le immagini a pieno campo, totalmente ingrandite. Le immagini sono un importante veicolo delle nostre notizie e ci dispiace di non poterle mandare nel formato originale con la posta elettronica. Non possiamo farlo perché la dimensione del messaggio diventerebbe così grossa da rendere lungo sia l'invio della rivista che la sua ricezione. Molti lettori hanno ancora un collegamento tradizionale per la linea telefonica e questo tipo di supporto, benché potenziato con l'ADSL, non consentirebbe un agile disbrigo della corrispondenza. Taluni poi hanno installato molteplici antivirus e antitrojan, cioè programmi che escludono il collegamento ad Internet nel momento in cui percepiscono che sta arrivando un oggetto pesante, per evitare di essere inondati da materiale pubblicitario o pornografico, che di solito sono ricchi di fotografie. La nostra webzine ha di solito una decina di immagini. La versione originale viene ritagliata, lasciando nel riquadro solo la parte più significativa. Inoltre questo ritaglio viene ulteriormente alleggerito di peso, giacché verrà inserito, rimpicciolito, in un rettangolino che compare sopra al testo che lo riguarda. Di conseguenza le immagini della webzine giunte con posta elettronica hanno due limitazioni: sono parziali e povere di cromatismo. Le vere immagini di BCULT si possono vedere sul website dei Tavoli, di cui abbiamo dato sopra l'indirizzo. Basta cliccare la parola BCULT che appare nel portale e, subito dopo, cliccare la parola archivio che emerge con l'azione precedente. Nell'archivio ci sono tutti i numeri della nostra webzine e le immagini in piccolo che vedrete possono essere ingrandite e portate al naturale cliccandovi sopra. Per ragioni organizzative c'è sempre qualche giorno di ritardo fra la ricezione della webzine sulla propria mailbox e il suo collocamento nel website, però alla fine la biblioteca di BCULT è un deposito ricco di stimoli visivi, che consigliamo di visitare. top Radio Perdio Primi prodotti orientali Le radioline a transistor vennero prodotte inizialmente negli Stati Uniti dalla società Raytheon, a partire dal 1952. La loro commercializzazione iniziò però due anni dopo. Il modello messo in vendita, il Regency TR4 aveva solo 4 transistor, che allora costavano parecchio. In effetti il prezzo finale di questa radio era quasi 50 dollari e il prodotto non ebbe molto successo. Però già nel 1955 il costo dei transistor era crollato e anche in Europa iniziò la produzione di queste piccole radio. Due ditte inglesi immisero sul mercato due diversi modelli, dopo aver acquisito la capacità di produrre transistor in proprio, senza doverli acquistare in USA. La società Pye vendeva la “Pam 710”, una radio molto gradevole esteticamente perché, pur essendo portatile, era ispirata ai modelli fissi. La società Perdio invece fu totalmente innovativa, mettendo in commercio nel 1957 un mattoncino nero denominato PR1 che rappresenta il vero prototipo della radiolina tascabile. Purtroppo però questo oggetto, che nel Regno Unito costava all'epoca quasi 10 sterline, non era affatto affidabile. Sicché diventò subito un oggetto raro; venne rimpiazzato l'anno dopo dal modello Super Seven e successivamente dalla serie Popsy che ebbe diverse evoluzioni finché, agli inizi degli anni Sessanta, la produzione cessò perché travolta dai prodotti made in Japan (meno costosi e più affidabili). La fotografia che vi mostriamo è stata scattata nel 1968 e rappresenta l'ultimo modello ancora in commercio: la società Perdio già utilizzava, nella produzione di questo modello, componenti realizzati in Estremo Oriente. Una prassi allora inusuale. Sappiamo come è andata a finire. Oggigiorno non solo tutti i componenti elettronici, ma anche i prodotti finiti vengono realizzati in Cina, India, Singapore. Ma la cosa più sorprendente è che anche il software che li governa e le idee innovative sono orientali. top Paesaggio a Renesso Lezioni di paesaggio A suscitare le nostre emozioni sulle forme e i contenuti del paesaggio recentemente non è stata l'Università, ma la webzine Archphoto (nota ai nostri lettori in quanto nei due anni trascorsi ha organizzato a Genova coi Tavoli della Cultura le Promenade dell'Architettura) che, col concorso del Comune di Savignone e la Provincia di Genova ha organizzato a Renesso un ciclo di Lezioni di paesaggio durato l'intero mese di maggio. Queste lezioni non sono state semplicemente le comunicazioni orali di esperti giunti a Renesso per sviluppare i loro argomenti specialistici. All'interno del voluminoso edificio (ex colonia femminile, costruita nel 1933 ed oggi in abbandono) e anche sul suo tetto e sul prato antistante sono state in mostra installazioni artistiche intitolate o ispirate ai temi del paesaggio. L'occasione è dunque servita a trasferire, ad un pubblico solitamente sensibile ai temi della natura, le sensazioni e le interpretazioni suscitate nei giovani artisti dagli aspetti che qualificano o dequalificano il paesaggio. Questa miscela di ingredienti visivi e sonori ha destato stimoli e riflessioni di ampio spettro, offrendo risultati cognitivi che la semplice realizzazione di un convegno non avrebbe potuto suscitare. Dunque un ottimo esempio di comunicazione. Nessuno avrebbe, di giorno, potuto attirare l'attenzione sulla bellezza del cielo notturno, se non ci fosse stata un'artista che, usando semplici aiuole erbose, ha riprodotto una celebre costellazione. Le video installazioni, il cinema, il rumore urbano stocastico, i brani di show televisivi d'epoca, le fotografie (penetranti, selettive) e l'inquietante riproduzione di ospiti dormienti hanno avuto l'effetto di inchiodare il visitatore a una domanda oggettiva: cosa posso fare io per salvare questo paesaggio che amo? top 24 ore di creattività Maratona 24h di Cultura: 14 e 15 giugno 2008 a Genova Il bando di concorso per la Maratona 24h di Cultura (vedi BCULT n.36) pubblicato sul sito dei Tavoli della Cultura ha attirato sul nostro website un gran numero di proposte. Esse sono ora al vaglio della giuria che sceglierà le dieci da mettere in pratica il 14 e 15 giugno prossimi. Dunque accadrà che alcune delle azioni che stiamo per descrivervi possano essere effettivamente viste nelle aree scelte per la manifestazione. In proposito vi suggeriamo di consultare il nostro website nei giorni immediatamente precedenti la manifestazione, in modo da poter calibrare i vostri impegni con gli orari di questa kermesse. Ricordiamo che la manifestazione ha cambiato nome dopo la sua presentazione pubblica, avvenuta nella Sala del Camino di Palazzo Ducale il 14 aprile scorso. Ora si chiama 24h di creat(t)ività. Vi forniamo ora una sequenza disordinata delle descrizioni dei progetti pervenuti, in modo che si possa gustare il valore dell'insieme, come succede nei piatti composti: cercate di scoprire i vostri ingredienti preferiti! Dunque vedremo alcuni happening, la creazione di un'installazione ed una festa, poi il concetto di filtro, all'interno di una performance sonora, e una registrazione audio di un qualsiasi venerdì notte in Piazza Erbe; più in là l'esposizione multimediale di opere di artisti indipendenti (mostra virtuale) e la trasposizione dell'immagine in suono attraverso l'uso delle tecnologie digitali. Si potranno degustare separatamente le sostanze che compongono il vino, mentre intorno l'arte pittorica, la video arte e la musica sperimentale sono fuse; il tutto può essere oggetto di un concorso video a tema per 30 persone, ma viene trasmesso in radio streaming, che segue l'evento 24H, lo racconta, lo arricchisce. Proiezione sulle facciate dei palazzi di scene di battaglia; lo spettatore lascia segni artistici all'interno di un ambiente isolato, ma il pubblico vede suoni, luci e progetti aventi come scopo il rilancio del silos Hennebique e videoinstallazioni, videoclip e fotografie transitabili su website; c'è anche un intervento di guerriglia artistica temporanea di modisteria, performance e qualcuno invade la città con porte di diversi colori alcune varcabili,altre chiuse... Sono episodi culturali lungo un sentiero fisicamente riprodotto nel centro storico, come i due danzatori che integrano arti coreutiche, schermistiche e letterarie e la performance di attori che vivificano indumenti logori appesi a un telo. top Ricercatori e territorio La vivace interazione tra luoghi di eccelenza della ricerca e territorio La recente conferenza strategica organizzata dal Comune di Genova su Industria e ricerca scientifica ha lasciato aperto un interrogativo, che sostanzialmente si può condensare in questa frase: "come interagiscono, in termini culturali, i luoghi di eccellenza della ricerca con il territorio su cui sono calati?". Abbiamo a questo proposito effettuato una nostra esplorazione dell' argomento con i ricercatori dell' Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) che è situato a Morego in un luogo defilato dalla città (l'edificio oggi occupato da IIT era stato progettato negli anni Ottanta per essere destinato a carcere femminile, dunque il sito scelto per la sua costruzione era del tutto marginale rispetto all'insediamento urbano). Fin dal suo insediamento IIT ha avviato una fitta serie di relazioni con gli ambienti culturali genovesi al fine di creare una conoscenza reciproca e quindi un'interazione attiva. Aspirare ad una struttura di eccellenza in ambito scientifico necessita certamente di un piano scientifico attraente e solido, ma anche dell'offerta di un ambiente di contorno stimolante e ricco. Vi sono molteplici occasioni, infatti, in cui i ricercatori sono chiamati a portare testimonianze e a raccontare quanto si sta facendo. Del resto un pieno intreccio culturale fra il centro di ricerca e il territorio in cui è posto, si svolge è un percorso molto lungo e che richiede diversi anni. La cosa che si riscontra è che Genova è comunque una città con un ottimo livello culturale, soprattutto in ambito scientifico. Il contesto a parere dei ricercatori è molto vivace e ciò permette di moltiplicare le occasioni di scambio e soprattutto di apertura. Sebbene i laboratori di ricerca siano fra loro interrelati a livello planetario con le reti telematiche, è sensato sviluppare anche relazioni locali col territorio in cui sono posti. Un centro di ricerca è, infatti, come un organismo vivente. Non può vivere isolato dal contesto locale. La rete telematica potenzia le possibilità scientifiche ma i fattori di eccellenza non derivano soltanto dalle specifiche discipline. La cultura vive di contributi più ampi ed ognuno perché persona porta nella collettività un proprio bagaglio culturale. Più questi contributi sono plurali e bidirezionali, più il sistema ne risente in modo positivo. Non esistano formule precostituite per esternalizzare le attività del centro di ricerca, al fine di coinvolgere i residenti in un miglioramento delle condizioni di ospitalità. Genova ha un carattere chiuso ma questo in qualche modo garantisce la qualità delle relazioni. All'IIT comunque credono che il territorio stia già dando buoni segnali di ospitalità. I ricercatori, anche quelli provenienti da altri paesi, si stanno integrando molto bene e sembra che tutti apprezzino la città. La diffidenza iniziale della città e dei suoi abitanti si è trasformata presto in curiosità, quindi in disponibilità e collaborazione crescenti. A questo fine IIT ha approntato un ufficio interno che supporta i ricercatori su molteplici versanti: ricerca di alloggi, ristorazione, tempo libero, sport... Naturalmente il confronto con le istituzioni ricopre un ruolo importante; le Circoscrizioni si sono prestate ad un'attività di presentazione dell'offerta locale per ciò che riguarda impianti sportivi, biblioteche comunali, attività del tempo libero. Poi ognuno ha la libertà di muoversi anche in modo autonomo. Parliamo di persone che sono abituate a spostarsi molto e ad ambientarsi in città nuove. La disponibilità e l'apertura reciproche sono armi vincenti per un'integrazione proficua e uno scambio fruttuoso, senza dover fissare liste di priorità o attendersi suggerimenti da parte di IIT. Il processo di assimilazione di una nuova realtà quale un centro di ricerca, come s'è detto, richiede tempo e le basi poste fino ad ora permettono previsioni ottimistiche anche per il futuro. top Contributi da Unige Giano a Sarzano Il tracciato dell'antico acquedotto genovese, dopo il suo ampliamento seicentesco, andava dalla Presa di Bargagli, presso la confluenza del Lentro nel Bargaglino (che da qui in poi prenderà il nome di Bisagno) a Genova con un canale interamente rivestito di pietra dove sopra il convento dei Cappuccini (Corso Magenta) si biforcava nei due bracci: Castelletto e Fucine. Quest'ultima è la diramazione che portava l'acqua lungo salita Santa Caterina fino a Porta Soprana e da qui, attraverso piazza Sarzano, giungeva alla Marina per rifornire il Porto. Piazza Sarzano era dotata di due cisterne, fatte scavare dai Padri del Comune, che servivano come riserva d'acqua nel caso ci fosse stato un assedio della città. Alle cisterne ci si riforniva come ad un tradizionale pozzo. Il primo pozzo venne realizzato nel 1586 ed era situato nei pressi della chiesa di San Salvatore, mentre quello posto in adiacenza alla chiesa di Sant'Agostino fu terminato nel 1622. Dopo secoli di funzionamento nel 1879 la cisterna posta vicino a San Salvatore si guastò, pare per l'esiguo strato di intonaco di cui era rivestita, e iniziò ad allagare il muro di contenimento della vicina via delle Murette. Dopo ripetuti solleciti e segnalata al Sindaco la necessità della sua riparazione (per una spesa di 480 lire di allora), la cisterna rimase guasta ancora per molti anni. Infatti dai documenti disponibili si apprende di un censimento fatto nel 1894 dall'Ingegnere Capo delle cisterne cittadine per capire le ragioni della non potabilità dell'acqua: l'acqua del pozzo di San Salvatore è collocata tra quelle non bevibili. Da qui probabilmente derivò la decisione di non riparare la cisterna, ma di dismetterla definitivamente per poi coprirla del tutto in seguito. La seconda cisterna ebbe invece una vicenda diversa; dopo un periodo di trascuratezza i Padri del Comune decisero di usarla come fontana, dotandola di un dispositivo meccanico di prelievo e dunque fecero edificare, per coprirla, un tempietto disegnato da Bartolomeo Bianco. In epoca successiva, nel corso di un restauro, sulla sua cupola venne posto il busto di Giano Bifronte che il Varni attribuì ai Della Porta. Giano Bifronte, divinità acquatica, che secondo una versione del mito sarebbe stato il primo Dio di Roma, è definito anche Janus Pater, padre di tutti gli uomini, della natura e dell'universo, fu il Dio dell'apertura e dell'inizio. Viene spesso associato alla piazza per via del nome Sarzano secondo alcuni derivante da arx Jani cioè sede di Giano. top C'é su BCULT Tutto su BCULT Tutti i materiali pubblicati su questa webzine sono elencati sul file allegato (in formato rtf, 20 Kb). Chi vuole aggiungere qualcosa o commentare i testi, può farlo nel Forum top Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato: Rinaldo Luccardini, Emanuele Piccardo, Silvia Fiore, Marina Mannucci. Per ricevere BCULT è sufficiente inviare un'email a info@tavolidellacultura.net specificando la richiesta. Scrivici a quest'indirizzo anche per informazioni su BCULT e per eventuali modifiche dei tuoi dati personali. Potrai revocare la tua iscrizione alla newsletter quando vorrai, semplicemente mandandoci una mail con soggetto Rimuovi. |