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BCULT newsletter n.37

BCULT newsletter n.37
Marzo 2008
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Massimo Bramante, Silvia Campese, Marina Mannucci.
 
Arte e pensiero

L'arte degli anni 80 e 90 si presenta come una vasta coabitazione di posizioni estremamente diverse che hanno comunque tutte il diritto di cittadinanza, essendo il campo di intervento dell'arte estesosi a domini quali: il design, i media, la pubblicità, l'architettura, il cinema, il teatro, la danza e la musica. Certi artisti seguono strategie sociali in cui l'artista è anche il mediatore della comunicazione, attore sociale, vero 'santone'. Altri invece negano all'arte qualunque azione sociale e si ritirano su un punto di vista autonomista.
Burkhard Riemschneider e Uta Grose, L'arte di oggi, Taschen, Köln, 2001

Strade, automezzi e negozi sono i nuovi «luoghi dell'arte» (…). Arte: un termine che si carica di contenuti e significati intimi e soggettivi. Un brano musicale, un dipinto, una scultura, una poesia o un edificio. Tutto questo è arte, oppure no. Di fatto non importa il settore cui questo sostantivo è riferito, purché la nostra percezione di quell'attività o di quella “cosa” implichi il riconoscimento di un valore estetico o comunque sia espressione di tecniche, studi, regole, esperienze ed emozioni.
Lorenzo Villa, editoriale del numero 4 di Large format, SunnyCom Publishing, Milano, Settembre/Ottobre 2007

Un'autentica artista deve sacrificarsi, concentrarsi sulla creazione; per lei niente rossetto, niente smalto, niente tacchi alti o bei vestiti. Solo un corpo paziente, allenato, efficiente.
Marina Abramovich, confessione rilasciata all'interno della rubrica La femminilità di avanguardia, su Velvet n. 12, Roma, Novembre 2007

Essa potrebbe venire denominata leggibilità o forse visibilità in un significato più ampio, per cui gli oggetti non solo possono essere veduti, ma anche acutamente ed intensamente presentati ai sensi. Mezzo secolo fa, Stern si occupò di questo attributo per l'oggetto artistico e lo chiamò appariscenza. Benché l'arte non si limiti a perseguire questo obiettivo soltanto, a lui pareva che una delle sue due funzioni principali consistesse nel creare immagini che per chiarezza ed armonia di forma soddisfacessero al bisogno di un'apparenza vividamente comprensibile. Secondo lui, questo era il primo passo obbligato verso l'espressione di significati intrinseci.
Kevin Lynch, L'immagine della città, Marsilio, Venezia, 1964

Era evidente che le mie teorie, che rispecchiano più o meno la tesi di Myron – l'unica forma di arte viva di questo secolo è il cinema – non gli interessavano. Più o meno, dico, perché pur concordando con Myron sul fatto che i film degli anni Quaranta sono superiori a tutte le opere del cosiddetto Rinascimento, compresi Shakespeare e Michelangelo, negli ultimi tempi ha cominciato ad interessarmi lo spot televisivo che, pur nella sua rozza infanzia, mostra di voler soppiantare tutte le altre arti visive.
Gore Vidal in Myra Breckinridge, Fazi Editore, Roma, 2007 (il romanzo è del 1968)

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link immagine: vita su bici - apre il link in nuova finestra, 60 Kb Vita su bici
Esprimere sé stessi con una bicicletta

Una strutturina metallica esile e leggera, in aggiunta è anche instabile. Questo piccolo telaio con ruote è la bicicletta, l'unico mezzo di trasporto che può essere a sua volta agevolmente trasportato dal suo conducente.

link immagine: vita su bici - apre il link in nuova finestra, 59 KbQuest'oggetto minimale è un'estensione del sistema muscolare e offre la soluzione ai problemi del traffico in aree urbane ed extraurbane. Proprio per questo motivo nel 2007 si è diffusa a Parigi l'installazione di un gran numero di stazioni del Velib, cioè di biciclette (vélòs, in francese) libere di essere usate.

Per accedere al servizio basta inserire la propria carta di credito nella centralina della stazione e sbloccare dal suo pilone d'ancoraggio una link immagine: vita su bici - apre il link in nuova finestra, 90 Kb delle biciclette disponibili. Da un impianto iniziale di 17 mila biciclette si è già passati a circa 25 mila, vista la grande richiesta dell'utenza.

Ora si sta pensando di fare la stessa cosa a Genova. Non è proibitivo adottare lo stesso sistema in città tormentate dall'orografia, perché si possono fornire agli utenti anche biciclette dotate d'aiuto elettrico (il pilone d'ancoraggio è integrato da un alimentatore a bassa tensione, per la ricarica delle batterie).

In Liguria però la cultura della bicicletta è assai modesta.Malgrado ospiti eventi sportivi di assoluto rilievo per il ciclismo (come la Milano-Sanremo, il Giro dell'Appennino, ecc.), non c'è neanche un museo dedicato alla tradizione, per la verità sono pochi anche nel Paese. Nondimeno capita di vedere gente che attraversa il nostro territorio in bicicletta, addossando ad essa tutto ciò che serve per vivere. E c'è anche chi porta in bici la sua vegetazione preferita: un vaso di edera che ramifica sul telaio. Paradossalmente la bicicletta è come un piccolo vascello di terra, dove è possibile sintetizzare la propria cultura in un gesto comunicativo che non lascia indifferenti.

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link immagine: Alice e Pulcinella, disegno di Emanuele Luzzati - apre il link in nuova finestra, 35 KbUn euro di Luzzati
La sensibilità dell'arte ai temi cruciali: il disegno del grande Maestro

Ecco una testimonianza di Massimo Bramante, che collabora alla cattedra di Economia dell’Integrazione Europea, al DI.S.E.FIN di UNIGE. “La bellezza è dovunque” scriveva Auguste Rodin nel 1911 “Non è lei che sfugge ai nostri occhi, sono piuttosto i nostri occhi che non riescono a scoprirla”. L’arte non è tanto nell’oggetto ma nell’occhio link immagine: Il cambiavalute e la moglie, dipinto di Quentin Metsys - apre il link in nuova finestra, 55 Kb che lo guarda.

E se l’occhio che scruta il reale è quello di un grande artista, anche gli avvenimenti dell’economia, possono trasformarsi in arte o, meglio, in arte al servizio dell’integrazione tra i popoli. E il caso della nascita dell’euro, la nuova moneta europea che fece finalmente intravedere, materializzando le utopie di Altiero Spinelli e dei padri dell’europeismo, la possibile nascita di un nuovo mondo o, almeno, di un nuovo modo di intendere, di vivere l’economia del Vecchio Continente.

Nell’ottobre del 1998, in occasione di uno dei tanti incontri, dibattiti, tavole rotonde sull’importanza, la funzione, le prospettive dell’euro ebbi la fortuna di incrociare, per le scale della Biblioteca De Amicis a Genova in Via Archimede, il grande Maestro e scambiare con lui alcune parole. Gli chiesi che cosa pensasse della Nuova Europa che l’euro si accingeva a creare e quali opportunità offrisse agli uomini dei paesi ricchi e dei paesi meno ricchi che formavano tale Nuova Europa.

Il Maestro (il tema non era probabilmente di quelli a lui più noti e studiati) con l’affabilità e la sincerità a tutti nota, rispose che ignorava le teorie monetarie ma era certo (sì disse proprio così: “certo”) che ogni moneta vale, ha senso, solo nella misura in cui è in grado, permette di unire genti, culture, tradizioni. Anche Altiero Spinelli pensava così. Prese quindi una semplice penna biro che teneva nel taschino della giacca e, in una manciata di secondi, su un modestissimo foglio di carta extrastrong che gli porgevo, tracciò poche righe per spiegare che l’euro, la nuova moneta europea, avrebbe potuto/dovuto avere l’inesauribile forza di unire il Sud dell’Europa (che simboleggiava con Pulcinella) al Nord dell’Europa (che simboleggiava con Alice).

Al tratto di penna, aggiunse poche parole per ribadire che la moneta è qualcosa di più, di meglio che un semplice misuratore dei valori delle cose. È anche un possibile misuratore di come possiamo/dobbiamo sentirci Comunità. Credo che questa del Maestro fu anche una testimonianza di come l’artista non deve mai sottrarsi ad affrontare i temi cruciali del proprio tempo, compresi quelli economico-monetari (si guardi il quadro di Quentin Metsys con Il cambiavalute e la moglie). Per concludere: il semplice e raffinato disegno di Luzzati è qualcosa di più di un disegno, è un acuto, coinvolgente modo di intendere l’Arte. Ritornando a Rodin: “I modi espressivi dei geni sono diversi quanto i loro animi e non si può dire che il colore e il disegno di uno siano migliori o peggiori di quelli di un altro...”


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link immagine: ciminiera - apre il link in nuova finestra, 39 Kb Segnali di fumo
Gli obelischi della Liguria

Tra i relitti industriali da eliminare restano di solito per ultime le ciminiere. Vale a dire piccoli gioielli in muratura che ricordano gli obelischi e dunque attirano simpatia e rispetto anziché il vituperio preordinato alla rimozione, come sarebbe legittimo attendersi.

link immagine: ciminiera - apre il link in nuova finestra, 60 Kb Quando tutto attorno è stato cancellato, rimosso e asportato restano comunque questi lunghi comignoli a ricordarci la fornace e il crogiolo, in altre parole il punto preciso in cui era ubicata la trasformazione del minerale che generava la successiva industria manifatturiera.

Non abbiamo un censimento delle ciminiere tuttora sopravvissute, benché fra queste vi siano esempi ragguardevoli per la tecnica realizzativa ed anche per la compostezza formale quest’ultima dubitabilmente relazionata ad esigenze di decoro urbano, dunque discendente dalla personale cultura del suo progettista o esecutore. Abbiamo generalmente una base poliedrica, un prisma parallelepipedo su cui poggia un successivo prisma a base quadrata od ottagonale, che è il piedistallo su cui svetta il tronco di cono altissimo del fumaiolo. Dunque la ciminiera ha nel suo retaggio i canoni della colonna corinzia: basamento, plinto, listello…

Nell’immagine ravvicinata di cui disponiamo possiamo notare una leggiadra composizione delle cornici che separano il piano d’appoggio del fumaiolo dal suo plinto, nell’immagine successiva vediamo tre ciminiere presidiare il sito in cui è rimasta solo un’abitazione a ricordarci che il luogo era un opificio. Ciminiere come gnomoni di uno spazio riciclato, come ossa di stegosauri a testimoniare che un tempo lì c’era calore, vitalità, un operoso fumare dal crepitio costruttivo. Non sono monoliti, dunque alcuni di questi obelischi mostrano l’usura del tempo. Taluni sono leggermente piegati vuoi per lo stress termico cui sono stati lungamente sottoposti, vuoi dall’azione dilavante delle intemperie che agisce sbrecciando gli spigoli dei mattoni disposti sulla superficie esterna. In genere questi manufatti hanno più di un secolo e mezzo di vita, non sono intonacati e i più robusti sono rinforzati da anelli di tenuta che stringono a più riprese l’ammasso verticale di mattoni.


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link immagine: chiusini - apre il link in nuova finestra, 47 Kb Chiusini
Il mosaico di tombini davanti al Teatro Carlo Felice

Quattordici tombini di ghisa affollano una piccola porzione di largo Pertini, a Genova, proprio davanti al colonnato del Teatro Carlo Felice. Sono quattordici usci di altrettante entità sotterranee (reti adduttrici, reti di smaltimento) che lasciano stupefatti i turisti giunti sul posto per ammirare altri oggetti.

Sono quasi tutti chiusini dell’Acquedotto Deferrari Galliera e la loro inusitata concentrazione lascia supporre l’esistenza di un reticolo di ramificazioni dirette a diverse utenze. In effetti nella zona c’è un albergo, anche se non si vede. In particolare si tratta di un complesso sistema di bagni pubblici e servizi igienici sotterraneo (noto come albergo diurno), completo di parrucchiere e pedicure. Verosimilmente ciascuna delle funzioni disponibili in questo albergo ipogeo ha una sua utenza, il che permette una loro gestione personalizzabile sotto il profilo fiscale. L’intero complesso è assimilabile alle antiche terme dei Romani e, benché gli accessi siano lasciati alquanto in abbandono, è molto apprezzato dai numerosi cittadini extracomunitari che lo frequentano assiduamente (un bagno costa 6,40 euro e con 30 cent si può disporre di una toilette, ma solo per 5 minuti).

L’impianto è adiacente ai sotterranei del Teatro, che in quella zona ospitano una straordinaria centrale di produzione di aria fresca (che non è da confondere con l’aria condizionata) basata sulla circolazione dell’aria a bassa velocità, senza rumore, su coltri di ghiaccio, poi fatta defluire in sala attraverso i sostegni delle poltrone opportunamente forati. I chiusini sul pavimento della piazza sono dunque solo una traccia della complessità impiantistica che c’è sotto. Spiegare tutto ciò ai turisti è difficile, ma forse per loro è più attraente il mistero dell’irregolarità geometrica del mosaico. Solo uno dei quattordici tombini è infatti orientato sulla tessitura delle lastre della pavimentazione. Tutti gli altri sono scombinati ed hanno imposto agli esecutori dell’opera una rigorosa cesellatura dei conci per soddisfare l’esecuzione degli incastri.


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C’è sul web
Il video sui volti femminili

Philip Scott Johnson ha 41 anni e vive a St. Louis, nel Missouri. Il suo video Women in art è stato giudicato il più creativo dalla giuria che presiede al You Tube Award. Il video mostra una transizione morfica dei volti di donne tratte da ritratti dipinti in varie epoche. Questo video è scaricabile cliccando sull’indirizzo che segue: artgallery.lu/digitalart/women_in_art.html.

Chi volesse proseguire il divertimento può guardare un altro prodotto dello stesso autore, che su myspace.com si fa chiamare Eggman913, dedicato alle donne nel cinema: Women in Film.


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