Salta il menu di navigazione e vai al contenuto della pagina- Vai al menu di navigazione- Vai alla mappa del sito-
link alla pagina iniziale di questo sito - Tavoli della cultura.net

BCULT newsletter n.36

BCULT newsletter n.36
Febbraio 2008
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Silvia Campese, Paola Bellotti, Federico Anghelé, Marina Mannucci.
 
Arte e pensiero

Ben: “Perché non facciamo anche conversazione?”
Mrs. Robinson: “Non ne vedo l’utilità”
Ben: “Potremmo parlare di qualcosa…”
Mrs. Robinson: “Vogliamo parlare di arte?”
Ben: “Bene. Cominci lei!”
Mrs. Robinson: “Comincia tu. Io non ne so proprio niente”

Dialogo nella camera d’albergo, fra Benjamin (Dustin Hoffmann) e Mrs. Robinson (Anne Bancroft) dal film Il laureato” di Mike Nichols (1967)

L’arte serve per evidenziare il malessere
Graziano Cecchini all’intervistatore TV, dopo aver versato 20 mila euro di palline colorate sulla scala di piazza di Spagna, a Roma, il 16 gennaio 2008

Forme di controllo nazionaliste coesistevano con la vitalità dei contatti internazionali e con una valorizzazione del professionismo artistico delle donne che non riguardava solo il mondo produttivo dell’arte, ma si estendeva a quello circostante della critica, del giornalismo, in cui le donne erano presenti. (…) Per le artiste sono spazi di sopravvivenza che restano comunque fuori dalle stanze del potere e delle decisioni, laddove vigono gli stessi pregiudizi ottocenteschi che vogliono le donne dilettanti dell’arte, relegandole nel mondo a parte dei premi meno rilevanti nelle Biennali veneziane come nelle Quadriennali romane.
Maria Antonietta Trasferini, Donne d’arte, Meltemi, Roma, 2006

Sapete uno dei motivi che mi ha fatto smettere di fumare? Quando mi sono reso conto che i miei preziosi libri d’arte illustrati ingiallivano a vista d’occhio per la nicotina. E tali sono rimasti; quando li apro sento ancora l’odore di quelle cazzo di Diana Blu. Non me la sono perdonata. E da allora ho smesso.Johnny Greco (Dirty Actions) a Matteo Casari, intervista pubblicata su Compost n. 1, fanzine edita a Genova, maggio 2007

 
link immagine: Vernazza ieri - apre il link in nuova finestra, 92 Kb Vernazza
Foto di ieri e di oggi

L’immagine in bianco e nero ci viene da Alfred Noack: è un collodio del 1870 ed è tratto dal catalogo della mostra Fotografi liguri dell’Ottocento curata nel 1980 da Giuseppe Marcenaro.

Quella a colori è una foto di oggi. Proviamo ad analizzare, partendo link immagine: Vernazza oggi - apre il link in nuova finestra, 80 Kb da sinistra e senza farci influenzare dai colori, i cambiamenti che sono intervenuti in 137 anni di storia del borgo.

La ferrovia non c’era nella foto di Noack e la chiesa aveva cinque finestroni rettangolari e un tetto unico: oggi il tetto è stato parzialmente rifatto ad un livello più basso tra il fronte ed il campanile. Le case che digradano alle spalle della chiesa avevano una copertura a falde, mentre oggi sono una cascata di terrazzi.

Le pendici coltive che delimitano il borgo sembrano immutate nella sostanza ma disturbano, nella immagine attuale, tutti i pali che sorreggono le linee elettriche o telefoniche di connessione fra gli edifici (forse si può fare uno sforzo per condurre in sottosuolo tali reti). La spiaggia di oggi non esisteva un secolo fa, evidentemente l’accumulo della ghiaia è stato favorito dal molo di protezione dell’insenatura; le case che vediamo a destra avevano i muri direttamente a contatto con la scogliera, mentre oggi c’è l’ampia passeggiata che li distacca alquanto dai flutti.

La modifica più consistente è dunque quella rappresentata dal molo di protezione, che serve anche come punto di attracco dei battelli di navigazione turistica (solo nei giorni in cui il mare è calmo). Qui centrotrenta anni fa c’erano gli scogli duri e svettanti, sormontati dalla torre circolare. In tempi recenti sull’intero bordo dell’insenatura è stata inserita una condotta fognaria che serve a convogliare i liquami in una piccola vasca nascosta nel volume del molo; da qui una pompa solleva i liquami in modo che vadano nel depuratore, realizzato in un punto non visibile dal mare.

top
 

link immagine: cavi- apre il link in nuova finestra, 77 KbOltre il mecenatismo
Coinvolgere i nuovi pubblici con scarsa consuetudine con l'arte

Riportiamo un breve estratto della sintesi che il Giornale dell’Arte ha fornito ai suoi lettori sulla giornata di studio che la Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino ha promosso il 12 ottobre del 2007 sul tema del finanziamento privato dei beni culturali.

Curare i nuovi pubblici e generarne di nuovi: questo è uno dei temi centrali emersi dal convegno. Il fruitore di beni culturali continua ad essere, per molti aspetti, un oggetto misterioso, ma certamente non è più soltanto la persona di elevata cultura con studi classici alle spalle.

Da alcuni anni sono in atto due tendenze incontrovertibili, peraltro in crescita: sta aumentando notevolmente il numero di persone che visitano i luoghi dell’arte; questi visitatori risultano diversi dal pubblico tradizionale, per due motivi: si accostano per la prima volta ai capolavori artistici, oppure provengono da Paesi lontani dalla tradizione europea.

Sorge allora la necessità di un attento monitoraggio e di una strategia articolata che risponda ai bisogni specifici di questi nuovi pubblici e che sia in grado di richiamare ulteriori visitatori, incrementandone nel tempo l’afflusso. E che sappia anche rispondere ai bisogni specifici di tre diverse fasce d’età: il pubblico in età scolare, quello in età di lavoro, quello dei seniores.

Se il fruitore di beni culturali si trasforma, anche tutte le tradizionali figure che operano nel mondo dei beni culturali, a partire dai direttori di museo, necessariamente si trasformano. Cristina Acidini nel suo intervento ha citato l’esempio della guida turistica: è il primo contatto con una realtà culturale spesso pressoché sconosciuta, il primo autorevole intermediario, e deve perciò essere preparata a lavorare con pubblici internazionali non occidentali, ad esempio turisti orientali, che ben poco sanno della mitologia greco-romana o della storia sacra giudaico-cristiana.

Ma i nuovi pubblici non sono solo i visitatori internazionali, e la strategia per intercettare le altre componenti dei pubblici nuovi è ben più complessa. Come raggiungere coloro che hanno una scarsa consuetudine con l’arte? Eppure si è constatato che li si può coinvolgere, fino a trasformarli in appassionati amatori dell’arte.


top
 
link immagine: una scultura di kriester - apre il link in nuova finestra, 30 Kb Il Parco Sculture di Kriester a Castellaro
Una moderna Stonehenge di misteriosi monoliti del finalese

È una sorpresa quella che si apre al viandante, allo spettatore che giunge a Castellaro, alle spalle di Alberga: su un altipiano, tra gli ulivi, bianche e alte appaiono le sculture di Rainer Kriester. Proprio qui, poco lontano dal mare, su una collina che a tratti inizia a farsi aspra, lo scultore, nato nel 1935 a Plauen in Vogtland, nella Germania Orientale, link immagine: Kriester al lavoro - apre il link in nuova finestra, 22 Kb amava trascorrere parte dell’anno.

In questo luogo amato Kriester ha lavorato con passione e con tutto il suo corpo - l’intervento sulle sue sculture era molto faticoso e coinvolgeva ogni parte del fisico - sino alla prematura scomparsa nel maggio del 2002. Qui, oggi, sorge il Parco Sculture di Rainer Kriester: monoliti in pietra del finalese con incisioni, segni misteriosi.

Il miracolo dell’arte si offre a chiunque arrivi a Castellaro: il Parco, infatti, è recinto solo dalla naturale vegetazione degli ulivi. La relazione che si crea tra la scultura e la natura è intima e profonda. Come in una moderna Stonehenge l’erba cresce intorno alla pietra, gli arbusti cercano una relazione e i raggi del sole creano giochi di luce rosati al tramonto. Ma qual è il significato delle opere di Kriester? È complesso il percorso artistico che ha portato lo scultore a questi risultati. Prima di tutto le vicende personali, la ribellione al regime della Germania dell’Est, la fuga a Berlino Ovest alla ricerca della libertà.

Subito l’incontro con l’arte: sono degli anni Settanta le prime serie di Teste di terracotta e bronzo. Il passaggio dalle Teste con chiodi alle stele è decisivo: protagonista non è più la sofferenza dell’uomo ma la ricerca del mistero. Sugli alti monoliti sono incisi Segni solari, Pietre calendario sino a giungere alla trascrizione di versi di Montale e Pavese.

Castellaro e le opere di Kriester racchiudono il mistero di una vita, di un percorso artistico segnato da un’inquietudine che ha portato a dire all’autore, dopo un intenso lavoro sui monoliti: “Alla fine entrambi (l’artista e la pietra) siamo esausti e giacciamo a terra. Io assomiglio alla pietra e la pietra assomiglia a me”.


top
 
link immagine: albero - apre il link in nuova finestra, 73 Kb 24H di Cultura
Cercansi giovani produttori e consumatori di cultura

I Tavoli della Cultura hanno dato avvio a un progetto destinato a coinvolgere giovani produttori e consumatori di cultura. Il progetto nascerà da un concorso di idee che daranno vita ad una maratona di 24 ore da realizzare a Genova, tra il mezzogiorno di sabato e quello di domenica, in strade, piazze o altri spazi ancora da definire. link immagine: borsa - apre il link in nuova finestra, 66 Kb

Tema centrale di ciascun progetto potrebbe essere il TAVOLO, elemento da utilizzare con creatività per parlare di cultura, di politica e dei rapporti tra loro. Obiettivo della maratona è (di)mostrare che a Genova la creatività giovanile esiste e che opera e produce nonostante l’incuria delle istituzioni, e che l’innovazione culturale, attraverso apporti interdisciplinari, proviene anche da più giovani.

link immagine: tombino - apre il link in nuova finestra, 54 Kb Dopo che il bando sarà reso pubblico, una commissione, auspicabilmente composta anche da giovani, selezionerà le idee migliori in base ai suddetti obiettivi. Gli autori riceveranno una somma, uguale per tutti, che li metterà in grado di realizzare l’opera. Anticipiamo questa notizia giacché il progetto è in avanzata fase di perfezionamento. L’ostacolo maggiore sembra essere la ricerca di sponsor che non impongano l’obbligo di una location particolare.

Il lancio ufficiale di questa iniziativa verrà effettuato entro il mese di maggio, mentre la kermesse, cioè la maratona di 24 ore, sarà fatta entro la fine dell’anno.

Tutti coloro che volessero partecipare a questo evento possono fin d’ora farsi avanti, segnalandolo al Forum.

Si può partecipare in tre modi: in qualità di sostenitore dell’iniziativa (minimo 5000 euro), in qualità di membro dello staff, e in qualità di artista creativo. Ogni comunicazione concernente l’evoluzione di questo progetto verrà inviata agli aderenti via e-mail.


top
 
link immagine: mappe cronografiche, tapezziere - apre il link in nuova finestra, 70 Kb Mappe cronografiche
Curiosità sulle attività degli edifici: la Guida Pagano

Sarà certamente capitato anche a voi di notare che in un punto della via percorsa quotidianamente stanno per aprire un nuovo negozio e di non ricordare assolutamente quale fosse il negozio precedente. Capita a chi vive in città, che in quel luogo ha i suoi riferimenti obbligati.

link immagine: mappe cronografiche, tintoria  - apre il link in nuova finestra, 70 Kb In pratica ognuno si costruisce della sua città un’immagine propria, i cui capisaldi sono costituiti da due insiemi di oggetti: i luoghi frequentati abitudinariamente e le vedute frontali dei percorsi più battuti. C’è poi un sottinsieme necessario che si lega ai due precedenti: tutti i punti in cui si deve svoltare; gli spigoli assumono un’importanza decisiva.

L’immagine della città è il libro col quale Kevin Lynch ci spiegò queste cose più di quaranta anni fa. Ne consegue che non c’è una sola immagine della città, ma molte migliaia tutte personalizzate, dunque diverse fra loro. A volte però, nella strada che frequentiamo, ci aiuta a riconoscere le tracce della sua evoluzione commerciale l’incuria dei dettagli che caratterizza gli attuatori della trasformazione. Rifanno le vetrine, ma omettono di cancellare l’insegna preesistente. Oppure rifanno l’insegna, ma non toccano la facciata soprastante, oppure preferiscono non manomettere il bel pavimento mosaicato con la scritta Tripperia anche se ora in quel posto si vendono indumenti intimi.

Sarebbe curioso ed utile poter disporre di mappe urbane cronografiche, mappe su cui è stata registrata l’attività che ospitavano gli edifici raffigurati. Se ci fosse uno strumento del genere, si potrebbero tentare interpretazioni dell’evoluzione urbana basate sulle attività ospitate dalle strutture analizzate. Sappiamo dai censimenti storici che i nostri centri urbani hanno progressivamente subito un depauperamento di residenti, sostituiti da attività terziarie. Appartamenti diventati studi legali, cantine diventati magazzini di materiale elettrico, attici trasformati in studi dentistici, ecc. ma i dati sono soltanto numerici, invece la conoscenza dei fenomeni potrebbe spingersi anche alla dimensione areale e questo potrebbe aiutare a prendere le decisioni sul futuro della città, sul modo di gestirla.

Per costruire una mappa cronografica delle attività sono di aiuto le pubblicità stampate sui giornali dell’epoca, che indicavano ai lettori oltre al prodotto reclamizzato anche i negozi in cui era possibile acquistarlo. Un altro strumento di indagine sono le guide turistiche. Già a fine Ottocento esistevano volumetti destinati ai foresti (a Genova era la Guida Pagano) e all’interno della guida c’era sempre una serie di piccole mappe o stradari, con l’indicazione dei principali negozi o esercizi pubblici utili al visitatore.

top
 
link immagine: il recupero del patrimonio industriale, tuberia  - apre il link in nuova finestra, 90 Kb Gettiamo anche la memoria?
Il recupero del patrimonio industriale contro la speculazione edilizia

Pochi impianti industriali hanno segnato una città e un quartiere come l’acciaieria ex-Italsider di Cornigliano. Di quell’enorme insediamento, che per oltre mezzo secolo è stato una presenza ingombrante e sinistra nel Ponente genovese, viene ora fatta tabula rasa come per volerne cancellare definitivamente le tracce. link immagine: il recupero del patrimonio industriale, Martin Siemens  - apre il link in nuova finestra, 86 Kb

Come se si tentasse di estirpare una storia fatta di venefici miasmi e di drammatiche vertenze ambientali ma anche del sudato lavoro di migliaia di operai che erano accorsi alla fabbrica di Cornigliano per garantirsi un avvenire.

La storia della Genova industriale del secondo dopoguerra è indissolubilmente legata a quell’enorme fonderia per la cui costruzione, nel 1951, si era dovuto sacrificare il Castello Raggio, amata testimonianza di un’epoca in cui il Ponente cittadino era ancora sinonimo di spiagge e di vacanze marine.

E se lo stabilimento Oscar Sinigaglia ha più volte avvelenato il clima politico (si pensi alla vicenda Guido Rossa), esso ha anche contribuito ad arricchire Cornigliano, a segnarne la vita, a scandirne i tempi. È inutile guardare moralisticamente al passato e giudicare con gli occhi del presente il sacrificio dell’accosto al mare, la scelta di fare di Genova una delle capitali nazionali dell’industria pesante, l’aver optato per il lavoro a scapito di salute e ambiente.

Quel che rimane di un’era industriale in larga parte sepolta sono preziose testimonianze materiali di un significativo patrimonio industriale e identitario che, per questo, non dovrebbero essere disperse. Ancor più se, come nel caso di Cornigliano, non esiste ancora un progetto organico e definitivo per sostituire le ciminiere, l’alto forno, i gasometri, i tanti capannoni e palazzine che costituivano l’area a caldo dell’ex Italsider.

Perché buttare giù con tanta foga un segno del passato senza che la città abbia scelto il proprio futuro? Al di là dell’ennesimo, grande parcheggio, della discussa strada a mare e di un’area verde, i progetti sull’ex acciaieria sono ancora ignoti. E il rischio che la zona possa trasformarsi in terreno per una nuova speculazione edilizia fatta di anonime palazzine e di centri commerciali è davvero dietro l’angolo. Cornigliano potrebbe invece diventare un laboratorio urbanistico in cui fondere la memoria del passato con il futuro tecnologico, coniugandoli con la qualità della vita.

Perché non salvare i più significativi resti industriali (l’altoforno, alcuni capannoni superstiti) all’interno di un ampio spazio verde pianeggiante, nel quale poter anche svolgere attività sportiva, nulla di più necessario ad un quartiere totalmente privo di parchi urbani? Nell’area potrebbero poi insediarsi aziende ad alto contenuto innovativo in materia tecnologica e ambientale. Non si tratta di sogni, ma solo di scelte coraggiose e lungimiranti: il recupero del patrimonio industriale è una realtà in molte città europee.

Se Marsiglia ha trasformato l’ex Manifattura Tabacchi in un enorme centro polivalente per le arti e l’ex centrale elettrica di Amsterdam è divenuta un parco con uffici, caffè e ristoranti negli edifici di mattoni debitamente conservati, a Duisburg si è fatto di più: il Landschaftpark (landschaftspark.de), un tempo gigantesco impianto siderurgico, è oggi uno splendido parco nel quale coesistono la memoria industriale e lo svago assieme ad un verde lussureggiante. È proprio in questa direzione europea che Genova deve guardare per lasciarsi definitivamente alle spalle le tante occasioni mancate, da Campi alla Fiumara.


top
 
C'é su BCULT
Tutto BCULT

Tutti i materiali pubblicati su questa webzine sono elencati nel file allegato (in formato rtf, 20 Kb).

Chi vuole aggiungere qualcosa o commentare i testi, può farlo nel Forum.

top
 
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini, Silvia Campese, Paola Bellotti, Federico Anghelé, Marina Mannucci.
 
Per ricevere BCULT è sufficiente inviare un'email a info@tavolidellacultura.net, specificando la richiesta. Scrivici a quest'indirizzo anche per informazioni su BCULT e per eventuali modifiche dei tuoi dati personali. Potrai revocare la tua iscrizione alla newsletter quando vorrai, semplicemente mandandoci una mail con soggetto Rimuovi.