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BCULT newsletter n.35

BCULT newsletter n.35
Gennaio 2008
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Riccardo Bilotti, Marina Mannucci.
 
Arte e pensiero

Gran parte degli artisti rimane nell’anonimato più totale, non arriva a pubblicare un libro, a tenere una mostra. Eppure non sono meno tormentati, perseveranti e rigorosi di artisti famosi e quotati.
Abraham B. Yehoshua (da Specchio+ di Giugno 2007)

“Se qualcuno sale sul palco al Carnegie Hall e comincia a vomitare, stai tranquillo che c’é qualcuno che la chiama arte”.
David Dobell (W. Allen) a Jerry Foch (J. Biggs) nel film Anything else (2003) diretto da Woody Allen

Se qualcuno di voi dice: “Che me ne faccio degli artisti? Non mi piacciono i quadri” noi gli rispondiamo: “Se non ti piacciono i quadri, decoreremo le tue pareti con superbe carte dipinte; può anche essere che tu ami bere il vino in un bicchiere di bell’aspetto: vieni da noi e ti mostreremo la forma di un recipiente degno di questa nobile bevanda (…)”
Frase rintracciata nei documenti per la fondazione di Ver sacrum, annessi allo Statuto dell’Associazione degli artisti plastici austriaci, Vienna, 1895 (Catalogo della mostra realizzata un secolo dopo al Centre Pompidou di Parigi)

Natura; no spazzatura. Coltura, vita pura, duratura. Cultura immatura fa paura.
Melina Riccio, vernice bianca a pennello, metri 1 x 6, su fabbricatino ferroviario a Voltri

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link immagine: bus a Fontanegli - apre il link in nuova finestra, 85 Kb La second life dei bus
Il riutilizzo dei bus

C’è una seconda vita per gli autobus: è quella di trasformarsi nella sede di un circolo o in quella di un ristorantino accattivante. Le dimensioni non sono eccezionali, ma le finestre sono tante e la soluzione ideale per un reimpiego dei vecchi bus è quella di piazzarli in un posto panoramico. Dall’interno è gustoso guardare il paesaggio mentre si sorseggia una link immagine: bus a Fontanegli - apre il link in nuova finestra, 84 Kb bibita o si gioca a carte.

Nei pochi chilometri di tornanti che vanno da Prato a Fontanegli, nell’entroterra di Genova, ci sono ben due installazioni, entrambe realizzate con autobus degli anni Cinquanta.

L’autobus verde è un Lancia Esatau, costruito fra il 1950 ed il 1968, carrozzato da Viberti di Torino che in tutto ne realizzò 767. Ora è parcheggiato negli orti ed è stato dotato di una stufa a legna, che ne assicura la godibilità anche nei mesi invernali. È stato perfettamente riverniciato, benché sia ormai inutilizzabile per il trasporto urbano.

Un po’ più a monte c’è invece un Roadmaster doubledeck del 1956, l’autobus londinese dipinto di rosso conosciuto in tutto il mondo: l’autobus urbano per eccellenza. Questo autobus ha avuto numerose varianti ed è stato mantenuto in produzione fino a metà degli anni Settanta; la sua fine è stata decretata dalle norme antinquinamento. Chissà quanti sono, sparsi per l’Italia, gli esempi di un simile riciclaggio.

Si può ben dire che fra tutti i veicoli concepiti per il trasporto delle persone, l’autobus rappresenti quello che offre la massima versatilità d’impiego. D’altra parte il suo stesso nome amplifica al massimo la destinazione del mezzo. Autobus è la fusione di auto-omnibus. Omnibus è il primitivo nome dei veicoli destinati al trasporto urbano: il vocabolo in latino significa per tutti. C’è però un luogo, qui in Liguria, dove gli autobus d’epoca sono conservati e custoditi in quanto tali, cioè testimoni di una cultura tecnologica, estetica, sociale. È il Museo Nazionale dei Trasporti, e si trova in via Fossitermi alla Spezia. Per organizzare la vostra visita a questo museo, iniziate a guardare il suo website ben fatto: museonazionaletrasporti.it.

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link immagine: la segnaletica delle forze armate al Righi- apre il link in nuova finestra, 63 KbSegreti militari
La segnaletica delle forze armate

Fra i cascami del nostro apparato militare c’è una segnaletica desueta che ha mantenuto il segreto delle sue funzioni malgrado sia presente qua e là a punteggiare il territorio. Parliamo dei cartelli indicatori realizzati in lamiera su palina metallica che orientano le truppe verso destinazioni ignote al cittadino qualunque, decifrabili solo dai militari, ma neanche da link immagine: la segnaletica delle forze armate a Pozzarello- apre il link in nuova finestra, 89 Kb questi, come vedremo dai due esempi illustrati in questa pagina.

Il primo è ubicato in Liguria, sulle alture del Righi, sopra Genova e punta verso sinistra indicando che lì c’è 21028. Secondo informazioni assunte presso il Distretto Militare questo cartello probabilmente è connesso ad un reparto di Trasmissioni che era ubicato all’interno di uno dei forti che sovrastano la città. Da qualche tempo questo reparto ha abbandonato la sua postazione ed è stato trasferito altrove, ma il cartello è rimasto e concisamente, molto concisamente, ci ricorda che in quella zona ha operato una misteriosa entità identificabile solo dalla sua cifra e riconoscibile solo a certi segmenti della struttura militare. Un’indagine compiuta presso la Caserma Doria del Genio Militare a Genova, infatti, non ha permesso di conoscere a quale entità orientasse il cartello suddetto.

Il secondo si trova a Pozzarello, un luogo molto gradevole, situato a poca distanza da Porto Santo Stefano, in Toscana e annuncia senza alcuna indicazione che quello è il posto di 27250, un altro soggetto misterioso che evidentemente era stanziato segretamente in quel punto o quanto meno nei paraggi. Ci piace prendere atto che accanto alle indicazioni turistiche, viabilistiche e commerciali, ci sia anche una ragnatela, benché alquanto ammalorata, di gnomoni destinati alla nostra sicurezza o indipendenza. Scusate se non sappiamo quale parola scegliere, giacché i militari interpellati sono tenuti al riserbo e i cartelli in questione non sono posti su aree di confine; del resto le guerre di oggi non hanno bisogno di invasioni territoriali per raggiungere i loro scopi.

I nostri lettori con background militare potranno aiutarci a completare le informazioni fin qui raccolte, avuto riguardo che le installazioni segnalate sono quelle fisse e permanenti, non quelle temporanee che sono adottate dai militari quando occupano una parte del territorio per compiervi le loro esercitazioni.


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link immagine: paesaggio a Casella - apre il link in nuova finestra, 81 Kb Assaggio di paesaggio
Salvaguardare l'ambiente

In Liguria si trovano facilmente punti di spettacolare veduta sui suoi paesaggi montani e marini, perché la sua natura orografica costringe le strade a compiere tortuosi arroccamenti sui crinali, poi scollinamenti e valichi da una parte all’altra di versanti sempre molto acclivi.

link immagine: auto abbandonata - apre il link in nuova finestra, 99 Kb Su queste pendici che stanno alle spalle dell’insediamento costiero non è infrequente trovare relitti domestici o carcasse di veicoli rubati e ogni tanto c’è qualcuno (solitamente Legambiente o associazioni di volontari della Protezione Civile) che rimuove gli oggetti più piccoli, quelli che possono essere recuperati a braccia. Le carcasse d’auto sono molto più difficili da asportare e in genere è necessario un elicottero pilotato da gente di gran perizia, poiché il recupero con argani da terra è assai più complicato dalla vegetazione cresciuta nel tempo attorno ai rottami.

Le bellezze naturali sono parte cospicua del nostro patrimonio culturale. Infatti gli spazi che vediamo sono in gran parte coperti da vegetazione indotta dall’uomo (pascoli e boschi) in epoche nelle quali era su questi elementi che si basava l’economia. E in ogni caso bisogna anche riflettere sui condizionamenti culturali che l’asprezza del suolo, la contorsione di valli e impluvi ha determinato nelle sedimentazioni culturali. Basti pensare alle inflessioni dialettali, che possono cambiare da una valle all’altra del nostro territorio.

Purtroppo gli anfratti che determina quest’orografia impetuosa permettono a gente priva dei giusti riferimenti culturali, di servirsene per disfarsi di oggetti ormai inutili. Sicché ci sono valloni pieni di oggetti immarcescibili, come frigoriferi e motorette, pneumatici e bottiglie. Però non ci sono sorprese: niente oggetti d’epoca. Non varrebbe dunque la pena scavare sotto agli strati contemporanei per sapere se ci sono anche rifiuti dei secoli precedenti. Solo la società dei consumi produce rifiuti in gran quantità ed è solo in questo tipo di società che sono venuti a mancare il rispetto per l’ambiente e la consapevolezza di esserne parte.


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link immagine: San Lorenzo a Murialdo, affresco - apre il link in nuova finestra, 47 Kb San Lorenzo a Murialdo
Chiesa di Murialdo e integrità dei suoi affreschi

L’effigie di San Lorenzo sulla graticola non c’è solo sul portale della Cattedrale di Genova. Una scultura del tutto analoga, seppure meno elaborata, si può ammirare nell’ogiva dell’ingresso alla Chiesa di San Lorenzo a Murialdo che all’esterno ha fattezze tardo-gotiche, con un campanile a tre ordini di bifore con archi ogivali. link immagine: San Lorenzo a Murialdo, affresco - apre il link in nuova finestra, 39 Kb

La chiesa è l’edificio più imponente di tutto il territorio comunale e domina la statale che le passa a fianco. Questa chiesa è decorata con affreschi del Quindicesimo secolo, fra i quali uno è ammirevole per la delicata bellezza del volto femminile ivi raffigurato: probabilmente una santa, bionda, esile e con un grosso libro in mano.

Questo affresco è posto ad altezza d’uomo su una delle colonne nella navata centrale, ma non è mai stato oggetto di vandalismo né di efferata superstizione (come il piede della Statua di San Pietro a Roma, o il muso del cinghiale bronzeo in Via Por Santa Maria a Firenze). Segno che la dolcezza del volto è stata ammirata e rispettata in silenzio da chiunque negli ultimi cinquecento anni. Quattro affreschi nella sacrestia raffigurano altrettanti profeti biblici, drappeggiati in abiti del 1400, mentre uno degli affreschi più originali è all’esterno, proprio sopra la scultura del santo abbrustolito e raffigura una Madonna con Bambino affiancata da angeli con ali più rosse che bianche.


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link immagine: rocce fantastiche a Villa Grüber- apre il link in nuova finestra, 94 Kb Rocce fantastiche a Villa Grüber
Via Corte: due palazzine dimenticate

Lungo via Corte, a Genova, sono in corso i lavori di costruzione di un parcheggio interrato. Il volume dell’autosilo sarà sotterraneo ad una parte del parco di Villa Grüber ed è rimarchevole il fatto che i responsabili del progetto abbiano deciso di preservare, mettendoli in apposite casse di legno con l’intenzione di rimontarli al loro posto, i frammenti di link immagine: rocce fantastiche a Villa Grüber- apre il link in nuova finestra, 85 Kbdecorazione plastica che guarniscono i muri del giardino demoliti.

Queste decorazioni sono assai accurate e riproducono tronchi di legno disposti sui muretti a mo’ di recinzione. L’effetto visivo è sorprendente per via dei colori, che sono stati dati sul cemento a fresco: marrone sulla corteccia e giallo sull’interno. Ma le più notevoli di queste decorazioni plastiche si trovano leggermente distanti dalla zona dei lavori ed ornano un terrapieno sulla curva più alta di via Corte.

link immagine: rocce fantastiche a Villa Grüber- apre il link in nuova finestra, 95 Kb Qui il muro di sostegno è composto artisticamente in modo da sembrare un accumulo di rocce fantastiche od oniriche. Benché l’ispirazione dell’artista o artigiano plasmatore sia derivata dalla natura (coralli, conchiglie, alghe, puddinghe) l’interpretazione che lui ne dà è assai più accattivante di quella dei modelli.

Eccezionale, ad esempio, l’inserto di sassi colorati (evidentemente scelti altrove per una pura ammirazione degli oggetti) nel cemento trattato in modo da sembrare un granito. È noto che il granito non può includere ciottoli, e tuttavia può presentare nodi magmatici diversi dalla melassa che li circonda. Qui possiamo ammirare una collezione di ciottoli già di per sé espressivi, come se fossero inclusioni materiche originali.

La storia di via Corte, letta sui giornali dell’epoca, è alquanto curiosa. Ferdinando Maria Perrone negli anni Trenta aveva costruito senza permesso due aristocratiche palazzine all’interno del parco, dopo averlo acquistato dai precedenti proprietari. Ed aveva deciso di donare alla città il viale interno che con due ampie curve ed una dolce pendenza, avrebbe permesso alle carrozze di salire in quota oltre i viali della circonvallazione a Monte. In cambio avrebbe avuto dal Podestà la sanatoria dell’edificazione abusiva.

Ma il giorno fissato per la cerimonia, uno dei primi giorni d’ottobre, al mattino presto scoppiò un terribile temporale sulla città, sicché le autorità convennero che la cerimonia della donazione non avrebbe potuto avere luogo. Ma commisero l’errore di non avvertire Perrone di tale cambiamento di programma. Lui si offese e rinunciò a donare il viale. Il Comune non rilasciò alcun permesso di abitazione per le due palazzine che, in effetti, restarono vuote da allora fino ad oggi. Si vedono con difficoltà, a causa della vegetazione cresciuta attorno, ma sono ancora là, inutilizzate.

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link immagine: ex voto alla Guardia - apre il link in nuova finestra, 75 Kb Gli ex voto di una volta
Variabilità espressive nel tempo degli ex voto

Se si volesse compiere un’analisi delle evoluzioni nella mistica dei rituali, si dovrebbe necessariamente prendere in esame l’offerta votiva che i devoti accumulano accanto ai santuari dei quali hanno ricevuto la grazia. I più rinomati di questi luoghi possiedono depositi veramente cospicui, dove è possibile tracciare confronti sull’arco degli ultimi tre link immagine: ex voto alla Guardia - apre il link in nuova finestra, 80 Kb secoli di devozione.

Lasciando ad altri il compito di entrare nelle specifiche diagnosi e nell’obbligatoria indagine sui fatti determinanti, ci si limita qui ad osservare solo l’aspetto esteriore degli ex-voto, per affermare con sufficiente sicurezza che l’evoluzione appare indirizzata ad un generale scadimento del prodotto.

Mentre in passato la maggior parte degli oggetti votivi era caratterizzata da un intrinseco valore (cuori d’argento oppure veri e propri dipinti ad olio su tela, ad esempio) quella attuale è inflazionata da quadretti artigianali contenenti immagini fotografiche, articoli di stampa o disegni naif o semplici frasi giaculatorie. Vero è che le disgrazie di oggi sono in maggioranza connesse ad incidenti stradali e gli scampati protagonisti non possono fare altro che mosaicare la foto dei rottami con il ritaglio del giornale; materiali che con gli anni ingialliscono o si solarizzano, ma soprattutto lasciano gli estranei totalmente indifferenti, essendo ormai questi ultimi mitridatizzati dai circa cinquemila morti all’anno per incidenti stradali che si registrano usualmente nel nostro Paese.

Lasciano interdetti anche i documenti (immagini, oggetti) lasciati dai graziati mentre erano in vacanza: foto di persone sulla spiaggia, il giorno prima dello tsunami, oppure il biglietto di imbarco sull’aereo che è caduto il giorno dopo. Si rimane nel dubbio che invece di un colpo di grazia si sia trattato di un colpo di fortuna e, invece di riflettere sulla potenza della fede si discute sul gusto delle persone, cercando una matrice comune nel rispettivo patrimonio culturale…


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link immagine: le vetrine del Museo di etnomedicina - apre il link in nuova finestra, 81 Kb Aggiornamenti
Novità sul Museo di Etnomedicina e sull' Uliveto murato

Nei giorni scorsi c’è stata una evoluzione nella vita del Museo di Etnomedicina di Genova intitolato ad Antonio Scarpa. I nostri lettori ricorderanno (vedi BCULT n. 21 dell’ottobre 2006) che avevamo evidenziato l’esigenza che per questo particolare e raro museo, venissero trovati a Genova spazi più idonei a valorizzarne gli oggetti custoditi.Con un protocollo d’intesa stipulato fra il Mu.Ma. (istituzione del Comune di Genova) e l’Università di Genova è stato previsto il dislocamento di una parte delle dotazioni nel Castello D’Albertis che, per essere anch’esso un luogo di custodia di culture extraeuropee, sembra assai congeniale alla missione del Museo di Etnomedicina. Siamo dunque felici di questo risultato che permette di poter annoverare, quantunque in minima parte, questa evoluzione fra i meriti ascrivibili alla nostra newsletter.

Inoltre informiamo i nostri lettori che uno degli argomenti da noi segnalati su BCULT n. 22 del novembre 2006 (Uliveto murato tardomedievale, Quinto, Genova) è finito su Striscia la notizia del 19 gennaio scorso.


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C'é su BCULT
Guida ai contenuti di BCULT

Il file allegato (in formato rtf, 20 Kb) contiene l'elenco dei materiali pubblicati.

Con questo file si riesce a trovare rapidamente l’argomento cercato inserendo una parola chiave nel menù che discende dal comando Modifica/Trova posto nella prima barra superiore del programma Word per chi è in ambiente Microsoft (analoghi strumenti sono offerti dall’ambiente Mac). Con tale informazione si può tornare al sito web e aprire solo il numero della newsletter che interessa.

L’indice è organizzato con la seguente logica: titolo, via o luogo, località. Dunque la parola chiave può essere scelta in uno di questi tre campi.

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Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini, Riccardo Bilotti, Marina Mannucci.
 
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