| Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini, Fabio Marabotto e Marina Mannucci. Arte e pensiero
Johnny Hart, Back to B.C., Fawcett Crest, New York, 1967 Abbiamo convinto i giovani a cancellare i graffiti fatti da loro sui muri degli edifici. Però abbiamo anche individuato una serie di muri, anche molto estesi, sui quali loro potranno effettuare liberamente le loro opere, purché però si tratti di arte, non di scritte generiche come “Io amo Maria”. Il Sindaco di Ventimiglia, in un’intervista rilasciata a Raitre il 22 Ottobre 2007 Nous sommes nourris, bourrés de dogmes sur l’art, de définitions devennues convinctions, tellement assimilées que nous les prenons pour des instincts, alors qu’elles se substituent à eux, et interposées les empêchement de se faire jour. Les coquilles mortes des nos nourritures abstraites ont elevé autour de nous, sans que nous y prêtions attention, une muraille de détritus qui nous cerne et nous enferme et que nous finissons par prendre pour un horizon. René Huyghe, Dialogue avec le visible, Flammarion, Paris, 1955 top Gibus Antico e raro cappello del nonno Dovreste guardare in casa se è rimasto, nel guardaroba di qualche vostro nonno, un cappello gibus. Sarebbe una vera rarità, poiché in Italia è rimasta solo la ditta Guerra di Borgosesia, a produrre ancora due tipi di gibus: il cilindro e la sua variante Ascot (altezza dimezzata). Rarissimo è un gibus di paglia e tela, prodotto in Italia prima degli anni Trenta. La storia di questo cappello pieghevole (detto anche chapeau-clac, per via del rumore emesso all’atto della chiusura) è successiva al 1812, quando Antoine Gibus applicò le molle sottilissime che permettono alla tuba del cilindro di restare eretta quando lo si indossa. Per fare un gibus, che nella sua versione canonica deve essere alto 18 centimetri, occorre il miglior pelo del coniglio, quello del petto; il feltro che se ne ricava viene dapprima tinto e poi raschiato con una spatola di legno, a cui è incollata pelle di squalo, in modo da far riemergere dal tessuto i peli più lunghi. Questo cappello è dunque di lana e per rimetterlo in forma, se non si trova nessuna lavanderia disposta a fare il lavoro, bisognerà fare da soli, seguendo il basilare criterio di non stirarlo col ferro! Si consiglia di fare bollire un velo d’acqua dentro una pentola larga, in modo da avere una discreta colonna di vapore (chi ha un elettrodomestico che produce vapore può usare questo, regolando la pressione sui valori più bassi). Si tratta di impregnare il cappello di vapore, talché la lana infeltrita si ammorbidisca e possa dunque accettare tutte le trazioni necessarie a ridare all’oggetto la forma voluta. Bisogna agire con le dita finché il feltro è caldo, poi si deve attendere solo che il vapore se ne vada (cinque-sei minuti). Nell’ultimo di questi minuti si può spruzzare sulla lana un prodotto di appretto che si trova comunemente in drogheria e di solito si usa per indurire i colli delle camicie dopo averli stirati. top Anche gli alberi muoiono L'albero e compatibilità con l'ambiente La convivenza urbana con gli alberi pone problemi oltre che soddisfazioni. A tutti piace stare al fresco d’estate e un bel viale protegge anche dal vento nonché, nei primi minuti, anche dalla pioggia. Questi esseri viventi con cui conviviamo hanno però anche i loro difetti e bisogna saper decidere non solo le nostre regole in loro rispetto, ma anche le regole per la loro accoglienza. Occorre un sapere adeguato alle caratteristiche botaniche, che consenta a tutti di apprezzare gli alberi che ci ritroviamo in città. Il fatto è che la maggior parte dei nostri viali è stata progettata e realizzata più di un secolo fa e in quel tempo le esigenze erano alquanto diverse da quelle attuali. I tigli (Tilia Europea) che spesso delimitano la carreggiata erano apprezzatissimi per il profumo e per le goccioline di essenza che lasciano cadere nelle giornate afose, poiché i due ingredienti coprivano l’acre odore degli escrementi dei cavalli e tenevano lontane le mosche. Oggi la loro resina impasta i vetri delle auto; forse andrebbero gradualmente sostituiti con i bagolari (Celtis Austalis) che non hanno questo difetto e sono bellissimi. Cosa dire delle robinie (Robinia Pseudoacacia) le cui radici crescono in modo ondoso tutto attorno al tronco, ingobbando i marciapiedi anche se sono in pietra? Non è il solo difetto: le chiome di una robinia si estendono a quote più basse di quelle dei lampioni, sicché di notte impediscono che l’illuminazione pubblica raggiunga il suolo. In questo caso si potrebbe dire che è sbagliata la posizione delle lampada, ma anche quella ha origini centenarie! Bisogna chiaramente affrontare il problema da un punto di vista culturale: gli alberi che abbiamo oggi in città andrebbero gradualmente sostituiti. Spesso conviene cambiare il tipo di albero, ma laddove si preferisca mantenere lo stesso tipo, conviene comunque sostituire un albero vecchio con uno più giovane, prima che il vecchio muoia o raggiunga dimensioni incongruenti con lo spazio circostante. Del resto nelle nostre città non ci sono i boulevard, cioè le strade appositamente concepite per ospitare alberi nel pieno rispetto delle loro esigenze: quelli scelti per Parigi dal barone Haussmann imponevano almeno 6 metri di distanza da un muro e almeno due metri di distanza dalla strada carrabile.
top Books in Casba Una libreria da visitare…
Da qualche mese è nata a Genova una straordinaria libreria, piccola e coraggiosa. Si chiama proprio così: Libri nella Casba, perché si trova nella mitica via Prè, dove probabilmente rappresenta il primo esempio del genere da quando esiste la strada. Fra i negozi di viveri, di abiti, di utensili e di altre quotidianità, c'é dunque l'iniezione di un venditore di cultura. Non che la cultura esuli dalla quotidianità, ma il suo negozio non parrebbe allineato con le esigenze di chi transita per via Prè. Invece funziona. Questo esempio è forse un'ulteriore gemmazione delle tante iniziative rivolte al recupero della parte più degradata di un tessuto urbano che ha visto secoli di vitalità miscelata alle storie del porto che le stava davanti. Ora che nel porto ci sono i musei, è avvenuto un altro miracolo: in via Prè ci sono libri freschi da comprare e leggere. Forse avranno un sapore più ghiotto di quelli prelevati dai tradizionali scaffali di via Venti, certamente via Prè avrà nuovi frequentatori. Si può trovare di tutto, ma la libreria è orientata prevalentemente su quelle materie umanistiche che trovano nelle facoltà di via Balbi il loro centro ed il loro sviluppo. E allora le letterature, la filosofia, la poesia ma anche l'intreccio di culture altre, connesse alla multietnica frequentazione della strada, vi trovano riscontro. Books in the Casba è stata concepita ed è gestita da gente giovane. Questo luogo si propone anche di diventare un punto di riferimento per la fotografia, con un ampio panorama di proposte editoriali ma anche con una galleria fotografica dove alternare esposizioni di fotografi professionisti a giovani in cerca di spazi e di visibilità. Si modella così nella zona uno stretto poligono di punti culturali che va dal MuMa alla Commenda, da Books in the Casba a via Balbi, da Palazzo Reale alla ritrovata piazza dei Truogoli di Santa Brigida che non può passare inosservato a chi desidera queste frequentazioni. Per avere un'idea preliminare su cosa può servirvi da questa nuova sorgente e per approfondirne la conoscenza, potete consultare il suo website su booksinthecasba.com.
top Moto Major L'originale moto dell'ingegnere Salvatore Maiorca Nel 1948 apparve sulla scena una stupenda creatura meccanica: una motocicletta carenata e bassa. Sembrava un’oggetto di cuoio, dunque quasi un animale; sicuramente, fra tutte, la moto più simile al cavallo. Tutto quello che si sa è che venne costruita a Torino, in un solo esemplare, dall’ingegnere Salvatore Maiorca e che la sua originalità non era espressa solo dalla forma, che ci propone una macchina protesa verso la strada antistante, pronta a divorarla. La vera innovazione tecnica di questa motocicletta era rappresentata dal sistema adottato per le sospensioni. Come sanno tutti coloro che hanno adoperato una moto, è praticamente impossibile ottenere un ottimo risultato di molleggiamento senza perdere in governabilità del mezzo. In una moto tradizionale quando le ruote anteriori incontrano un’increspatura del suolo, si ritraggono sulla forcella, facendo piegare le molle che assorbono l’urto. Ma quando la forcella si accorcia, cambia il passo, cioè la distanza fra la ruota anteriore e quella posteriore. Orbene: questo non è un problema se si viaggia in linea retta, ma lo diventa se si sta percorrendo una curva, poiché cambia immediatamente anche il raggio di impostazione della curva. Guidare una moto è molto più difficile che guidare un’auto. La Moto Major non aveva le molle! Le sospensioni erano costituite da un robusto anello di gomma incastrato fra il mozzo e il cerchione. Ad ogni increspatura dunque la ruota faceva piegare l’anello debolmente, rendendo impercettibile la variazione di passo. Questa soluzione, troppo sofisticata per il Primo Dopoguerra, non poté trovare accoglienza nella rete commerciale e di assistenza meccanica dell’epoca. Qualcosa di simile venne però adottato dalla NASA per le ruote del lunar rover che mandò con Alan Shepard sul cratere Cono del nostro satellite il 9 febbraio 1971. I veicoli d’epoca costituiscono una parte cospicua del nostro patrimonio culturale e, grazie alle loro caratteristiche, sono ubiquitari. Si possono trovare a loro agio in qualsiasi parte del mondo e dunque danno corpo alla globalizzazione della cultura.
top Mater misericordiosa Una finestra sopra la Vergine di Mallare L’affresco è di una esplicità struggente. La Vergine rivolge lo sguardo verso il basso, mentre allarga le mani con un atteggiamento che significa la resa, l’abbandono; e sembra che dica: “Guardate cosa mi hanno fatto!” Sopra al capo di questa Madonna è infatti evidente lo sfregio inferto alla composizione artistica: la lunetta dipinta in cui l’immagine era inserita è stata brutalmente stroncata dall’apertura di una finestra, anzi una luce, cioè uno squarcio nella muratura destinato ad illuminare uno dei vani interni (forse una scala). Sarà anche stato necessario, questo buco, ma la scelta del punto in cui forare la parete è chiaramente in contrasto con la funzione che ha questa parete verso l’esterno, che è una piazzetta pregevole di Mallare, ubicata proprio nel punto in cui si diramano gli assi principali della sua viabilità. Queste scelte disturbano. Non si comprende la banalità di un oltraggio all’arte, che qui avrebbe meritato un restauro dell’affresco; ancor più se si pensa che Mallare non ha dozzine di affreschi del genere e che la tecnologia permette di risolvere diversamente i problemi di aerazione o di illuminazione che presentano gli ambienti antichi. Forse l’aggressione si spiega col fatto che una mater misericordiosa nutre sentimenti di profonda compassione per l’infelicità altrui, che la spingono ad alleviarla in ogni modo, rinunciando perfino alla sua nobile inconografia pubblica.
top Poeti negli orti Poesia e paesaggio Benché i busti dei poeti siano stati rimossi (rubati?), non si può restare indifferenti verso il pregio di una casa rurale posta sulle alture della Val Bisagno, proprio sulla verticale del viadotto autostradale. Sulla sua facciata, orientata ad Est, erano installate quattro sculture: i busti dei nostri poeti illustri. Oggi rimangono solo le ogive in cui erano collocate e le loro lapidi di intitolazione Dante, Tasso, Ariosto, Petrarca. Arrivare a questa casa è ancora oggi un’impresa fisica. Dalla Chiesa di Staglieno si sale a via delle Banchelle oppure si percorre fino in cima la salita pedonale che parte dall’Oratorio. L’ultima parte del percorso è su strade interpoderali e bisogna chiedere il permesso di transito.
La veduta dalla casa è quella che mettiamo a disposizione dei lettori: ai simulacri dei quattro grandi poeti era offerto un panorama di 180 gradi, dal crinale appenninico al Mar Ligure, con vedute prospettiche delle fortificazioni orientali, dalla sella di Sant’Eusebio alla torre di Quezzi. Verosimilmente chi ebbe l’idea di arricchire la sua casa con i riferimenti ai letterati, era ispirato da queste vedute, dal paesaggio antistante che sfora fino al Promontorio di Portofino. Ci piace pensare, sintonizzati con questo prodigioso orticoltore, che ancora oggi valga l’equazione un bel paesaggio induce ad apprezzare i suoi cantori.
top C'é su BCULT Guida ai contenuti di BCULT Il file allegato (in formato rtf, 20 Kb) contiene l'elenco dei materiali pubblicati. Con questo file si riesce a trovare rapidamente l’argomento cercato inserendo una parola chiave nel menù che discende dal comando Modifica/Trova posto nella prima barra superiore del programma Word per chi è in ambiente Microsoft (analoghi strumenti sono offerti dall’ambiente Mac). Con tale informazione si può tornare al sito web e aprire solo il numero della newsletter che interessa. L’indice è organizzato con la seguente logica: titolo, via o luogo, località. Dunque la parola chiave può essere scelta in uno di questi tre campi. top Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini, Fabio Marabotto e Marina Mannucci. Per ricevere BCULT è sufficiente inviare un'email a info@tavolidellacultura.net, specificando la richiesta. Scrivici a quest'indirizzo anche per informazioni su BCULT e per eventuali modifiche dei tuoi dati personali. Potrai revocare la tua iscrizione alla newsletter quando vorrai, semplicemente mandandoci una mail con soggetto Rimuovi. |