| Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini e Marina Mannucci. Arte e pensiero
 Charles M. Schulz, Very funny, Charlie Brown, Fawcett Crest, New York, 1967 Dall'altro lato dello spettro, rispetto a Wilde, è la posizione secondo cui il merito artistico e quello morale sono intimamente legati. Keats ha scritto: "La bellezza è verità, la verità bellezza". Se così fosse ogni opera d'arte che presenta un'immagine distorta della realtà sarebbe un fallimento estetico, oltre che creativo. Un'opera d'arte ripugnante, ma brillante, sarebbe una contraddizione in termini, e coloro che hanno ammirato "De puta madre" si sarebbero sbagliati. Julian Baggini, Il maiale che vuole essere mangiato, Cairo, Milano, 2006 top Giovani e teatro Fausto Paravidino, trentunenne autore teatrale in giro per l'Europa Usualmente i nostri articoli sono rivolti a oggetti del nostro patrimonio culturale che rischiano di essere dispersi o compromessi dall'incuria. Questo atteggiamento ci ha però allontanato da un altro tema di grande interesse culturale: la produzione attuale di beni artistici È pur vero che molti contributi ci sono pervenuti da giovani e giovanissimi: si tratta di giovani assai sensibili al valore dei beni culturali del passato. Sono una rarità, questi giovani, e noi siamo contenti di avere avuto e pubblicato i loro messaggi: cosa che continueremo sicuramente a fare. Oggi però iniziamo a orientare il nostro osservatorio anche sull'arte prodotta dai giovani, quella che non ha ancora avuto il tempo di una sedimentazione e vi invitiamo a seguirci in questa esplorazione. C'è un giovanissimo autore teatrale ligure (Fausto Paravidino è nato nel 1976) che ha già riempito con uno dei suoi lavori le sale teatrali di varie città europee. Questo lavoro prende lo spunto dai fatti accaduti a Genova durante il Vertice G8 del Luglio 2001, ma ad ogni sua rappresentazione viene arricchito di nuovi apporti, anche in relazione all'acquisizione di nuove conoscenze che derivano dall'evoluzione dei processi scaturiti da quegli episodi. Dunque è un dramma che si può andare a vedere più volte nel tempo. Nella nostra foto c'è il manifesto della messa in scena del dicembre 2007 a Parigi. Fausto Paravidino ha scritto, diretto ed interpretato anche il film Texas: provincia italiana al confine con il Messico, che nel 2006 ha ricevuto la nomination per il David di Donatello come regista esordiente. Potete continuare a curiosare sul sito www.faustoparavidino.it. top Mura sepolte La cinta muraria svelata durante la costruzione di un parcheggio Durante la costruzione di un parcheggio interrato sotto piazzale Mazzini a Genova (davanti alla sede della Provincia, proprio al cospetto della Villetta Dinegro) sono affiorate le mura della città, che un tempo andavano a raccordarsi con la spianata dell'Acquasola. Nella fotografia si vede l'estensione del tratto di mura che, in profondità, giungono fino al livello stradale della adiacente galleria Nino Bixio. Naturalmente il progetto è stato adeguato al ritrovamento e dunque in futuro sarà possibile vedere le mura dall'interno dell'autosilo, ma si tratterà di un piccolo frammento della grandiosa muraglia che è stata demolita per poter realizzare la pregevole piazza Corvetto, eccezionale snodo della viabilità cittadina. Per dare ai lettori un'idea di come fosse sistemata questa porzione della cinta muraria, riproduciamo, per gentile concessione del Centro di Documentazione per la Storia, l'Arte e l'Immagine di Genova, alcune immagini precedenti alla demolizione dei bastioni.
La prima immagine è un acquerello che raffigura la antica porta dell'Acquasola, dipinto da anonimo: vi si vedono chiaramente le mura, la porta di accesso alla città e il fossato antistante; per comprendere la loro ubicazione bisogna affidarsi alla svettante villa torrita (per lungo tempo sede del Museo dell'Attore) che è tuttora al suo posto, e al campanile della chiesa di Santa Caterina che le sta a fianco. La seconda è una porzione del Progetto di Circonvallazione a Monte, redatto il 12 maggio 1856 e firmato dagli architetti Domenico Cervetto e Carlo Cecchi, nonché dal capo d'opera Angelo Descalzi, che indica chiaramente come si sviluppassero le mura fra i bastioni della Villetta Dinegro e quelli dell'Acquasola; le case colorate in rosa sono quelle, non ancora edificate, di via Palestro; si noterà che non c'è neanche il progetto della piazza Corvetto, evidentemente non ancora prevista. In questa immagine è evidenziata, con un cerchio rosso, la porzione di mura affiorate durante la costruzione del parcheggio.
top Tranvie elettriche Il design dei pali a traliccio
Il trasporto pubblico a Genova all'inizio del Novecento comprendeva diverse linee tranviarie, che avevano sostituito o integrato quelle trainate dai cavalli. La società che le gestiva era l'UITE (Unione Italiana Tranvie Elettriche) la quale, per sostenere la rete aerea di cavi elettrici laddove non era possibile ancorarla ai muri degli edifici, si era servita di un particolare tipo di pali metallici che in molti punti della città sono tuttora rimasti a reggere sé stessi o a sostenere qualche altra funzione. I pali erano realizzati a traliccio. Ve n'erano di due tipi: il più antico si costruiva chiodando a caldo fra due travi a T, i ferri piatti di collegamento secondo un laborioso processo costruttivo che non si poteva certo definire industrializzato. In seguito il traliccio venne semplificato: i ferri piatti erano semplicemente saldati internamente alle due putrelle. Il risultato finale era un'asta leggera, traforata, meno impattante sul quadro urbano circostante di quanto avrebbe potuto essere quello di un palo di legno o di un tubo metallico. La forma di questa asta era a cuspide, una specie di minareto o meglio: un ago puntato verso il cielo. Spesso la punta di questo stelo era verniciata di bianco, mentre la parte sottostante era dipinta in verde scuro. Su questa base è stato talvolta montato un ulteriore palo, atto a sostenere qualche altro impianto elettrico. L'intreccio del metallo oggi è quanto di meglio possa trovare un rampicante per salire verso il cielo, ma la scrupolosa manutenzione dell'epoca evitava che ciò accadesse. Nelle immagini che riproduciamo qui, vediamo i sostegni metallici in due foto dell'epoca, la prima in via Corsica, a sinistra del quadro visivo, la seconda in piazza Tommaseo (non ancora spianata definitivamente) dove il palo UITE è appena percepibile in fondo alla staccionata. L'immagine contemporanea proviene invece dalla Val Bisagno ed è stata scattata proprio davanti alla grande autorimessa degli autobus di Gavette.
top Vetro armato Sassolini di vetro con una rara struttura
Forse sarà capitato anche a voi, cercatori di sassolini di vetro nelle spiaggie ghiaiose della Liguria, di trovare frammenti che incorporano una rete metallica (nella foto è quello in alto a destra). Nella scala di valori (da 1 a 8) dei sassolini di vetro, un frammento di vetro armato viene al terzo posto, dopo le biglie di vetro corroso e i sassolini rossi; seguono i vetri blu, azzurri, marrone, bianchi e ultimi i verdi, diffusissimi. La rarità dei frammenti di vetro armato sta appunto nella loro struttura: all'interno della lastra di vetro c'è una rete metallica che, anche in caso di rottura del vetro, mantiene la lastra al suo posto. Dunque non c'è motivo di gettare via il vetro neanche quando è rotto. Il vetro armato fece la sua comparsa già alla fine dell'Ottocento. Il suo impiego prevalente era quello di costituire la parte illuminante dei lucernari ricavati nelle falde di copertura di negozi, laboratori, depositi e vano scale degli appartamenti. Questi lucernari, benché protetti superiormente da una ulteriore e robusta rete, potevano essere soggetti a crepe e frantumazioni per i motivi più imprevedibili. La pubblicità dell'epoca ne raccomandava l'uso sia per la sicurezza in caso di rottura, sia per motivi di antifurto, giacché il taglio col diamante della lastra di un vetro armato è assolutamente inefficace (e comunque molto più rumorosa, dunque più sicura). Nell'illustrazione dell'epoca, per quanto approssimativa, si vede il procedimento costruttivo che impiegava almeno cinque persone. Sul vetro fuso colato dal crogiolo in una vasca rettangolare, veniva fatto scorrere un carrello che srotolava la graticola di filo metallico (ovvero una rete) la quale perciò affondava nella pasta di vetro, dove poi veniva tesa in modo da risultare completamente imprigionata nello spessore della lastra, che era di soli tre millimetri. Un taglio successivo eliminava gli sfridi di lavorazione, lastra per lastra.
top Fibre ottiche L'aggressione dei cavi nelle facciate Gradualmente si stanno diffondendo sulle facciate degli edifici storici, nelle nostre città, gli apparati delle fibre ottiche di connessione alle reti telematiche con le quali ormai sempre più intensamente vengono trasferiti dati, spettacoli, conversazioni e quant'altro in precedenza viaggiava via telefono o via radio. L'impatto visivo non è trascurabile se si pensa che ogni rete locale di fibre ottiche necessita di un armadietto zonale (centralina), cavidotti per la protezione (cioè tubi per l'alloggiamento dei trefoli), cassette per la distribuzione condominiale e cassette per la dislocazione puntuale. Tutti questi materiali aggiuntivi vengono installati in posizioni accessibili e solo l'impianto di base è occultato nel cavidotti sotterranei (generalmente sotto strada o sotto marciapiede). L'immagine della città è dunque quella di una ragnatela che va ad aggiungersi alle già numerose installazioni (pubblicità, insegne, illuminazione, segnaletica direzionale, ecc.) con una complessità tale che rischia di annullare la bellezza prismatica dei nudi volumi edilizi visibili nelle fotografie ottocentesche. Il fatto è che l'argomento non ha finora avuto una dignitosa accoglienza nelle considerazioni estetiche, essendo pressoché esclusivo il suo interesse economico e tecnologico. L'evoluzione del fenomeno è così veloce da impedire una sua sedimentazione in termini culturali in senso ampio. Il progetto Socrate venne annunciato nel 1995 da Telecom Italia: prevedeva di dotare l'intera Penisola di una rete di fibre ottiche che, città per città, avrebbe dovuto raggiungere casa per casa. Ma già nel 1998 questo progetto venne abbandonato, mentre i lavori erano in corso, in quanto nel frattempo era stata sviluppata la tecnologia ADSL (Asymmetric Digital Subscriber Loop) che ha permesso di intensificare la portata della esistente rete telefonica costituita dai due minuscoli cavi in rame (il noto doppino). Nondimeno c'è stato chi ha trovato il modo di combinare l'ADSL con l'ATM (Asyncronous Transfer Mode), cioè con la fibra ottica. Al posto di Telecom sono subentrate dozzine di società in grado di offrire ai clienti un'ulteriore potenza connettiva. Queste società possono utilizzare tutte le maglie della rete Socrate laddove esistano, ma dove non esistono, portano la loro infrastruttura sulla facciata delle case, proprio come nelle foto di questo articolo. È sufficiente che il condominio sia d'accordo. E la città? Sta a guardare. Ma c'è un problema. Sono sufficienti 4 canali televisivi sullo stesso cavo? In Telecom sono certi che sono sufficienti e che la gestione dei canali sara' un gioco da ragazzi. Bisogna però togliere di mezzo il telefono, o meglio, non far transitare il segnale telefonico sullo stesso cavo utilizzato per la TV. E c'è chi propone di non portare un secondo cavo in tutte le case degli italiani, ma di arrivare sui tetti e di attaccarsi ai fili delle antenne della televisione, che tanto non servirebbero più. Con un bel risparmio e maggiore disponibilità da parte dei condomini, che non amano farsi trapanare i muri di casa.
top C'é su BCULT Guida ai contenuti di BCULT
Il file allegato (in formato rtf, 14 Kb) contiene l'elenco dei materiali pubblicati.
Disponendo di questo file (che può essere archiviato a parte sul proprio hard-disk) si riesce a trovare rapidamente l'argomento cercato inserendo la parola chiave nel menù che discende dal comando "Modifica/Trova", posto nella prima barra superiore del programma "Word" per chi è in ambiente Microsoft (analoghi strumenti sono offerti dall'ambiente Mac). Con tale informazione si può tornare al sito web ed aprire solo il numero della newsletter che interessa. L'indice è organizzato con la seguente logica: titolo, via o luogo, località. Dunque la parola chiave può essere scelta in uno di questi tre campi. La redazione provvederà in futuro ad aggiornare il file di repertorio.
top Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini e Marina Mannucci. Per ricevere BCULT è sufficiente inviare un'email a info@tavolidellacultura.net, specificando la richiesta. Scrivici a quest'indirizzo anche per informazioni su BCULT e per eventuali modifiche dei tuoi dati personali. Potrai revocare la tua iscrizione alla newsletter quando vorrai, semplicemente mandandoci una mail con soggetto Rimuovi. |