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BCULT newsletter n.31

BCULT newsletter n.31
Settembre 2007

Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria

Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Cesare Gobbo, Giovanna Sartori , Fernando Bianco, Alessio Stretti, Marina Mannucci.
 

Arte e pensiero

Non credo alle tendenze. Se, come me, si pensa all'arte come al vasto delta di un fiume, formato da tanti canali di larghezza, profondità e velocità variabili, allora la questione non è più scegliere soltanto quelli più ampi e che si muovono più rapidamente, ma anche esplorare quelli più piccoli, più lenti, ma talora più profondi; o quelli che si distaccano.
Roberto Storr, Direttore della 52° Mostra di Arti Visive alla Biennale di Venezia, in una intervista apparsa sull'inserto Vernissag del Giornale dell'Arte n. 83, Giugno 2007

La pittura fa impazzire. A furia di scavare nei dettagli, diventi suonato. Questo qui ha capito il trucco dei colori alternati e delle tinte dominanti. Poi lungo la strada si è dimenticato la follia ed ha ridotto l'arte alle regole dell'arte. Risultato: è qui invece che al Louvre,
Luigi a Milan, in un museo di provincia. Dal film L'uomo del treno di (2002) Patrice Leconte, 2002

Il linguaggio della società aperta presuppone in ciascun individuo la coesistenza di molteplici identità: civili, estetiche, etiche, religiose (fra esse l'identità creata dall'arte: "L'arte consente di vivere molte vite" spiega a Nafisi il regista Mohsen Makhmalaf, che a forza di filmare e guardare ha abbandonato il fondamentalismo).
Barbara Spinelli, Vivere nel vuoto, articolo scritto per La Stampa del 17 settembre 2006

Rientra in te stesso e guarda; e se non vedi bello te stesso, fa come lo scultore che taglia, porta via, fa levigato e puro il marmo che deve diventare bello, finché non esprima un bel volto di statua; così anche tu togli via il superfluo, raddrizza quanto è storto e, purificando ciò che è oscuro, fallo essere luminoso, e non cessare di elaborare la tua statua, finché il divino splendore della virtù non rifulga al tuo sguardo. Se diverrai tale e tale ti vedrai, intieramente e solo luce vera, divenuto ormai tutto vista, fidando in te e pervenuto ormai a non avere più bisogno di guida, guarda attentamente; ché solo quest'occhio spirituale vede la grande bellezza. Giacché né l'occhio può mai vedere il sole, se non fatto simile al sole; né l'anima può vedere il bello, se non fatta bella.
Plotino, Enneadi (I°, 6, 9), circa 260 d.C.

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link immagine: rasiera - apre il link in nuova finestra, 71 Kb Restauro del mobile antico
La falegnameria storica

La stagione dei restauratori improvvisati è in declino. L'evoluzione della cultura ha messo finalmente in luce che questa professione non si può praticare senza una robusta preparazione di base ed una sincera passione per gli oggetti da curare.

link immagine: restauro del mobile antico  - apre il link in nuova finestra, 23 Kb Non basta avere frequentato la Scuola di Restauro di Firenze, l'argomento è infatti vastissimo e richiede un lungo tirocinio, molte esperienze. Ogni mobile antico ha una sua personalità ed è fatto con una combinazione di materiali che trova collocazione solo nell'epoca e nel luogo di origine.

L'esperto restauratore osserva a lungo il suo pezzo prima di iniziare a trattarlo. Guardando il mobile e confrontandolo con ciò che si ha nel link immagine: restauro del mobile antico  - apre il link in nuova finestra, 27 Kb proprio bagaglio di esperienze, si riesce già ad individuare la scuola di falegnameria da cui discende. Dunque è importante conoscere la falegnameria storica, i suoi localismi, i legni preferiti per gli assemblaggi, le soluzioni di incastro, le usanze.

La forma dei piedi, in un mobile antico, è come un'impronta digitale. Le sue innumerevoli varianti possono tradire il restauratore improvvisato. Uno studioso attento riesce invece a scoprire anche le contraffazioni di un secolo fa. Una conoscenza del mobile italiano non è sufficiente: bisogna sapere individuare anche l'impronta francese, quella spagnola, quella olandese…

D'accordo: ci sono i libri che aiutano. Ma occorrerebbe anche una buona base culturale nei committenti. Il che non è sempre disponibile. C'è una storia del legno, che va conosciuta. Uno spartiacque divide i mobili, a questo proposito, verso la metà del 1700. Quelli fabbricati prima del 1750 sono essenzialmente stabili. Quelli costruiti dopo, seppure da bravi artigiani, rischiano di 'muoversi' quando cambiano le caratteristiche ambientali, ad esempio se c'è una variazione di umidità. Questa diversità dipende dalla stagionatura del legno. Un tempo il legno veniva lasciato stagionare due anni dopo il taglio. Non solo: il taglio veniva praticato solo con la luna giusta (linfa a scendere).

Ora questa sapienza s'è persa completamente, ma già da un secolo e mezzo si è accorciata la stagionatura. È dunque assai importante che il bravo restauratore disponga di un deposito di legni storici. Come se lo procura? Capita sovente di dover restituire funzionalità a mobili che l'hanno persa per colpa di urti o, più spesso, di insetti e larve. La sostituzione di una gamba, nei mobili antichi, è spesso necessaria.

Mai buttare via quelle vecchia, anche se tarlata. E comunque prima di fare l'amputazione si devono sperimentare le tecniche di imbibimento con sostanze chimiche. S'intende che un mobile non è come il dipinto di una Madonna, però è un'opera d'arte: arte applicata. Basti pensare ad un umile ma basilare strumento: la rasiera. Questa lama (prima foto), opportunamente sagomata come una dima, sfrega sul legno recidendone il pelo senza scavare come una pialla, né facendolo ondeggiare come un abrasivo. Il risultato della rasiera è una superficie perfettamente liscia e naturale. Però per avere una rasiera efficiente bisogna sapere come lavora, e dunque tenerla affilata con le tecniche manuali e povere di trecento anni fa.

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link immagine: sedia a dondolo - apre il link in nuova finestra, 72 Kb L'isola che c'è o almeno che ci dovrebbe essere
La fabbrica del riciclo

Fra le cosiddette isole ecologiche ce ne sarebbe una che potrebbe servire ad aumentare nella gente la cultura della conservazione e del riciclo. Nonostante questa proposta sia stata già presentata alcuni anni fa e che AMIU di Genova l'abbia da poco fatta propria, lanciandola col nome La fabbrica del riciclo, la cosa non si muove come dovrebbe. Eppure a Torino e Roma questa idea lavora e produce reddito e cultura già da tempo.

In pratica si tratta di trovare uno spazio coperto abbastanza capiente presso cui conferire gli arredi domestici che oggi finiscono presso la discarica dei rifiuti urbani. Entro questo spazio verrebbe fatta una scelta che conduce a due destinazioni: i materiali da conservare nella forma originaria e quelli da smontare nei componenti da avviare alle rispettive filiere: maniglie, marmi, vetro, legno…

Nell'isola del recupero, dopo questa scrematura, si potrebbe già avere un'area di mercato per la vendita degli arredi direttamente ai cittadini oppure ai grossisti di modernariato e a ditte di restauro. Anche i componenti avrebbero un loro mercato, e, ovviamente lo avrebbero le materie prime. Il commercio di questi prodotti sarebbe rivolto a una fascia di mercato assai competitiva, dunque con un numero molto alto di clienti potenziali. La gestione di una simile attività dovrebbe produrre quanto meno il pareggio di bilancio, se non un vero e proprio utile (che andrebbe investito nella raccolta dei rifiuti solidi urbani). L'esistenza di una struttura come quella descritta consentirebbe di svolgere corsi e condurre visite scolastiche, promuovendo il gusto della conservazione anziché quello dello spreco.

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link immagine: fresatrice - apre il link in nuova finestra, 47 Kb Fresatrice Simar
La prima motozappa costruita in Europa

Durante i lavori per l'allargamento dello svincolo dell'aeroporto, a Cornigliano (Genova) nel 1998, lo scavo del terreno mise in luce un attrezzo agricolo seppellito più di cinquant'anni prima. La scoperta non raccolse interesse da parte di nessuno.

Gli operai addetti allo scavo procedettero alla distruzione della collinetta con le benne meccaniche, sbriciolando anche l'aggeggio metallico che era emerso. Ci fu solo una pausa momentanea, giusto per verificare che l'ordigno non fosse una mina o qualcos'altro di esplosivo. La sepoltura era stata fatta in modo accurato: si comprendeva benissimo che l'occultatore del mezzo aveva usato l'unico accorgimento valido per nascondere un oggetto prezioso. Infatti la macchina appariva ancora indenne, non compromessa dalla sepoltura, non arrugginita e probabilmente, con una cura meticolosa della sua pulizia, avrebbe anche potuto riprendere a funzionare.

Sembrava di assistere ad un evento simile, fatte tutte le dovute proporzioni, a quello che a Xi'an nello Shaanxi, in Cina, ha portato alla scoperta dell'esercito di terracotta dell'imperatore Qin Shi Huang. Abbiamo fatto in tempo a catturare un frammento dell'oggetto: la sua targa; una specie di carta d'identità, che è quella che vedete nella fotografia.

Con questo documento, dotato di uno spirito comunicativo esemplare, siamo riusciti a sapere quello che era nel 1940, quando venne nascosta sottoterra perché non venisse rubata mentre il suo padrone era sfollato. La fresatrice agricola Simar era una motozappa: la prima motozappa costruita in Europa. La fabbrica che la produceva era svizzera e si trovava a Ginevra, dove operava già dal 1918: Société Industrielle de Machines Agricoles Rotatives. Ecco perché la targa dice TYPO invece di TIPO.

In Italia era stata brevettata nel 1932 e l'unica CONCESSIONARIA PER L'IMPERO era una ditta di Roma. All'epoca dell'acquisto il nostro Paese non aveva ancora subito le sanzioni che portarono all'autarchia, sicché era possibile lubrificare la macchina con un olio inglese (come raccomandato dal costruttore). Una storia della SIMAR si può leggere, con foto, sul sito www.bungartz.nl/hist-simar.html sebbene il typo nascosto a Cornigliano non sia citato fra i tanti che la società svizzera ha prodotto.

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link immagine: Perti - apre il link in nuova finestra, 72 Kb Perti
Testimonianza cristiana vicino alla Via Iulia Augusta

La più antica testimonianza cristiana trovata in Liguria venne alla luce nel 1979 a Perti, accanto a questa chiesa. Si trattava di una lastra di laterizio, una specie di tegola, realizzato per coprire la tomba di Lucius, un bambino di nove anni. Il coperchio del tumulo, in argilla, venne inciso prima della cottura. Esso è datato al 362 dopo Cristo.

Insieme al nome del bimbo conserva i simboli della sua religione. La chiesa di Sant'Eusebio, che vediamo oggi, è stata impostata otto secoli dopo, sui resti di quelle paleocristiane ripetutamente demolite dalle truppe di passaggio. Per sua sfortuna, Perti si trova nei pressi della via Iulia Augusta, l'unica strada romana che attraversava la Liguria in un posto altrimenti impercorribile. Chiunque volesse transitare in zona, si trovava al cospetto di una comunità dalle radici antiche: gli scavi per costruire la rotabile hanno messo in luce una necropoli abbastanza vasta.

La chiesa ha un campanile a vela, assai raro in Liguria. Esso svetta sull'abside e dona alla composizione una inconsueta eleganza (trattandosi di un manufatto di epoca romanica). Accanto alla chiesa c'è una sua estensione, realizzata in epoca barocca. Questo edificio è curiosamente incastrato in un apposito cratere scavato nel tufo: si può girare intorno alla sua base camminando nello stretto cunicolo rimasto fra le mura e la roccia. Le sensazioni trasmesse ai visitatori da questo complesso esorbitano da quelle puramente spirituali e, insieme al fascino del paesaggio del Finale, meritano una visita accurata ma anche, da parte degli enti preposti, la rimozione delle indegne appendici in vetrolux che qualcuno ha installato proprio sulla facciata.

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link immagine: ficus elastica  - apre il link in nuova finestra, 40 Kb Alberi longevi
Cercasi specie botaniche liguri

L'area geografica della Liguria, una delle regioni più boscate del Paese, è particolarmente ospitale per tante specie botaniche, sia che appartengano alla flora alpina che a quella mediterranea e perfino a quella tropicale. Non stupisce, dunque, che in questa area prosperino alberi longevi che rappresentano anche veri e propri record link immagine: Teccio di Gamba - apre il link in nuova finestra, 44 Kbdimensionali per la propria specie.

Vogliamo fornire ai nostri lettori una serie di indicazioni utili per rintracciare sul posto, qualora vogliano recarvisi a vedere questi prodigi della natura che sono il prodotto della cura consapevole dell'uomo. Gli alberi in questione infatti non sono spontanei ma, fin dal loro impianto, sono frutto della cura appassionata di persone che hanno una vera cultura botanica e silvana. link immagine: avocado - apre il link in nuova finestra, 44 Kb

Nel comune di Mallare, nei pressi della località Eremita situata sulle pendici del Monte Alto, si possono ammirare i faggi di Benevento: un gruppo che comprende soggetti di enormi dimensioni; per andarci bisogna prendere la strada (sterrata) che valica l'Appennino e conduce a Quiliano, lasciando l'auto vicino al cippo dedicato ai Partigiani. Altri faggi altissimi sono quelli della Barbottina, una vallecola che si trova nel comune di Calizzano, a destra della strada che dal capoluogo sale al passo del Melogno, un chilometro prima di arrivare alla sommità del valico.

A Bordighera, nei giardini che attorniano la Biblioteca Bicknell, si possono ammirare due piante prodigiose: un Ficus elastica colossale e un glicine di proporzioni così corpose che è stato ancorato alla facciata delle biblioteca.

Nei pressi di Osiglia sopravvive l'ultracentenario castagno detto Teccio di Gamba. A Lusignano, frazione di Albenga, lungo la strada per Villanova c'è un enorme fico. A Taggia, lungo Strada Ponti (versante sinistro del Torrente Argentina) prosperano due avocado, Persea americana, più alti della casa a cui sono affiancati.

Pochi mesi fa è caduto a Murialdo il castagno dei Pindaneda, un albero seccatosi sessanta anni prima, ma rispettato perché al suo interno era stato ricavato un capanno. Alla Cervara c'è il più grande glicine della Liguria, mentre a Diano Marina, sul lungomare, è presente una sequoia di notevoli dimensioni e dal tronco sdoppiato.

Su questo argomento ci piacerebbe ricevere ulteriori segnalazioni da parte dei lettori.

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link immagine: San Torpete - apre il link in nuova finestra, 47 Kb Stage con Unige
San Torpete

L' organo della chiesa di Santa Maria Immacolata e San Torpete, a Genova, è uno strumento composito che ha subito nel corso del tempo numerose trasformazioni e manomissioni. Il nucleo più antico è costituito dalle canne di facciata, opera di Carlo Prati (1617-1700), comprendente un somiere tipico della scuola ligure del '700 e di un assortimento di canne principalmente opera di Giuseppe Franzetti che, pur operando nel XIX secolo, inserì anche canne dalle caratteristiche tipiche della scuola ligure del '700. Il somiere è una grande cassa collegata al mantice, che distribuisce l'aria in modo uniforme nelle canne. Ogni tastiera è collegata a un corrispondente somiere e a un particolare settore di canne.

Nel 1876 l'organo subì un pesante intervento di trasformazione da parte di Giovanni Mentasti, che ne alterò pesantemente la già ambigua configurazione. Salvo interventi di manutenzione, per quasi un secolo non viene ritoccato nulla fino all'intervento di restauro portato a termine nel 2007 dal laboratorio Dell'Orto & Lanzini, che ha restituito all'organo una più uniforme impronta settecentesca, secondo i canoni stilistici della scuola ligure a cui il nucleo originale ancora si richiama, con un timbro abbastanza chiaro del suono. Le canne di metallo sono ad anima aperta (cioè aperte nella zona superiore) ed hanno una lega stagno-piombo al 30%.

La tastiera, come nella maggior parte degli organi che venivano costruiti in Italia nel XVIII secolo, possiede una sola fila di tasti e ha un'estensione piuttosto limitata: la prima ottava è corta, in gergo musicale scavezza. Significa che la prima ottava non ha la successione delle note come nelle ottave normali (che seguono ad essa): inizia dal tasto Mi a cui, però, corrisponde la nota Do; al tasto Fa# corrisponde la nota Re mentre al tasto Sol# corrisponde la nota Mi. A causa di questo, nella suddetta ottava mancano 4 note: Do#, Mi bemolle, Fa# e Sol#). Questa tastiera, chiamata anche manuale, dispone complessivamente di 45 leve dei tasti in tiglio, con coperture di bosso (diatonici) e noce placcato ebano (cromatici).

La pedaliera è costituita dai classici 8 pedali costantemente uniti alla tastiera. I registri, ovvero una serie di canne di uguale tipo, con effetto timbrico omogeneo, sono azionati da pomelli posti al lato della tastiera. Questi registri hanno i seguenti nomi: Principale, Ottava, Decimaquinta, Decimanona, Vigesimaseconda, Vigesimasesta e Vigesimanona, Cornetto a 2 fiati (dal Do3), Flauto in ottava, Voce umana (dal Do3).

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C'é su BCULT
C'è su BCULT

Il file allegato (in formato rtf, 14 Kb) contiene l'elenco dei materiali pubblicati.

Con questo file si riesce a trovare rapidamente l'argomento cercato inserendo la parola chiave nel menù che discende dal comando 'Modifica/Trova' posto nella prima barra superiore del programma 'Word' per chi è in ambiente Microsoft (analoghi strumenti sono offerti dall'ambiente Mac). Con tale informazione si può tornare al sito web ed aprire solo il numero della newsletter che interessa.
L'indice è organizzato con la seguente logica: titolo, via o luogo, località. Dunque la parola chiave può essere scelta in uno di questi tre campi. La redazione provvederà in futuro ad aggiornare il file di repertorio.

 
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