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BCULT newsletter n.30

BCULT newsletter n.30
Luglio - Agosto 2007
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Marina Larcher, Eros Chiasserini, Gian Paola Pezzi, Stefano De Ferrari, Domenico Russo, Agostino Nicolini, Claudia Diaspro, Marina Mannucci.
 
Arte e pensiero

Natasha: È stato influenzato negativamente dalle donne, prima fra tutte mia madre.
Jeanne: Non le piaceva l'arte?
Natasha: Si, l'adorava, ma a modo suo. Avrebbe voluto che fosse un artista creativo, cosa che lui non è assolutamente. È troppo critico con sé stesso e troppo indulgente con gli altri.
Jeanne: Dipinge?
Natasha: No, per niente. Ma lei avrebbe voluto un pittore, o un architetto, o un musicista, o uno scrittore, purché fosse un artista.

Erich Rohmer, da Racconto di primavera, 1989

Il merluzzo, lo stoccafisso e il baccalà sono la stessa cosa. Bene. Sono anni che cerco di memorizzare questo concetto. Niente. Non mi riesce. Tale e quale con l'acquavite e la grappa. E il rimmel e il mascara. Lo chiedo in ginocchio. Per pietà mia e di tutte le memorie deboli. Evitiamo l'eccedenza. O facciamola almeno diventare arte.
Luciana Littizzetto, Sola come un gambo di sedano, Mondadori, Milano, 2004

Il compositore Karlheinz Stockhausen lodò l'immaginazione e la precisione con cui fu eseguito l'attentato alle Torri Gemelle e definì il crimine "la più grande opera d'arte immaginabile nell'intero cosmo".
Andrei S. Markovits, La nazione più odiata, Einaudi, Torino, 2007

Diverso. Inflessibile. Assurdo. Sexy. Fluido. Personale. Sono alcuni degli aggettivi che critici ed estimatori hanno affibbiato ai lavori di Mike Giant, il poliedrico artista newyorkese che vive e lavora ad Albuquerque, nel New Mexico. I suoi disegni sono inconfondibili a prescindere dal supporto scelto da Giant: la pelle umana, l'intonaco di un muro o la carta. Perché Giant è un graffitaro e un tatuaggiasta, ma uno di quelli che con le sue (sic) mani sfiorano il cielo dell'arte...
Tratto dalla rubrica Arte del mensile GQ (Gentleman Quality), Giugno 2007

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link immagine: Genova, Sant'Ilario, cappella in Via Tasso  - apre il link in nuova finestra, 71 KbTrinità a Sant'Ilario
Il brivido della cappella in Via Tasso

C'è una cappella in via Tasso, a Sant'Ilario di Genova, in cui l'affresco di ispirazione religiosa che decora la parete principale, presenta l'inquietante raffigurazione della Trinità con l'immagine di una persona dai tre volti.

Ci sono illustri precedenti a questa invenzione, giacché si pensò di rappresentare la Trinità (un concetto in realtà assai difficile da illustrare) come figura umana costituita da un solo corpo e da tre teste, una sola sostanza che si manifesta con tre volti diversi. Troviamo una delle poche superstiti soluzioni iconografiche di questo tipo in uno dei capitelli gotici della collegiata di Alquézar (in Aragona) dove la scena della Creazione di Adamo mostra appunto un Creatore con tre teste. Si fa fatica oggi a capire come potessero essere ospitate nei luoghi di culto immagini che a noi appaiono decisamente mostruose. C'è anche un volto trifronte, detto appunto della Trinità, nella chiesa di San Pietro a Perugia. Prevalgono però i tentativi di rappresentare la Trinità con tre figure distinte, magari identiche, come nel dipinto di Jean Fouquet La trinità e tutti i santi.

Qui a Sant'Ilario si vede una sola persona, ma ha la stereoscopia dei tre volti, i quali guardano il corpo di una defunta mentre l'anima di costei aleggia alle spalle della divinità. La cappella è stata restaurata nel 1860, come recita una lapide murata sull'esterno, ma anche in tempi più recenti, si direbbe, giacché è tenuta benissimo. Chi volesse recarsi sul posto e provare il brivido che incute l'opera, deve farsi tutta la salita di Via Tasso, che parte dalla Società Operaia e arriva fino al crinale. È preferibile salire a piedi, anche se certi anziani vanno su e giù con i quad.


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link immagine: Genova, mulini di Nervi  - apre il link in nuova finestra, 85 KbMolini di Nervi
Peschiere, pastifici e industrie della passeggiata del torrente

BCULT ha partecipato alla passeggiata lungo il torrente Nervi alla riscoperta dei mulini che operavano un tempo per la fornitura di farine alla comunità nerviese. Ma non si trattava solo di mulini: c'erano pastifici e altre industrie che traevano dall'energia idrica la forza per la produzione in larga scala. link immagine: Genova, mulini di Nervi  - apre il link in nuova finestra, 76 Kb

L'acqua del torrente era assai più importante dell'acqua di mare, dove pur si estendeva l'attività di pesca degli abitanti di questo Comune (indipendente fino al 1924, quando fu assorbito dalla Grande Genova). Infatti l'acqua del rivo ha un regime torrentizio e nei periodi di siccità era scarsa. Sicché i mugnai, e anche gli orticoltori distribuiti lungo il corso d'acqua, creavano delle riserve: vere e proprie peschiere.

Un ingegnoso sistema di accumulo delle acque dette luogo nel 1552 a una curiosa controversia del suo ideatore, Antonio Roderio: voleva l'esclusiva dal Senato della Repubblica, con relativo privilegio economico!

Ecco le sue parole, trascritte dal documento conservato nell'Archivio di Stato di Genova:

Espone umilmente Messere Antonio Roderio devoto suddito di Vostra Eccellenza e Signorie Illustrissime, si come pensando in che modo possa servirle e fare utile al publico e ornamento alla città, nata occaxione della gran sicita di questa estate, considerando la difficoltà nel maxinare ne i tempi estivi e penuria di acque, ha pensato, e, ritrovato, un modo che in quei tempi che con pochissima spesa, si maxinerà un terzo più di quello che ne sogliono fare, detti molini, e così ogni edificio d'aqua. E perché ogn'uno possi con migliore animo, studiare e, attendere, al ben publico l'Eccellenza e Signorie Vostre Illustrissime si come sogliono fare a gl'altri fare gratie cosi le supplica si degnino a esso Messere Antonio concedere, privilegio per decreto publico, che per diece anni, nessuno possa valersi di tal inventione e modo, e instrumento, o forma senza espressa licenza e consenso di esso sopp.te con pena de £ 25 applicati metà al fisco e metà a esso sopp.te toties quotis (.) provederli di rimedio che non possa esser defraudato esso sopp.te il quale sempre tuto volto et tuto pronto in suo servitio a pensare e travagliare per benefitio utile et ornamento della loro città e dominio. Al quale prega nostro Santo Dio felicissimamente le conserve.


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link immagine: rulli compressori - apre il link in nuova finestra, 53 KbMonumenti semoventi
Rulli compressori del 1940 e del 1970

Ogni tanto ci si imbatte in qualche oggetto metallico monumentale. Una macchina semovente di grande effetto scenografico, molto pesante, ormai inutile e comunque inutilizzata (forse perché superata dalla tecnologia). Questi relitti giacciono qua e là nel paesaggio. Talvolta diventano gnomoni topografici: Gira a destra dopo lo schiacciasassi.

link immagine: rulli compressori - apre il link in nuova finestra, 46 Kb Si tratta di oggetti che documentano lo stato dell'arte che li ha prodotti nel momento storico in cui servivano. Oggi hanno perso la funzione, ma noi crediamo che conservino un valore culturale e constatiamo che non c'è nessuno ad occuparsene. Solo le locomotive a vapore hanno trovato un nuovo ruolo per sé stesse: arredare un'area gioco per bimbi, o qualificare una rotatoria stradale. Vi presentiamo qui due oggetti che appartengono alla serie descritta.

Il primo è un rullo compressore da 6 tonnellate costruito nel 1940 dalle Officine Marini di Alfonsine: ha le fattezze di un agile giocattolo di legno ed una purezza stilistica assolutamente pregevole; il manovratore non ha una cabina, perché è la macchina che svolge tutto il ruolo di scena.

Il secondo è un oggetto più recente, pesa sei tonnellate ed è stato costruito nel 1970 dalla Weiherhammer Motor Strassenwalzen e sul mercato dell'usato se ne può ancora trovare funzionanti, a un prezzo di 3.500 euro. La Marini venne fondata nel 1900 ed esiste ancora, seppure ormai controllata dalla francese Fayat, ed è specializzata nella costruzione di macchine stradali, in particolare i ferri da stiro (si chiamano proprio così: sono le macchine che stendono l'asfalto in modo perfettamente piano sul sottofondo stradale).

Anche la fabbrica tedesca è tuttora presente sul mercato. Nessuna delle due, però, ha un museo della antica produzione propria. Sorge dunque spontanea la proposta di rendere a questi oggetti l'onore di una testimonianza: quella di aver compiuto il lavoro che adoperiamo tutt'oggi, cioè la strada lungo la quale sono stati abbandonati. Basterebbe elevarli su un piedistallo, scrostare la vernice obsoleta, rimuovere la vegetazione che li avvolge e rimetterli esteticamente in ordine. Parlerebbero da soli e direbbero: ho fatto qui il mio ultimo lavoro.


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link immagine: Ferrada di Moconesi, via Colombo - apre il link in nuova finestra, 67 KbArchitettura aliena a Ferrada
Frammento dei quartieri INA nella Fontanabuona

C'è una casa, in via Colombo 55 a Ferrada di Moconesi, che si nota subito per la differenza dal contesto edilizio tipico della Fontanabuona. Sembra un frammento dei quartieri INA degli anni Cinquanta, già visti in giro per l'Italia, soprattutto nel Lazio e in Maremma. BCULT ha potuto visionare gli archivi in cui questa casa ha lasciato traccia di sé.

link immagine: Ferrada di Moconesi, via Colombo - apre il link in nuova finestra, 67 Kb Gli elaborati sono anonimi, provvisti solo del timbro (a firma dell'ingegner Foglia, Capo del Genio Civile di allora) che ne approva il contenuto. Però, dalla corrispondenza intercorsa, si può affermare che il progetto venne eseguito dall'ingegner Giuseppe Nebbia, per conto del Comune nell'autunno del 1956.

Il progetto esecutivo della casa, con sei alloggi, venne approvato dal Ministero dei Lavori Pubblici col decreto n. 4749/1957 ai sensi della legge n. 640/1954 che prevedeva la fornitura di alloggi agli abitanti di case malsane (un'indagine del 1953 aveva messo in luce che c'erano a Moconesi 52 locali abitati benché antigienici). Il Comune acquistò l'area per 25 mila lire e la cedette grauitamente allo Stato in quanto la costruzione degli alloggi era condotta direttamente dal Genio Civile.

Nel 1958 però l'area non era ancora nelle disponibilità del Genio Civile. Si ritiene che i lavori siano iniziati l'anno successivo oppure nel 1960 da parte dell'impresa AES di Domenico Badaracco di Chiavari. L'impresa però subì un fallimento; nel cantiere vennero pignorati il montacarichi, le tavole per l'impalcatura e altri attrezzi; i lavori ovviamente furono sospesi.

Dopo tre anni venne approvata dal Ministero, col decreto n. 9930/1963, la contabilità finale ed il collaudo delle opere realizzate fino ad allora. A questo punto l'ultimazione della casa è stata affidata all'impresa Clemente Giovanni su progetto finale dell'IACP approvato dal Provveditorato regionale per le Opere Pubbliche con decreto n. 21087/1964. Da allora però non è più stata fatta alcuna opera di manutenzione su questo immobile che oggi è affidato ad ARTE.


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link immagine: Borzonasca - apre il link in nuova finestra, 57 KbStreet Art
Ritratto del padrone e flotta di battelli di famiglia

S'è persa ormai la tradizione di dipingere le facciate delle case, dilagano invece i graffiti che, nella migliore delle ipotesi, diventano street-art cioè arte da (vedere per) strada. Ci viene dunque sottratto il gusto per le citazioni offerte del committente alla vista del pubblico. Non era solo un fatto di curiosità, ma un'apprezzata anticipazione delle preferenze o link immagine: Vernazzola, Genova - apre il link in nuova finestra, 23 Kbdelle passioni di chi abita o lavora nell'edificio.

La street art è invece l'incursione veloce di un estraneo sulla superficie che è disponibile in quel momento: il suo messaggio prescinde dal contenuto dell'edificio, mentre il trompe-l'oeil dipinto accuratamente sugli intonaci ne dichiara il contesto. Di solito i manieristi incaricati del trompe-l'oeil ritraggono il gatto della padrona dietro ai vetri, oppure un rampicante prediletto, seppure still-life.

Ma solitamente è in gioco la simmetria del palazzo: occorre dipingere finestre laddove non ci sono, per dare un gradimento geometrico che non si percepirebbe in assenza del disegno.

Negli esempi che proponiamo vediamo due curiosità: il ritratto del padrone, che guarda fuori nella penombra della persiana (casa a Borzonasca) e l'intera flotta di battelli posseduta dalla famiglia (casa a Vernazzola, Genova).

Proviamo a immaginare cosa vedremmo oggi sulle facciate della case se riprendesse l'uso di raffigurare tracce della vita attuale dei loro abitanti. Non è semplice, perché il rispetto della privacy a cui siamo nel frattempo assuefatti ci impedisce anche solo l'immaginazione del contesto.


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link immagine: Genova, statue in piazza Fontane Marose  - apre il link in nuova finestra, 44 Kb Le statue celebrative
Stage con UNIGE

È antica e costante la tradizione genovese di dedicare statue onorarie ai cittadini benemeriti. Tale consuetudine ebbe inizio alla metà del 1400 e continuò fino alla fine dell'Ottocento.

I primi esemplari di statue commemorative, risalgono a Genova alla metà link immagine: Genova, statue in piazza Fontane Marose  - apre il link in nuova finestra, 40 Kbdel XV secolo e si conservano in palazzo San Giorgio, edificato nel 1260 dal capitano del popolo Guglielmo Boccanegra. Sempre alla metà del '400, risale la costruzione di palazzo Spinola Luccoli, detto anche dei marmi, in piazza Fontane Marose.

Questo palazzo ospita in facciata cinque nicchie in cui furono collocate statue celebrative; è possibile identificare i personaggi grazie alle epigrafi che li accompagnano, iniziando da sinistra troviamo: Oberto Spinola, capitano del popolo nel 1240, seguito dal figlio Corrado (seconda nicchia).

Nella terza è rappresentato Opizzino, personaggio molto ricco e potente, suocero del marchese di Monferrato; nella quarta è rappresentata una fanciulla di nome Calvot, la nonna di Jacopo ed Eliano Spinola (costruttori del palazzo). La quinta nicchia era stata lasciata vuota per ospitare l'effige di colui che aveva fatto erigere il palazzo, dopo la sua morte; questo però non accadde subito, perciò la statua della quinta nicchia è difforme stilisticamente agli altri marmi coevi all'edificio e, come testimoniano alcuni documenti, è posteriore al 1645.

Queste statue, d'incerta attribuzione, pare furono collocate nelle nicchie entro il 1459, anche se per ora non sonostati trovati documenti in proposito. Se così fosse esse costituirebbero un precedente alle statue di San Giorgio, anche se utilizzate in un contesto diverso: queste sono collocate in una dimora privata e corrispondono al genere dell'epopea familiare. La celebrazione degli eroi di famiglia avrà in seguito grande sviluppo a Genova per il tramite della rappresentazione pittorica, si vedano i casi di Palazzo del Principe, Palazzo Spinola in via Garibaldi e altri.

Molte altre sculture celebrative vennero poste, a partire dal 1471, nell'ospedale di Pammatone, oggi completamente ristrutturato con funzioni di Palazzo di Giustizia. Le statue che si salvarono dai bombardamenti della seconda guerra mondiale sono state poste nei giardini dell'Ospedale di San Martino dove però giacciono in pessimo stato conservativo. Altre ancora, di epoca decisamente successiva, sono attualmente collocate all'Albergo dei Poveri, fatto costruire da Emanuele Brignole nel 1671. I cittadini illustri rappresentati nelle varie tipologie di statue, sono coloro che avevano fatto sostanziali lasciti o donazioni alla città o in particolare agli enti che avrebbero ospitato la loro statua.

È riccamente documentato il fatto che, in base al lascito concesso, il personaggio avesse diritto ad una scultura e ad una posizione più o meno prestigiosa. La larga diffusione della scultura in marmo a Genova, trova giustificazione negli stretti rapporti economici e politici che la città aveva con il bacino carrarese di estrazione. Infatti nel '500 Genova sarà il maggior centro mediterraneo di esportazione di marmi lavorati. Il fenomeno delle statue commemorative a Genova è denso di particolari e dettagli che andrebbero approfonditi, è importante sottolineare che esso costituisce un unicum nel panorama artistico italiano ed è rinforzato dal monumentale Cimitero di Staglieno.


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Il file allegato (in formato rtf, 14 Kb) contiene l'elenco dei materiali pubblicati.

Disponendo di questo file (che può essere archiviato a parte sul proprio hard-disk) si riesce a trovare rapidamente l'argomento cercato inserendo la parola chiave nel menù che discende dal comando "Modifica/Trova", posto nella prima barra superiore del programma "Word" per chi è in ambiente Microsoft (analoghi strumenti sono offerti dall'ambiente Mac). Con tale informazione si può tornare al sito web ed aprire solo il numero della newsletter che interessa.
L'indice è organizzato con la seguente logica: titolo, via o luogo, località. Dunque la parola chiave può essere scelta in uno di questi tre campi. La redazione provvederà in futuro ad aggiornare il file di repertorio.
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