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BCULT newsletter n.29

BCULT newsletter n.29
Giugno 2007
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Sergio Zampichelli, Silvia Viganego, Emanuele Piccardo,
Claudia Diaspro, Marina Mannucci.
 
Arte e pensiero

Daphne Stone non riusciva a decidere che cosa fare del suo pezzo preferito. Come curatrice della galleria d'arte aveva sempre adorato un pezzo senza titolo di Henry Moore, scoperto postumo. Ne ammirava la combinazione di contorni sensuali ed equilibrio geometrico, che catturava contemporaneamente gli aspetti matematici e spirituali della natura. Almeno era quello che pensava fino alla settimana prima, quando si era scoperto che non si trattava affatto di un Moore. Peggio, non era opera di una mano umana, bensì del vento e della pioggia. Moore aveva comprato la pietra per lavorarla, concludendo infine che non poteva migliorare la natura. Ma quando il pezzo era stato scoperto, tutti pensarono che Moore dovesse averlo scolpito. Stone era esterrefatta, e la sua reazione immediata fu quella di ritirare l'opera dall'esposizione. Ma poi si rese conto che la scoperta non aveva alterato la pietra, che conservava tutte le qualità che aveva sempre ammirato. Perché mai ciò che aveva scoperto sull'origine della pietra avrebbe dovuto cambiare la sua opinione su ciò che era adesso, in sé?
Julian Baggini, 37° esperimento mentale in Il maiale che vuole essere mangiato, Cairo, Milano, 2006

Senza saperlo i Greci furono gli inventori del marketing visivo. L'arte greca è stata e resta grandissima sul piano formale, ma nello stesso tempo è pienamente di marketing, perché ha rappresentato uomini e donne secondo un ideale di bellezza valido attraverso i secoli. Bei seni, magnifiche natiche, superbi drappeggi: un naturalismo ideale che perfeziona il vero, mantenendone le proporzioni, e piace ai filosofi come agli schiavi.
Armando Testa, Dalla parte di chi guarda, Allemandi, 1992

A thing of beauty is a joy forever
John Keats, 1795-1817

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Fossili sonori
L'importanza di comunicare

La nostra cultura dipende dalla capacità di conservazione delle tracce di atti e manufatti. Dalla conoscenza del passato siamo poi in grado di produrre nuovi atti e nuovi manufatti in un continuo accrescimento del nostro bagaglio culturale. Gran parte delle nostre conoscenze dipende da un particolare manufatto: la scrittura che è, con ogni evidenza, la materializzazione fisica della lingua parlata. Quando non c'è un testo alfabetico o geroglifico, la nostra conoscenza si basa sugli oggetti che osserviamo.

Ad esempio: tutta l'astronomia contemporanea è basata sull'osservazione della qualità della luce che ci perviene dagli astri; tutte le nostre conoscenze del mondo pre-istorico si basa sui fossili degli organismi viventi che ci hanno preceduto sul pianeta. C'è solo un settore su cui non abbiamo né tracce né fossili, ed è il linguaggio.

Perché noi animali abbiamo cominciato a comunicare?

C'è ora una ricerca del Laboratory of Intelligent System di Losanna, guidata dall'italiano Dario Floreano, che si pone proprio questo obiettivo e merita una speciale attenzione. L'esperimento si basa sull'impiego di un certo numero di robot piccoli come zollette di zucchero e dotati di una (modesta) intelligenza artificiale: sono in grado di riconoscere se un cibo è commestibile o velenoso, emettendo segnali luminosi che indicano tale qualità; essi sono poi in grado di riconoscere questi segnali, assumendo i comportamenti adeguati.

Posti in uno spazio circoscritto dieci di questi robot semoventi e due fonti di cibo (una nociva ed una benefica), solo otto di loro possono avvicinarsi alla fonte di cibo benefico. Ne consegue che i due gruppi (gli esclusi ed i premiati) adottano opportuni meccanismi mentali che influenzano il loro comportamento, adattando il proprio genoma artificiale a tale situazione.

Con questo meccanismo i ricercatori hanno studiato 100 comunità di dieci robot per 500 generazioni ed hanno verificato che in quasi tutti i casi la selezione naturale favorisce la comunità in grado di comunicare (i robot sviluppano diversi sistemi di comunicazione o verso il cibo buono o verso il veleno). Ma una volta che una comunità ha scelto un linguaggio, difficilmente lo cambia per un altro, anche se più efficace, proprio come accade con i diversi dialetti del linguaggio delle vespe.

(tratto da un articolo di Michele Catanzaro pubblicato sul numero 464 di Le Scienze, aprile 2007)


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link immagine: palazzo storico situato fra via San Vincenzo e via Colombo a Genova - apre il link in nuova finestra, 41 KbReticolo di facciata
La battaglia navale negli scavi archeologici

Per tenere sotto controllo un restauro delle facciate di un palazzo è stata presa in prestito la semplice tecnica in uso negli scavi archeologici. Il progetto prevede il restauro di circa tremila metri quadrati di facciata del grande palazzo storico situato fra via San Vincenzo e via Colombo, a Genova.

link immagine: palazzo storico situato fra via San Vincenzo e via Colombo a Genova - apre il link in nuova finestra, 51 Kb Questo edificio è ornato con decori formati in parte da architetture dipinte ed in parte da elementi architettonici in rilievo (fregi, paraste capitelli e cornicioni), risalenti sicuramente al 1600 e di progetto dell'Alessi, come riportato dalle letture storiche ed accertato dai sondaggi preventivi effettuati sugli intonachi e dal ritrovamento di una data incisa.

La data (1604) è incisa sul mascherone presente sul prezioso cornicione in rilievo che riproduce un tralcio di vite che, con foglie e grappoli, avvolge completamente l'edificio, con 1 metro e 80 in altezza e 114 metri di lunghezza, per una superficie totale di mq 296. Sfruttando il reticolo formato dai ponteggi della impalcatura necessaria per eseguire i lavori sono state individuate delle caselle come nel gioco della battaglia navale, che vanno a delimitare perfettamente il campo operativo così suddiviso.

Per ovvio senso pratico il reticolo è stato adottato sia sui disegni che su ogni riquadro del ponteggio dove uno specifico cartellino indica la sua posizione: A1 - A2 ecc. In ogni casella sono presenti elementi decorativi diversi (fregi, modanature o dipinti) e livelli di degrado o di conservazione altrettanto diversi. Solo l'attenta catalogazione preventiva della tipologia del degrado rilevata e dei materiali presenti sul campo, potrà permettere l'intervento più corretto e mirato alla conservazione del bene.

È stata già condotta una campagna di rilevamento fotografico che ha comportato, per due sole facciate e 400 caselle, l'acquisizione di circa 1.200 immagini digitali. Il reticolo permette anche di documentare i punti in cui sono stati fatti i prelievi di materiali per i saggi stratigrafici, di descrivere quali tecniche sono state applicate per il restauro in rapporto ai materiali ed agli elementi presenti e di riportare al dettaglio le decorazioni pittoriche ed i fregi.

È stata poi attuata una campagna di rilievo architettonico delle decorazioni e degli ornati sia dipinti sia in rilievo, al fine di documentare non solo l'analisi della costituzione materica e le loro immagini, ma anche le loro reali dimensioni. Il reticolo assolve egregiamente anche un compito pratico: il rapporto con la committenza costituita da trentadue condomini. Con questo metodo è possibile illustrare puntualmente ai singoli tutti i casi particolari e variegati presenti sul campo.


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link immagine: botteghe storiche - apre il link in nuova finestra, 42 KbBotteghe storiche
Arredi originari del 1910 in via Colombo

C'è una bottega che già nel suo nome, Coloniali, rimanda all'epoca in cui l'Italia aveva un Impero. Nella bottega, che è una drogheria, sono tuttora presenti gli arredi originari del 1910. Ci sono cassetti e barattoli che vengono quotidianamente aperti e chiusi da novantasette anni e ancora funzionano!

link immagine: botteghe storiche - apre il link in nuova finestra, 94 KbSi trova in via Colombo, a Genova e vende merce commestibile ma anche prodotti per l'igiene della casa. Gli odori della bottega sono quelli dei suoi prodotti: coriandolo, paprica, cumino, curcuma, pepe rosa e poi polvere di borace, polvere di bianchetto, cera vergine, pani di pomice, trielina. Questo negozio è incluso nella ricerca espressamente condotta dal Comune di Genova per il censimento delle botteghe storiche che però ha prodotto solo il volume Guida alle botteghe storiche edito da Deferrari nel 2002.

link immagine: botteghe storiche - apre il link in nuova finestra, 52 KbSi aspetta ancora che venga consegnata l'apposita targa censuaria da affiggere all'esterno, come era stato promesso a suo tempo. In attesa che qualcuno provveda, il posto è frequentatissimo da gente che cerca le cose apparentemente più disparate: dalla liquirizia alla benzina, dall'anice stellato alla polverina per saldare. Se volete davvero pulire il vetro, qui c'è il materiale più adatto e mentre lo fate, potete masticare caramelle di orzo a losanga.

Così può darsi che in mente vi ritorni un verso di Paolo Conte: "Da lei saliva afrore di coloniali, che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta, che tenevano la porta aperta davanti alla primavera". Era la canzone Boogie.


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link immagine: San Carlo di Cese, il ponte - apre il link in nuova finestra, 58 KbMadonna degli escursionisti
Antico ponte e moderna scultura a San Carlo di Cese

Bisogna andare a San Carlo di Cese, in cima alla val Varenna, dove la strada inizia ad inerpicarsi verso il monte Figogna. Questa valle ha aspetti bellissimi sotto il profilo naturalistico e sembra impossibile che un posto così sia a meno di quindici chilometri dalle petroliere. È un luogo ideale per compiere traversate a piedi da un punto all'altro dei versanti. link immagine: San Carlo di Cese, la scultura - apre il link in nuova finestra, 30 Kb

Infatti la valle è servita da un piccolo autobus e tutte le valli adiacenti hanno un servizio pubblico, sicché si può fare escursionismo senza doversi portare dietro la propria vettura. Qui ci occupiamo del monumento: un antico esile ponte in pietra ormai diventato inutile (giacché la strada carrabile ne ha bloccato un accesso e comunque ha un suo largo ponte) è stato preso dall'artista come base d'impianto.

Sull'arco poggiava un tabernacolo che aiutava l'arco col suo peso e certamente ospitava un'icona o una scultura a benedire i viandanti. Immaginiamo che questa vestigia sia stata sottratta, non si sa per quali motivi: proteggerla o appropriarsene. Al suo posto l'artista (R. Verardo) ha dunque alloggiato una moderna scultura dove la Vergine e il Bambino sono ricavati in bassorilievo su uno sfondo neutro su cui spiccano due pneumatici. Dunque gli escursionisti di riferimento sono probabilmente ciclisti (detti anche bikers) o motociclisti (detti anche trialisti). L'opera risale al 2000.


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link immagine: Genova, Porto Antico - apre il link in nuova finestra, 58 KbCalata rifiuti
Pannello e impianto di illuminazione per gli antichi arconi nel Porto Antico di Genova

Degli arconi possenti che sono riemersi dietro Calata Salumi, nel Porto Antico di Genova, si vede appena uno scorcio, mettendosi di traverso alla feritoia che è stata lasciata proprio per valorizzare questa riscoperta, all'epoca della costruzione del silos per auto accessibile da via Gramsci. link immagine: Genova, Porto Antico - apre il link in nuova finestra, 51 Kb

Peccato che questa feritoia sia così modesta e marginale da costituire per la gente una specie di invito a gettarci i rifiuti. Non ci sono pannelli o cartelli che aiutino i visitatori a comprendere l'importanza o quanto meno l'esistenza di tracce del glorioso passato di Genova, non c'è un impianto di illuminazione dedicata.

Eppure è in gloria di Genova la decisione per la quale i setti di cemento che inglobano l'autosilo interrato non sono stati gettati a contatto degli archi. In questo punto giungevano i flutti del mare, quando non c'era la strada oggi denominata via Gramsci e quando il Rio Carbonara non era ancora sepolto.

Oggi lo spettacolo è immondo, poiché mostra al turista che conosce la storia meglio di un abitante del luogo (quanti dei cittadini hanno in casa una guida storica della loro città?) il pessimo andazzo delle prassi con cui si attua a Genova la conservazione dei beni culturali. C'è però chi apprezza la soluzione: topi e gatti randagi hanno trovato comodo alloggio nei gloriosi anfratti e c'è anche chi provvede al loro sostentamento. E c'è anche gente che getta con regolarità gli avanzi di cibo per mantenerne il sostentamento: non si può essere indifferenti a questa situazione.


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link immagine: Genova, Madonna della Guardia - apre il link in nuova finestra, 51 KbStephen Ink
L'enorme termometro del Santuario della Madonna della Guardia e del Museo dell'inchiostro di Londra

Un pezzo del famoso Museo dell'inchiostro di Londra si può vedere anche qui in Liguria, gratis ed esposto alle intemperie. Si tratta di un enorme termometro pubblicitario della fabbrica britannica di inchiostri Stephens: il bulbo in vetro è montato su un supporto smaltato in bianco con le scritte nel famoso Radiant Blue coperto da brevetto fin dal 1832.

Henry Stephens in quell'anno inventò un Blue-Black Writing Fluid che venne poi perfezionato e modulato in decine di varianti, adatte ad ogni tipo di gusto estetico e di pennino. La casa di produzione che si costituì dopo questo brevetto, prese sede nel 1874 nella Avenue House di East End Road a Finchley, Londra, e oggi è diventata il museo più importante e documentato degli inchiostri e degli oggetti legati alla scrittura con l'inchiostro.

Ci sono calamai in cristallo, in ceramica, in gres e poi una infinità di penne stilografiche (tra cui quelle prodotte dalla Stephens), e anche boccette in vetro per uso personale e quelle giganti per rifornire un'intera classe di scolari o uno stuolo di scrivanie. Il pezzo da museo che abbiamo qui in Liguria si trova installato sull'abside della chiesa al Santuario della Madonna della Guardia ed è un pezzo raro, perché è tradotto in italiano e ha i gradi Celsius messi in posizione prioritaria rispetto ai gradi Farenheit. Il termometro è usato come veicolo pubblicitario per un inchiostro che non gela né si essica quando è nel calamaio, ma solo quando si congiunge alla carta (è questa l'invenzione!).


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link immagine: Genova città di grotte - apre il link in nuova finestra, 64 Kb Genova città di grotte
Stage con UNIGE

Probabilmente non tutti sanno che le ville Genovesi racchiudono in sé un grosso tesoro: le grotte artificiali. Questo era un artificio molto in voga tra i nobili genovesi fra il XVI il XVII secolo. Le grotte furono realizzate nelle ville suburbane prossime al litorale da Sampierdarena alla collina di Albaro.

link immagine: Genova città di grotte - apre il link in nuova finestra, 62  Kb Talora le grotte diventano l'elemento chiave tra edificio e giardino sfruttando la particolarità del territorio ligure, costituito da terrazze, nell'impianto del giardino all'italiana adattandosi ai dislivelli del terreno. Recentemente è stata consentita l'apertura al pubblico in alcune occasioni (il primo venerdì del mese, o su richiesta di associazioni e gruppi organizzati), della grotta Doria, unico frammento sopravvissuto del giardino settentrionale del Palazzo del Principe.

link immagine: Genova città di grotte - apre il link in nuova finestra, 60 Kb La storia di questa grotta è travagliata; la sua riscoperta - si riteneva che fosse stata completamente distrutta dai bombardamenti dell'ultimo conflitto, dai quali era stata invece solo parzialmente danneggiata - risale agli anni '80, quando, su impulso di Lauro Magnani, si iniziò a setacciare la zona in cui presumeva si trovasse. Nel 1984, la grotta è stata trovata, inglobata in un edificio moderno, dove era utilizzata come cantina dal residente.

La Grotta Doria fu ideata da Galeazzo Alessi nella metà del '500 e dal 1603 entrò a far parte dei giardini nord di Palazzo del Principe, di cui è l'unico elemento superstite dopo la distruzione di questi, a seguito dell'apertura della linea ferroviaria alla metà del XIX secolo e della successiva edificazione di un quartiere moderno. L'ambiente era preceduto da un atrio, oggi distrutto. Tutta la superficie della grotta è rivestita da splendidi mosaici polimaterici: conchiglie, coralli, maiolica e ceramiche creano un effetto molto suggestivo; i temi raffigurati sono legati all'acqua: le personificazioni dei fiumi, il rapimento di Europa e Nettuno sul cocchio. È anche evidente un omaggio al mondo classico: la sua pianta richiama le strutture termali romane. Chiaramente occorre un ampio intervento di restauro. Finora è stata effettuata solamente una pulitura ad acqua che ha riportato in luce gli splendidi colori dei mosaici.

Altra grotta che potrebbe essere considerata sorella di quella sopra citata, per l'evidente condivisione del medesimo gusto e della medesima cultura, è quella di Villa Grimaldi Sauli, in via San Vincenzo, a cui oggi si può accedere soltanto passando attraverso l'adiacente Tennis Club. Anche questa reclama ad alta voce un restauro. Possiamo dire che il fenomeno della grotta non risponde ad esigenze precise, se non quella di soddisfare il gusto e la moda del loro tempo, sappiamo però che nel 1594 fu costruita la grotta Pavese (nel giardino di villa Doria-Pavese, poi Franzoni, in via D'Aste a Sampierdarena), probabilmente in occasione delle nozze di Camillo Pavese con Maria Doria, figlia di Giovanni Battista Doria. Tutti sono dunque invitati alla scoperta di questo tesoro che la città di Genova racchiude, sperando di riuscire a riportarne in luce la maggior parte possibile, e chissà che anche nelle nostre cantine non si celi qualcosa di fantastico.


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C'é su BCULT
Guida ai contenuti di BCULT

Il file allegato (in formato rtf, 14 Kb) contiene l'elenco dei materiali pubblicati.

Disponendo di questo file (che può essere archiviato a parte sul proprio hard-disk) si riesce a trovare rapidamente l'argomento cercato inserendo la parola chiave nel menù che discende dal comando "Modifica/Trova", posto nella prima barra superiore del programma "Word" per chi è in ambiente Microsoft (analoghi strumenti sono offerti dall'ambiente Mac). Con tale informazione si può tornare al sito web ed aprire solo il numero della newsletter che interessa.
L'indice è organizzato con la seguente logica: titolo, via o luogo, località. Dunque la parola chiave può essere scelta in uno di questi tre campi. La redazione provvederà in futuro ad aggiornare il file di repertorio.
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