| Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini, Valentina Bruno, Francesco Ghio, Silvano Motto, Costanza Fusconi, Stefano Montinari, Angiolo Del Lucchese, Laura Santini, Marina Mannucci. Arte e pensiero
Strumenti preziosi della tradizione mnemotecnica antica, piuttosto che attrezzi di viaggio e di un'esperienza empiristica di tipo moderno, le vedute urbane e di paesaggio, gli atlanti e le carte geografiche funzionarono fino all'Illuminismo come strumenti per pensare attraverso i luoghi, piuttosto che per rappresentarli. Giorgio Mangani , Vedute di città , (.) in Geostorie, n. 2, Maggio-Agosto 2005 L'arte ha il compito di sottrarre l'esperienza al tempo. Guy Debord Il nuovo ordine emergente dell'arte è quello dell'interattività, di paternità disperse. La creatività è condivisa, la paternità è distribuita, ma non in maniera tale da negare la sua individuale autenticità o potere di autocreazione, come hanno potuto fare in passato i rudimentali modelli di collettività. Roy Ascott , Is there love in the telematic embrace? , 1989 top Lago danese Genova, lago del Pilone (Figoi) Nella collezione di piatti Salvemini Antichi comuni della Grande Genova, realizzata dalla famosa ditta danese Bing & Grøndahl, è presente un esemplare datato 1987 che ha per titolo Borzoli: Fegino e il suo lago e riproduce una bella immagine del lago del Pilone (erroneamente chiamato lago Figoi), situato fra Borzoli e Fegino, in una delle valli che scendono da Scarpino. Il nome gli deriva dalla prossimità con un manufatto torreggiante, in muratura di pietra piena, tuttora esistente e tuttora denominato il Pilone e che probabilmente serviva da ancoraggio ad una teleferica. Oggi tutti questi toponimi evocano ai più parti infelici del tessuto urbano, penalizzate da relitti industriali, nodi ferroviari, discariche e periferia. Ma se guardate all'immagine del piatto danese, essa vi sembrerà bellissima, come se il lago fosse in Danimarca. Oggi il lago è stato riempito di terra e sul piazzale che ne è risultato è stato costruito un centro polisportivo. Poco più a monte, però è ancora possibile percepire l'impronta del vero lago Figoi, ora vuoto. Il lago Figoi era più piccolo di quello del Pilone, ma veniva alimentato dallo stesso rivo: si trattava insomma di laghi a cascata, come quelli del Gorzente. Le immagini attuali della diga ci mostrano un possente muraglione in pietra ricoperto di edera. Il fondo del lago è coperto di vegetazione fittissima, ottimo rifugio per volpi e starne, inaccessibile ad ogni tentativo di escursione. Il Lago del Pilone e il lago Figoi vennero realizzati nella prima metà dell'Ottocento dalla famiglia Delle Piane per irrigare gli orti ed azionare il loro mulino, poi divenuto conceria. Questo si legge nelle memorie di Arturo Dellepiane (1967). I laghi vennero prosciugati nel 1951 perché ne era cessato lo scopo di utilizzo. L'immagine del piatto è ricavata da una cartolina illustrata, riprodotta anche nel volume di Graziella Merlatti dedicato a Borzoli. top L'esperimento di Henry Tajfel (1909-1982) Questo psicologo sociale mise a punto un metodo per valutare e misurare il processo di identità di natura sperimentale, basandolo (il metodo, beninteso) sulla preferenza artistica. Tajfel definì l'identità sociale come la conoscenza da parte dell'individuo del fatto che egli appartiene a certi gruppi. L'individuo sarebbe quindi definito in base al posto occupato in un sistema di categorie sociali ovvero come conseguenza della sua appartenenza a un dato gruppo sociale. L'individuo tende a mantenersi membro del gruppo se questo può rinforzare gli aspetti positivi della sua identità sociale.
Se questo non accade, egli cerca di abbandonare il gruppo oppure cerca di rendere accettabili e giustificabili i suoi aspetti negativi. Attraverso il processo di identificazione viene ridotto lo scarto tra il livello delle scelte individuali nell'esperienza quotidiana e il livello dei significati e dei valori in un dato ambiente culturale. Aderendo ad un gruppo le persone collegano quindi i propri scopi all'ordine simbolico esistente in quel gruppo. Per gruppo bisogna intendere un'unità cognitiva che ha un significato per un soggetto specifico in un determinato momento, non un insieme di legami tra persone che interagiscono fisicamente.
In un suo famoso esperimento Tajfel spiegava ai soggetti che avrebbero partecipato ad una prova di giudizio estetico. Dopo aver osservato la fotografia di un quadro di Paul Klee e di uno di Wassily Kandinsky, dovevano indicare quale preferivano. Poi gli sperimentatori suddividevano i soggetti in due gruppi, inducendoli a credere che la suddivisione fosse basata sulle preferenze artistiche, mentre in realtà era casuale. Il compito consisteva nel distribuire una certa somma di denaro tra i membri del proprio gruppo o dell'altro. I soggetti incaricati della distribuzione di denaro facevano discriminazioni a favore dei membri del proprio gruppo: davano più denaro a quanti (all'apparenza) preferivano lo stesso pittore. L'interpretazione più plausibile di questi risultati è che le persone reagiscono ai distintivi simbolici di appartenenza al gruppo perché nel passato evolutivo marcavano importanti unità sociali.
Libera trascrizione dal libro Non di soli geni scritto da Peter Richerson e Robert Boyd, edito in Italia nel 2006 da Codice Edizioni top C'è già pronto un museo degli orologi a torre Tovo San Giacomo (SV), località Badino Nuovo Bardino Nuovo è una frazione di Tovo San Giacomo (SV) e si trova lungo la strada che da Pietra Ligure porta al passo del Melogno, verso la valle del Tanaro. Qui c'è la casa-officina della famiglia Bergallo.
Come i Tubino per il Levante, i Bergallo erano per il Ponente maestri costruttori di orologi a torre e quando ne costruivano uno per rimpiazzare quello vecchio, arrugginito o distrutto dal fulmine, rilevavano tutte le parti inutilizzabili del vecchio meccanismo.
Si è formata così una raccolta di pezzi unici (gli orologi da torre non erano certo fatti in serie) alcuni dei quali risalgono al 1600, quando il quadrante aveva una sola lancetta: quella delle ore, che terminava con una mezzaluna per meglio visualizzare il numero a cui puntava.
La Fabbrica Bergallo ha iniziato ad operare in questo settore nel 1860 e da quell'epoca non ha mai cambiato sede: la casa costruita sopra al laboratorio (foto) e che oggi conserva sia le macchine di lavorazione che tutta la raccolta di componenti dei meccanismi, porta l'incisione del 1871.
Il complesso è già un museo, visitabile d'intesa con i proprietari, ma c'è l'intenzione di rendere pubblica una parte della proprietà per dotarla di tutte le caratteristiche che deve avere un museo del genere. In particolare si tratterebbe di isolare e rivalutare i componenti che la famiglia Bergallo ha utilizzato per decorare parti della sua abitazione: ci sono ringhiere e ingranaggi ad abbellire le parti esterne dell'edificio che sembrano vere e proprie installazioni artistiche.
Il risultato estetico è un unicum che deve però essere valutato sia come portato culturale che come contesto per una missione straordinaria: mostrare i reperti ma anche la passione degli artigiani orologiai che ci hanno lasciato questo patrimonio. top L'identità nei denti Grotte dei Balzi Rossi e delle Arene Candide Il più remoto passato della gente ligure è documentato dalle tracce che quella gente ha lasciato sul territorio. Era gente che ancora non fabbricava edifici lungo la costa, ma alloggiava nei ripari naturali: grotte e caverne. Tuttavia era in grado di produrre oltre agli utensili ed alle armi, anche monili e manifestazioni artistiche. Tutto ciò che sappiamo di loro si deduce dallo studio di questi oggetti. Però di recente è stato avviato un nuovo filone di ricerca, basato sullo studio della composizione chimica dei resti umani laddove se ne trovano.
In Liguria abbiamo, in più di una località, tracce di sepolture umane risalenti al Paleolitico Superiore, cioè a circa 25 mila anni fa. Perciò è possibile effettuare confronti fra la composizione chimica dei ritrovamenti per vedere se i corpi appartenevano allo stesso gruppo sociale o invece a gruppi di etnia diversa. I confronti permetterebbero anche di accertare se e quando sia avvenuta la sostituzione fra specie umane diverse (come è noto il Continente è stato ominizzato dapprima dall'Homo neanderthalensis, e successivamente dall'Homo sapiens, sebbene questa semplificazione non sia affatto definitiva né certa).
La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria ha fatto eseguire prelievi di materiale genetico dai resti umani di queste sepolture. In particolare gli esami sono stati condotti sugli scheletri ritrovati nelle Grotte dei Balzi Rossi (Ventimiglia) e nella Grotta delle Arene Candide (Finale Ligure); nel secondo caso gli individui vissero una decina di migliaia di anni dopo.
Il DNA di questi individui è stato analizzato a partire dalla polverina ottenuta perforando la base di un dente rimasto nell'alveolo della mandibola. Sembra infatti che questo sia il punto dello scheletro meno esposto alle possibili variazioni chimiche che il contesto ha subito nel corso dei millenni. Il DNA così ottenuto è stato dapprima confrontato con quello di tutti i ricercatori coinvolti (fonti di possibili alterazioni) poi con quello di altri resti umani più o meno coevi ritrovati in altre parti d'Europa.
Si è così scoperto che i resti umani della Triplice Sepoltura ai Balzi Rossi sono quelli di due sorelle e di un maschio adulto loro parente.
Inoltre è stato appurato che esiste un rapporto di discendenza tra gli uomini dei Balzi Rossi (i cui resti risalgono a 25 mila anni fa) e gli uomini delle Arene Candide (i cui resti risalgono a 10 mila anni fa). top Un sarcofago ricco di mistero Stage con UNIGE Nel Museo Civico Archeologico "Girolamo Rossi" sono esposti due frammenti in marmo bianco a grana grossa, appartenenti alla collezione Hanbury, che presentano tuttora, a distanza di 70 anni dal loro ritrovamento, diversi problemi interpretativi.
Nel primo, in cui sono visibili tracce di colore rosso, figura un personaggio maschile vestito in tunica affiancato da un alto pilastro con base scanalata orizzontalmente; il secondo rilievo presenta tre figure maschili, disposte anch'esse in prospettiva frontale e vestiti con lunga tunica e mantello.
Questi frammenti sono stati assemblati e considerati come parte di un sarcofago antico. La tipologia del primo frammento in cui lo spazio è suddiviso da pilastri a base modanata è definita a nicchie e pilastri, ed è riscontrabile in un sarcofago, detto di San Cassiano, dal nome del vescovo di Lione che, nel 430 a.C., fu sepolto nella cripta dell'abbazia di San Vittore, a Marsiglia.
Altri aspetti stilistici, come la mancanza della lavorazione con il trapano e il modellato legnoso delle mani, contribuiscono ad associare i frammenti di Ventimiglia alla stessa officina e allo stesso momento cronologico del sarcofago di San Cassiano. Questo è datato verso la fine del IV secolo o intorno alla metà del V secolo d.C. , per le soluzioni stilistiche che ancora non si riscontrano nei primi decenni del IV secolo d.C.
L'analisi dei tre personaggi che figurano nella seconda lastra, concorre a qualificare il pezzo come sarcofago cristiano raffigurante scene del Vecchio e Nuovo Testamento; infatti, il personaggio a sinistra è da identificare con il profeta Mosè, nel momento in cui riceve le tavole della legge, mentre per il secondo e per il terzo personaggio, l'interpretazione più accreditata è quella che vede l'apostolo Pietro posto alla sinistra di Cristo, il quale trattiene la lacinia con la mano destra. La stessa iconografia si ritrova in alcuni cartoni utilizzati nelle officine ravennati nella prima metà del V secolo d. C.. Sulla datazione di tale sarcofago si discute ancora e lo studio dei marmi non è di alcun aiuto, dato che è stato utilizzato come materiale di spolio. C'è chi propende per la stessa cronologia del sarcofago di San Cassiano, proprio per la difficile interpretazione iconografica: la fusione di temi e motivi illustrativi è propria del V secolo, quando, il recente ordinamento politico e sociale, portò ad una nuova espressione artistica, ad opera di maestranze locali che interpretarono, su basi culturali diverse, tendenze anticlassiche.
Lo stesso luogo di provenienza è ancora dibattuto tra chi sostiene che sia da rintracciare nelle periferiche officine marsigliesi del V secolo e chi nelle officine urbane presenti a Roma, che sbozzavano il materiale per poi spedirlo nelle province occidentali dove veniva rifinito. In realtà questo oggetto ci consente di avere una riprova degli scambi fra aree geografiche diverse e lontane, vista l'affinità stilistica e compositiva con il sarcofago marsigliese e quella iconografica legata alle officine ravennati, che testimoniano le strette influenze culturali tra la nostra penisola e la Gallia Narbonese. top C'é su BCULT L'indice dei numeri precedenti Il file allegato (in formato rtf, 14 Kb) contiene l'elenco dei materiali pubblicati.
Con questo file si riesce a trovare rapidamente l'argomento cercato inserendo la parola chiave nel menù che discende dal comando "Modifica/Trova" posto nella prima barra superiore del programma "Word" per chi è in ambiente Microsoft (analoghi strumenti sono offerti dall'ambiente Mac). Con tale informazione si può tornare al sito web ed aprire solo il numero della newsletter che interessa. L'indice è organizzato con la seguente logica: titolo, via o luogo, località. Dunque la parola chiave può essere scelta in uno di questi tre campi. La redazione provvederà in futuro ad aggiornare il file di repertorio. top Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato: Rinaldo Luccardini, Valentina Bruno, Francesco Ghio, Silvano Motto, Costanza Fusconi, Stefano Montinari, Angiolo Del Lucchese, Laura Santini, Marina Mannucci. Per ricevere BCULT è sufficiente inviare un'email a info@tavolidellacultura.net, specificando la richiesta. Scrivici a quest'indirizzo anche per informazioni su BCULT e per eventuali modifiche dei tuoi dati personali. Potrai revocare la tua iscrizione alla newsletter quando vorrai, semplicemente mandandoci una mail con soggetto Rimuovi. |