| Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini, Federica Natta, Michele Geraci, Luca Leoncini, Luce Tondi, Costanza Fusconi, Enrico Zunino, Valentina Bruno, Laura Santini, Marina Mannucci. Arte e pensiero
Non siamo il Paese che si chiese quasi sul serio, non molti anni fa, se un Secondo Rinascimento poteva fondarsi su Trussardi e Versace così come il Primo su Raffaello e Brunelleschi? Poi si gira per Parigi (che è sempre Parigi) o Amsterdam o Londra e ci si sente fuori posto. Michele Serra, Ogni santo giorno, , Feltrinelli, 2006 Da principio è stata l'arte che ha dato molto alla pubblicità, poi la situazione è cambiata e se andiamo a vedere le date persino il grande Magritte, ispiratore di tanta pubblicità, con il suo ometto è arrivato 10 o 15 anni più tardi del cartellonista Nicklaus Stoecklin. Armando Testa, Dalla parte di chi guarda, Allemandi, 1992 top Piatti nazisti KPM, la reale manifattura berlinese, conservata in fondo al mare. Il tempo è quello del regime hitleriano e le vicende ruotano attorno ai fatti successivi all'armistizio dell'8 settembre 1943. I piatti giacciono ancora su un fondo di 110 metri di profondità. Il ritrovamento risale all'8 aprile 2003, in occasione di un'immersione al largo di Tolone. La nave è il Trasat poi Guyane, varata nel giugno del 1934 e adibita a servizio cargo per una decina di anni. Lunga 95 metri e larga 13, sarà affondata il 25 febbraio 1944 da un sommergibile britannico dopo che ne era stato modificato ruolo e nome. Successivamente al sequestro nazista del 9 settembre 1943, la nave era stata infatti armata e trasformata in posa-mine, diventando la Niedersachsen. I piatti si trovano ancora nella sala da pranzo, ora ricoperta di gorgonie. La manifattura è il prestigioso emporio fondato nel 1763 da Federico II il Grande, il quale investirà risorse personali per questa fabbrica di porcellane, elevandola a status reale con il nome di Königliche Porzellan-Manufaktur. L'emporio di Berlino nasce come risposta prussiana alla manifattura Meissen di Sassonia, ma la sua sopravvivenza nel tempo testimonia una qualità e grandezza ancora attive. A oggi la fabbrica produce ed esporta pezzi in quasi tutto il mondo. Il repertorio decorativo, per la maggior parte, riproduce stilemi e designs del XVIII-XIX secolo caratterizzati da una distintiva e ufficiale segnatura, lo stemma imperiale e le lettere KPM. La conservazione di questi reperti suscita sentimenti inquietanti, come ricorderà chi ha visto American Beauty di George Sand che però, nelle scene del film, ha utilizzato un piatto senza il marchio della fabbrica KPM . top Arte decorativa Genova Per fare un pavimento bisogna stendere in orizzontale qualche tipo di materiale durevole. Se ci limitassimo a questa constatazione saremmo nella banale edilizia. Se cominciamo invece a chiederci quale tipo di materiale scegliamo e in quale modo vogliamo assemblarlo, siamo già entrati in un alone artistico. L'arte decorativa è un settore dei nostri beni artistici che stenta ancora ad entrare nell'immaginario collettivo, come uno dei patrimoni più estesi e confidenziali di cui disponiamo. Esteso perché ricco di materiali e variabili assemblative, confidenziale perché disponibile al contatto diretto con il visitatore (sui pavimenti, ancorché nobilissimi come le tarsie marmoree medievali, si può camminare tranquillamente ancora oggi). La conformazione di stucchi interni ed esterni, che alleggeriscono grevi pareti murarie, è paragonabile alla istoriazione cromatica delle vetrate. Il disegno di una maniglia (che sarebbe una banalissima leva) può affascinare anche duecento anni dopo la sua fabbricazione artigianale. Una porta può essere dipinta e scomparire nel trompe l'oeil ma la curiosità sui motivi di questa scelta è più scatenante della semplice sorpresa; non vi pare? Genova è ricca di arte decorativa, ma povera di iniziative che tendano a valorizzarne non diciamo la conservazione, ma addirittura l'esistenza. Un percorso significativo in questo senso sarebbe la ricerca dei motivi che legano le scelte in un unico complesso edilizio. Scelte fatte spesso da un solo soggetto, frequentemente da più soggetti in epoche diverse. La disponibilità dei materiali impiegati (pietre dure, colori, tessuti, legni aromatici) varia nel tempo e dipende dalla storia della città, dei suoi commerci. L'abilità delle lavorazioni dipende dalla migrazione di maestranze e culture, la finezza delle esecuzioni dipende da un atteggiamento culturale, oggi riscontrabile solo nelle confezioni dell'alta moda o nei prodotti dell'alta tecnologia. Cosa abbiamo perso? top Testi tosti Genova Se si vuole avere un repertorio di testi e documenti sull'architettura di pregio in Liguria, il posto giusto è la Biblioteca della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria. La biblioteca è aperta a tutti, benché sia uno strumento di lavoro dei funzionari che si occupano della tutela del nostro territorio. Analoghe fonti documentali sono disponibili presso le Facoltà di Architettura e di Ingegneria dell'Università di Genova, ma la raccolta che si trova a Palazzo Reale, in via Balbi, è davvero speciale. La Soprintendenza di cui si parla è la più antica nella regione. Si chiamava Soprintendenza ai Monumenti ed è nata da un regio decreto del 1891 come sede distaccata della casa madre di Torino, diretta dal grande Alfredo D'Andrade. Si trasferisce nel Palazzo Reale di via Balbi nel 1922, dopo la cessione del palazzo al demanio, ed è per questa sua antica storia (le altre soprintendenze vengono molto tempo dopo) che conserva importanti documenti: un vero e proprio archivio storico dell'attività svolta fin dalla sua istituzione, un fondo D'Andrade con lettere e disegni originali di molti progetti di restauro, e quel che resta della biblioteca Durazzo, pochi importanti volumi salvati dalla sua dispersione, avvenuta dopo il 1809 per mano degli eredi di Gerolamo Luigi Durazzo. Purtroppo le condizioni attuali della biblioteca sono penalizzate dalla ristrettezza di spazio e soprattutto di risorse. C'è un progetto di unificazione con le altre due biblioteche presenti a Palazzo Reale (quella dei Beni Archeologici e quella dei Beni Artistici) dislocandole in un'ala più adatta alla conservazione ed alla consultazione. In questa occasione si potrebbero eliminare i problemi di polvere che ora incombono sui testi impilati negli scaffali aperti. Inoltre si potrebbe cogliere l'occasione per adeguare l'attuale sistema informatico (personalizzato perché di impostazione datata) alle modalità dei più attuali ed usuali strumenti di consultazione veloce degli archivi; non sarebbe un lavoro gravoso, visto che già c'è un sistema informatizzato di consultazione. In effetti su questo versante sono state avviate intese con la BUG (Biblioteca Universitaria Genovese) visto che questa raccolta specialissima di testi sull'Architettura interessa gli studenti e i docenti di diverse Facoltà. top Avremo il pisé in Liguria? Balestrino, Savona I muri in terra battuta sono una rarità per l'Europa, mentre in Asia e in Africa ci sono intere città fatte di terra, alcune delle quali hanno più di quattro secoli di vita. La tecnica costruttiva è assai semplice. Bisogna montare una cassaforma (di legno o di metallo) della parete che si vuole realizzare, poi dentro a questa cassaforma si getta un impasto di terra cruda mescolata a calce e acqua: la calce nel rapporto di 1 a 9 con la terra. Si procede a strati, compattando gli strati uno sull'altro con un mazzuolo (di legno) di buon peso e con le dimensioni adatte ad occupare lo spazio fra le pareti della cassaforma. Questa tecnica ormai viene chiamata anche in Italia col suo vocabolo francese: pisé (compressa). La cassaforma si toglie quando l'impasto si è asciugato al sole, e dunque si è indurito. Con lo spessore adeguato si può realizzare anche una struttura di molti piani, insomma una vera e propria casa. La terra necessaria a fare l'impasto si prende sul posto, perciò il risultato finale del nuovo edificio ne assicura una perfetta integrazione materica e cromatica con l'ambiente in cui sorge. La differenza fra un muro di pietra ed un muro di terra battuta è dunque minima, sotto il profilo ambientale. Sui muri di terra crescono muffe e muschi come sui muri di pietra e, a distanza di tempo, è impossibile cogliere la differenza anche da una visione ravvicinata. Per questo motivo in Liguria (regione dal clima favorevole alla tecnica sopra descritta) è stato siglato il 6 luglio del 2004 un protocollo d'intesa fra Regione Liguria, Ministero competente (Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici), Comune di Balestrino (SV), ARRED (Agenzia Regionale per il Recupero Edilizio) e ARE (Agenzia Regionale per l'Energia) al fine di realizzare un esperimento pilota ricostruendo uno o più edifici nel sito del centro storico di Balestrino in cui giacciono le rovine del compatto nucleo sottostante al noto suo Castello. I lavori finora compiuti hanno portato alla sola esecuzione di una parete isolata, dotata di finestra (vedi foto). Ora però il Comune ha intenzione di procedere in altro modo, abbandonando l'esperimento. Peccato. Sarebbe assai utile poter disporre di questo esperimento per valutare la riproducibilità effettiva delle caratteristiche ottenibili da questa tecnica. Abbiamo in Liguria dozzine di centri storici in cui la ricostruzione degli edifici diroccati è ostacolata dalla difficoltà di reperire i materiali lapidei e dai costi attuali assai elevati di questa tecnica. Inoltre la ricostruzione dei muri in pietra in epoca moderna lascia spesso interdetti a causa della freddezza dei risultati, come può dire chiunque abbia visto Eze (Mentone), Port Grimaud (Var) o Colletta di Castelbianco (SV). Oltretutto a Balestrino era già presente una tecnica risolutiva delle coperture che si basava sul ricoprimento in terra delle terrazze: era come se l'aia di casa fosse sul tetto. top Giochi d'infanzia: il Teatrino Rissone Genova, museo di Sant'Agostino Nel museo di Sant'Agostino si può ammirare il Teatrino di marionette Rissone, dal nome di Vittorio Rissone, discendente da un'antica famiglia di attori astigiani, fornitore di scena per la Compagnia Niccodemi e appassionato collezionista, che lo acquistò a fine Ottocento, augurandosi che i figli Checco e Giuditta avrebbero seguito la tradizione di famiglia diventando marionettisti. Così non fu, tanto che nel 1982 Checco Rissone ed Emi De Sica, figlia di Giuditta Rissone e Vittorio De Sica, lo donarono al Museo Biblioteca dell'Attore, il quale, dopo averlo restaurato, per carenza di spazio lo espone nel sito attuale. Esso costituisce una tra le più preziose collezioni appartenenti al Museo Biblioteca dell'Attore, istituzione finalizzata allo studio dell'attore e delle arti sceniche dell'Otto e Novecento. Il Teatrino ottocentesco è giunto fino a noi completo di boccascena, di mobilio e attrezzeria e di un corredo di scenari comprendenti 38 scene complete di fondali e quinte di notevoli dimensioni. Inoltre, è dotato di 91 marionette, alte circa 40 cm, provviste di tutti gli elementi sartoriali quali cappelli, costumi, calzature e circa 30 copioni. Non si sa molto di questo teatrino prima dell'acquisto. Poiché scene e costumi sono stati modificati, s'ipotizza che non abbia avuto un unico momento artigianale e che probabilmente la loro creazione risalga alla fine del 700. Dalle piccole dimensioni delle marionette e delle scene si suppone che il Teatrino fu commissionato da un ricco signore con l'intento di arricchire la propria dimora di un teatro privato, oppure che le ridotte dimensioni servissero per sfuggire alla polizia napoleonica che lo aveva dichiarato fuori legge ed essere quindi più facilmente trasportabile. Inoltre si presume che la commissione sia stata effettuata nell'area tra Veneto, Friuli e Venezia Giulia, poiché le marionette hanno mani e piedi fusi in piombo, come d'uso in quell'area. Analizzando copioni, vestiario e parte dell'attrezzatura, nonché la documentazione giuntaci attraverso nomi di testo e gestori, si è in grado di ricostruire l'iter del Teatrino che dovette allietare grandi e piccini in varie località dell'Emilia, tra cui Bologna e Modena. Il Civico Museo Biblioteca dell'Attore rappresenta la più grande istituzione nazionale per tutto ciò che concerne l'arte teatrale italiana. Il museo è stato costituito nel 1956. Nel 1976, diventato Fondazione, si costituisce Ente autonomo di rilevanza nazionale. Conserva un ricco patrimonio librario che comprende 40.000 volumi di argomento teatrale e, in misura minore, riguardanti il cinema italiano e straniero. Sono consultabili circa 900 periodici italiani e stranieri, tra cui le raccolte complete di testate storiche di argomento teatrale. La maggior parte dei volumi proviene da biblioteche private che costituiscono i 37 fondi conservati in archivio, di cui fanno parte 72.000 autografi, 66.000 fotografie sceniche, molte delle quali firmate dai migliori studi fotografici italiani e stranieri dell'epoca, 1300 copioni e ancora lettere, bozzetti, costumi di scena, scenografie, manifesti, locandine, microfilm che documentano in particolare modo il periodo 1850 - 1940, in cui si assiste all'affermazione del fenomeno del "grande attore", e il periodo tra le due Guerre nel quale nascono i teatri d'arte. Il Museo organizza mostre ed esposizioni, oltre a produrre cataloghi, libri e la rivista Teatro Archivio. Il museo è nella Villetta Serra a Genova in viale IV Novembre. top C'é su BCULT L'indice dei numeri precedenti Il file allegato (in formato rtf, 14 Kb) contiene l'elenco dei materiali pubblicati.
Con questo file si riesce a trovare rapidamente l'argomento cercato inserendo la parola chiave nel menù che discende dal comando "Modifica/Trova" posto nella prima barra superiore del programma "Word" per chi è in ambiente Microsoft (analoghi strumenti sono offerti dall'ambiente Mac). Con tale informazione si può tornare al sito web ed aprire solo il numero della newsletter che interessa. L'indice è organizzato con la seguente logica: titolo, via o luogo, località. Dunque la parola chiave può essere scelta in uno di questi tre campi. La redazione provvederà in futuro ad aggiornare il file di repertorio. top Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato: Rinaldo Luccardini, Federica Natta, Michele Geraci, Luca Leoncini, Luce Tondi, Costanza Fusconi, Enrico Zunino, Valentina Bruno, Laura Santini, Marina Mannucci. Per ricevere BCULT è sufficiente inviare un'email a info@tavolidellacultura.net, specificando la richiesta. Scrivici a quest'indirizzo anche per informazioni su BCULT e per eventuali modifiche dei tuoi dati personali. Potrai revocare la tua iscrizione alla newsletter quando vorrai, semplicemente mandandoci una mail con soggetto Rimuovi. |