Salta il menu di navigazione e vai al contenuto della pagina- Vai al menu di navigazione- Vai alla mappa del sito-
link alla pagina iniziale di questo sito - Tavoli della cultura.net

BCULT newsletter n.22

BCULT newsletter n.22
Ottobre 2006
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Nicolò Scarabicchi, Angiolo Del Lucchese, Stefano Vassallo, Stefano Montinari, Davide D'Orsi, Valentina Bruno, Tiziano Mannoni, Matteo Sicios e Laura Santini.
 
Arte e pensiero

Come la mela dolce rosseggia sull'alto del ramo, alta sul ramo più alto: la scordarono i coglitori. No, certo non la scordarono: non poterono raggiungerla
Saffo, VII secolo a.C.


top
 
link immagine: Idrovolanti - apre il link in nuova finestra, 42 Kb Affreschi unici: idrovolanti!
Finale Ligure (Savona)

In via Garibaldi 73 (già Contrada della Palla) a Finale Marina (SV) c'è la facciata di una casa che reca due ampi riquadri affrescati. Da un lato ci sono tre caravelle, dall'altro cinque idrovolanti in volo (attualmente ne sono visibili solo due).

Le intemperie consecutive di 88 anni hanno reso poco leggibile il quadro rappresentato, ma facendo un po' di attenzione si capisce perfettamente la scena. Si tratta della celebrazione di due grandi traversate oceaniche: quella fatta nel 1942 da Cristoforo Colombo e quella fatta nel 1933 da Italo Balbo che portò a Chicago 25 idrovolanti. Il progetto di affreschi venne presentato al Comune di Finale nel 1928 da Francesco Scarabocchi, premiato pittore, architetto della Fabbrica dell'Ospedale Galliera ed insegnante presso la Scuola Tecnica Barabino di Genova e vennero eseguiti da lui stesso con l'aiuto del figlio Camillo che era entrato a 14 anni nelle Officine Aeronautiche Piaggio di Finale come disegnatore.

L'opera è stata probabilmente ispirata dalla prima grande trasvolata atlantica, quella effettuata nel febbraio del 1927 da Francesco De Pinedo, che andò in Brasile, Argentina, Stati Uniti e ritornò con un "Savoia Marchetti S55" a cui aveva posto il nome di una caravella: "Santa Maria". Charles Lindbergh volò poi senza scali da New York a Parigi nel Maggio dello stesso anno. Ma De Pinedo nell'aprile di due anni prima era andato da Sesto Calende a Melbourne, poi in Giappone e cinque mesi dopo era tornato a Roma, scendendo sul Tevere. Gli affreschi di Finale celebrano dunque un'esaltante stagione di imprese aeronautiche e meriterebbero di essere quanto meno restaurati e tutelati, in vista della formazione di un Museo del Volo che potrebbe diventare la sede congrua dell'archivio dei progetti Piaggio.

top
 
link immagine: CDrom neolitico - apre il link in nuova finestra, 52 Kb CDrom neolitico
Finale Ligure (Savona)

A Pian del Ciliegio, sull'altopiano delle Mànie nel Comune di Finale, è stato concluso lo scavo all'interno di un riparo che custodisce un deposito nel quale si trovano reperti risalenti al periodo Neolitico. Le ipotesi di formazione del deposito sono davvero inconsuete per un pubblico di non esperti e tuttavia esse sono perfettamente attendibili.

Circa cinquemila anni fa un torrente gonfio d'acqua finiva in un inghiottitoio, cioè si trasformava in corso sotterraneo (si tratta di un'area carsica, piena di grotte e fessurazioni). Nell'inghiottitoio sono finiti, per un periodo della durata stimata fra i 4 e i 5 secoli, i resti di una comunità del periodo Neolitico esperta nella fabbricazione e cottura di vasi a bocca quadrata.

In seguito il regime delle acque è cambiato: ha dilavato tutte le parti circostanti l'inghiottitoio, ma ha preservato gli accumuli al suo interno. Questa dunque è rimasto l'unica porzione in cui è possibile trovare frammenti ceramici, tracce di focolai, tracce di cenere, livelli di frequentazione ed altri segni della presenza umana. I frammenti sono stati riassemblati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, pur con integrazione delle lacune, e verranno esposti entro quest'anno al Civico Museo del Finale.

Fra i ritrovamenti spicca, per la sua unicità nel panorama ligure ed italiano, un cilindretto in terracottacon solcature che formano sulla superficie sessanta caselle (5 x 12) di forma omogenea, alcune delle quali sono segnate. Si tratta di un token (letteralmente gettone, ma in termini archeologici indica un sistema per fissare la numerazione). Questo oggetto recava un'informazione, segnatavi sopra a creta fresca e indelebile dopo la cottura.

Questi antichissimi sistemi di registrazione numerica sono antecedenti l'invenzione della scrittura (nella storia dell'uomo viene prima la numerazione) e si trovano con una certa diffusione nelle aree archeologiche coeve dell'Asia. In Europa i casi sono meno frequenti. Questa eccezione europea è stata trovata proprio in Liguria.


top
 
link immagine: l’altorilievo raffigurante l’Assunta a Piazza - apre il link in nuova finestra, 26 Kb Una Madonna insolita
Piazza, frazione di Deiva (La Spezia)Sulla facciata del Santuario della Vergine Assunta a Piazza, frazione di Deiva (SP), si può ammirare un altorilievo triangolare in pietra nera con cornici in ardesia. Il rilievo faceva parte di una struttura architettonica medievale, totalmente rimaneggiata fra il XVII ed il XIX secolo. L'immagine presenta alcuni arcaismi: la Vergine, coronata, con aureola e contornata da cherubini alati, è senza bimbo.

Nella mano sinistra regge un volume e con la destra indica la parte inferiore. Si tratta di un’iconografia insolita di cui non si coglie appieno il significato anche se chiaro è il riferimento all'immagine venerata nella chiesa. Si pensa che il rilievo facesse parte dell'originaria cornice della ancona dell'altare maggiore (poi smontata e rimurata in facciata) che quindi la Vergine indicasse l'immagine venerata, oppure che fosse parte della originaria porta della chiesa e quindi la Vergine indicasse l'entrata del sacello.

Attualmente si propende di più per la seconda ipotesi, che prevederebbe un'entrata di ridotte dimensioni come si pensa che fosse quella della chiesa medievale. Si tratta di una opera modesta, probabilmente di maestranze locali, ma interessante per l'iconografia e le soluzioni formali. In mancanza di documenti non è di facile datazione, ed è genericamente ascrivibile al XVI secolo. Una particolare cura è stata posta nella scelta dei metodi di intervento, giacché il materiale lapideo era ricoperto da numerosi strati di vernice di varie epoche, fino a scoprire che lo strato di vernice più profondo era il bianco. Non è noto se già in origine il rilievo fosse stato dipinto di bianco ad imitazione del marmo, sicuramente lo strato è molto antico ed interessante per tipologia. Inoltre il rilievo era stato più volte ricolorato con altra biacca, applicata ad olio, il che testimonierebbe il ripristino di un'originaria immagine chiara del rilievo.

La pulitura è stata eseguita a bisturi per eliminare dal rilievo tutte le ridipinture più recenti, per giungere al livello della patina grigio rosata che rappresenta la trasformazione del colore bianco originale. Il leggero viraggio rosato della pietra non è stato infatti ritenuto esteticamente sgradevole e comunque costituiva l'immagine oramai consolidata dell'opera. Il restauro dell'altorilievo è stato realizzato da Paola Parodi e Stefano Vassallo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio della Liguria nell'ambito del generale recupero dell'edificio, finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel biennio 2004-2005. Intervento diretto da Rita Pizzone con la collaborazione di Enrico Vatteroni.


top
 
link immagine: palestra Rubattino Genova - apre il link in nuova finestra, 82 Kb Aggiornamento: la palestra vincolata
Palestra Rubattino, via Saluzzo, Genova

L'edificio di via Saluzzo in cui opera la Società Rubattino, realizzato negli anni 30 (vedi BCULT n. 6 e BCULT n. 9) è stato vincolato con Decreto 18-8-2006 dalla Direzione della Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali. Trattandosi di un bene del quale è proprietario un ente, si è reso obbligatorio un passaggio istruttorio particolare: la verifica dell'interesse culturale del manufatto.

Sulla base di questo accertamento, predisposto in prima battuta dal detentore del bene e integrato successivamente dalla Soprintendenza, è stata decisa l'apposizione del vincolo. Si ricorderà che questo edificio è l'unico dell'epoca, in Liguria, progettato per essere una palestra (le altre palestre oggetto di tutela sono ricavate all'interno di edifici storici di altra natura, come conventi e chiese). Nella foto che riproduciamo si vede il manufatto nel giorno dell’ultimazione dei lavori.


top
 
link immagine: il frutteto di Albaro, Genova - apre il link in nuova finestra, 95 Kb Aggiornamento: il frutteto di Albaro
Albaro, Genova

Come ricorderanno i nostri primi lettori, su BCULT n.1 avevamo segnalato l'imminente rischio di perdita di una delle poche tracce rimaste dell'antica destinazione a orti e frutteti della collina di Albaro a Genova. Questo rischio non è ancora scongiurato, ma non è più imminente.

La Commissione Urbanistica del Comune il 25 ottobre scorso ha infatti deciso di sospendere l'iter approvativo del progetto, che prevede la costruzione di otto palazzine, una scuola ed un enorme parcheggio sotterraneo su un'area rimasta ancora libera da edifici e che, il PUC vigente, destina a verde pubblico. Il progetto ha destato molte perplessità non solo nelle persone sensibili ai valori culturali dell'area (ultimo testimone di un passato rurale in area urbana), ma anche nei membri della Commissione, sollecitati da un comitato che ha elencato puntualmente tutti i difetti dell'operazione.


top
 
link immagine: l’uliveto di Quarto, Genova - apre il link in nuova finestra, 84 Kb Uliveto murato tardomedievale
Quarto, Genova

Dislocato al Quarto miglio della via Romana della Genova di Levante, l'uliveto conserva ancora tutte le sue caratteristiche antiche, tanto quelle architettoniche che quelle coltive: saperi che oggi sono messi in pratica allo stesso modo di come avveniva secoli fa, sui versanti non esposti alla tramontana dei nostri monti. link immagine: l’uliveto di Quarto, Genova - apre il link in nuova finestra, 92 Kb

Una conservazione efficiente e rispettosa della tradizione portata avanti con scrupolo e passione dalla famiglia che oggi vi conduce la coltivazione. Il contorno in cui vive questa enciclopedia di sapere antico non ancora svanito è integro. Il muro di cinta conserva il cancello funzionante. All'interno ci sono un ruscello col suo ponte e tre pozzi che ancora vengono usati.

Strutture murarie tardomedievali sono intervallate a mattoni settecenteschi, rifacimenti moderni si accompagnano a qualche resto del castello medievale dei Perasso che lì si elevava fino al secolo scorso allo stato di rudere.

Il posto si trova a Genova-Quarto tra via Romana della Castagna, via Scala e via Ribaldone. Questo sito fu tra i primi ad essere murati, tra il 1350 e il 1400 giacché l'area era tra le migliori, fertilissima, provvista di risorse idriche proprie, protetta da rilievi naturali, e vicino alla strada: per questo fu circondata da mura di protezione. Un caso unico quindi quello dell'uliveto murato, la storia vive all'interno di quel muro, ma la possibilità di valorizzare questo luogo, i suoi protagonisti, le conoscenze che racchiude sta per essere messa in dubbio dalla volontà di edificare una palazzina privata.

Gli esperti si sono già mobilitati. I Gruppi Archeologici d'Italia, nelle Giornate Nazionali di Archeologia Ritrovata, hanno scelto di mettere in evidenza questa storia. Si tratta di un'iniziativa sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio del Mibac (Direzione generale per i Beni Archeologici), partecipano l'Iscum, l'Iisl, la Società Botanica Italiana, il comitato spontaneo pro-area verde nell'uliveto murato di Quarto e l'Associazione Finisterre.


top
 
link immagine: Ventimiglia, l’officina del gas - apre il link in nuova finestra, 73 Kb Un patrimonio archeologico ai confini dell'impero
Ventimiglia (Imperia)

Civitas ad arma iit: questo il motto, risalente al I secolo a.C., della città di Ventimiglia (IM). Il motto è stato coniato dagli Intemelii in rivolta per l'omicidio di un concittadino che aveva ospitato Giulio Cesare. Albium Intemelium, poi contratto in Albintimilium, capitale cioè dei Liguri Intemelii, stanziatisi nella regione tra il '400 e il '300 a.C., era ai tempi dell'Impero Romano, una fiorente città con un'intensa vita rurale e frequenti ville urbane lungo il territorio costiero compreso tra Bordighera e Monaco. Ne dà notizia anche Tacito constatandone il contrasto con la povertà e il carattere primitivo delle valli interne.

Di questa prospera cittadina romana di forma trapezoidale e addossata al pendio della collina, iniziata a svelarsi a partire dalla metà dell'800, sono visibili sette insulae - sorta di quartieri - in parte ricoperte da strutture dell'odierna città. Le insulae erano costituite da caseggiati popolari a più piani ma, come è noto, la città disponeva anche di un grande teatro (sopravvissuto integro fino al 1944 quando è stato danneggiato dalle bombe), di terme, rivestite di preziosi mosaici.

C'è anche una domus, risalente al III secolo d.C. e la necropoli. Le rovine comprendono le mura perimetrali, tracce del decumanus maximus, (che attraversa la città da est ad ovest e che usciva dalla Porta di Provenza, situata dietro il teatro) e la cloaca maxima che percorre centralmente il decumanus. Inoltre, gli scavi finora effettuati hanno portato in luce una grande quantità di oggetti d'uso quotidiano, ceramiche, cofani in piombo, busti-ritratto e monete provenienti da varie regioni dell'impero, che sono stati raccolti e sono conservati in una struttura museale, l'Antiquarium, creata intorno al 2000, e in appositi magazzini recentemente ricavati nell'area dell'ex officina del gas. Per questi motivi Ventimiglia può certamente essere ritenuta uno dei maggiori centri di documentazione della cultura romana in Liguria.

In tempi recenti l'Antiquarium è stato riconsiderato in un progetto più ampio al fine di ricostruirvi un percorso di visita che, ricreando il tessuto urbano, permetta di comprendere la città romana. Purtroppo questo tentativo confligge con le incombenti officine del gas ed i loro spazi annessi, di cui si attende ormai da sette anni, l'allontanamento.


top
 
C'é su BCULT
Guida ai contenuti di BCULT

Il file allegato (in formato rtf, 14 Kb) contiene l'elenco dei materiali pubblicati.

Disponendo di questo file (che può essere archiviato a parte sul proprio hard-disk) si riesce a trovare rapidamente l'argomento cercato inserendo la parola chiave nel menù che discende dal comando "Modifica/Trova", posto nella prima barra superiore del programma "Word" per chi è in ambiente Microsoft (analoghi strumenti sono offerti dall'ambiente Mac). Con tale informazione si può tornare al sito web ed aprire solo il numero della newsletter che interessa.
L'indice è organizzato con la seguente logica: titolo, via o luogo, località. Dunque la parola chiave può essere scelta in uno di questi tre campi. La redazione provvederà in futuro ad aggiornare il file di repertorio.
top
 
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato:
Rinaldo Luccardini, Nicolò Scarabicchi, Angiolo Del Lucchese, Stefano Vassallo, Stefano Montinari, Davide D'Orsi, Valentina Bruno, Tiziano Mannoni, Matteo Sicios e Laura Santini.
 
Per ricevere BCULT è sufficiente inviare un'email a info@tavolidellacultura.net, specificando la richiesta. Scrivici a quest'indirizzo anche per informazioni su BCULT e per eventuali modifiche dei tuoi dati personali. Potrai revocare la tua iscrizione alla newsletter quando vorrai, semplicemente mandandoci una mail con soggetto Rimuovi.