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BCULT newsletter n.21

BCULT newsletter n.21
Settembre 2006
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Annamaria Sicardi, Christiane Eluere, Antonio Zencovich, Antonio Guerci, Valentina Bruno, Luca Leoncini e Laura Santini.
 
Arte e pensiero

Come scrisse Oscar Wilde: "l'arte è del tutto inutile". Il significato che un biologo attribuisce a questa battuta è che l'arte non è un'attività utilitaria, intendendo l'aggettivo "utilitario" nel senso ristretto in cui lo si usa in etologia e biologia evoluzionistica. In altri termini, l'arte umana non ci aiuta a sopravvivere o a trasmettere i nostri geni. Attraverso le sue opere l'artista trasmette qualcosa ai suoi simili, ma tramandare i propri pensieri alla generazione seguente non è come trasmettere i propri geni.
Jared Diamond, Il terzo scimpanzé, ascesa e caduta del primate Homo sapiens , Bellati Boringhieri, 1994 (pag. 216)

Le macchie giallo ocra e l'azzurro argenteo nei dipinti di Kandinskij, i motivi intricati che ricordano circuiti elettronici, sembrano essere scivolati sulla tela direttamente dall'inconscio. Sono pura irrazionalità di colore e di forma.
Paul Berman, Sessantotto, Einaudi, 2006 (pag. 170)
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link immagine: Batacchi e campanelli - apre il link in nuova finestra, 46 Kb Batacchi e campanelli
Genova, via Assarotti

Presto anche nel nostro Paese si diffonderà la pulsantiera condominiale totalmente anonima: una tastiera numerica farà sapere all'inquilino che c'è qualcuno alla porta, lui lo guarderà in video e gli aprirà solo se lo conosce.

link immagine: Batacchi e campanelli - apre il link in nuova finestra, 39 KbBisognerà dunque adottare una propria combinazione di numeri (variabile periodicamente) e farla conoscere agli amici. Il postino potrà avere un proprio codice (anch'esso variabile) e tutte le azioni saranno comunque registrate su una memoria di massa.

Lontanissimo già ora ci appare il tempo in cui, senza elettricità, si suonavano campane a cordicella o si percuotevano i portoni con simpatiche manine di ghisa.

L'ultima geniale invenzione su questo versante sono stati i campanelli autarchici a chiavetta: bastava girare la chiavetta ed emettevano un suono gracchiante, un po' meno gradevole di quello che si otteneva dal campanello montato sul manubrio di una bicicletta.

In epoca elettrica c'è stato però anche chi ha cercato di dare una congruente immagine di sé fin dal pulsante del proprio campanello di chiamata. Abbiamo perciò campanelli a testa di leone (il pulsante è in bocca) e a forma di uccello (il suono è il verso di un merlo). In via Assarotti, a Genova, c'è un campanello in rame a forma di tempietto: un puttino sovrasta il pulsante e l'insieme sembra la riproduzione di una fontana.
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link immagine: I dipinti del Passoscio - apre il link in nuova finestra, 72 KbI dipinti del Passoscio
Monte Soraggio, Imperia

Sulle pendici del monte Toraggio, che sovrasta Pigna, c'è il Santuario della Madonna del Passoscio.Curiosa è la storia di questo manufatto. È stato costruito per poter ospitare un dipinto, l'immagine dell'Annunciazione che un pastore aveva trovato in quel punto.

link immagine: I dipinti del Passoscio - apre il link in nuova finestra, 52 KbIl pastore aveva portato a casa sua l'immagine trovata nei boschi, ma il mattino seguente l'immagine era sparita. L'avevano poi ritrovata sui monti. Questo fatto si è ripetuto, sicché la gente di Pigna decise che il dipinto dovesse essere conservato nel posto in cui era stato trovato.

È così che dapprima venne edificata una cappella (nel XVI secolo), poi una chiesa (nel XVII secolo) e infine un convento (nel XVIII secolo). Tutta l’opera edificatoria ha avuto origine dal ritrovamento di un'immagine. link immagine: I dipinti del Passoscio - apre il link in nuova finestra, 63 Kb

Il santuario è stato poi assiduamente frequentato e la Madonna del Passoscio è stata sempre considerata (e lo è tuttora) dispensatrice di grazie. Tanto che il santuario si è via via riempito non solo di fedeli, ma anche delle loro testimonianze di fede - ex-voto e immagini votive.

Non si può restare indifferenti al fatto che l'intero santuario deve la sua esistenza proprio ad una immagine. In particolare i dipinti naif sono di una bellezza coinvolgente. I colori vivaci, le scene raffigurate con crudezza ma anche con gioia (per lo scampato pericolo, s'intende). Ora sono custoditi in una sala del convento adiacente alla chiesa. Dalle due finestre che illuminano il locale si può ammirare lo strapiombo che si è fatto per salire a piedi lungo il percorso votivo marcato dalle stazioni della Via Crucis. La condizione in cui si trovano gli ex-voto è però quella di un patrimonio dimenticato.

Fortunatamente i ragni non danneggiano i quadri, ma non fanno la guardia e l'unica difesa di questi beni è costituita dalla difficoltà di accesso. C'è però una strada vicinale che conduce nei pressi del santuario, presidiata solo dai proprietari. Questa circostanza dovrebbe indurre la comunità a studiare un modo per migliorare l'accesso ma anche la sicurezza e la fruizione del suo patrimonio culturale (nel santuario mancano i servizi di base). L'ultima volta che queste opere vennero impiegate in una mostra è stato nel 1984, e si trattava di riproduzioni fotografiche.
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link immagine: il ponte di Clavi - apre il link in nuova finestra, 79 KbIl ponte di Clavi
Clavi (Imperia)

La conurbazione di Imperia si sviluppa tra una serie di brevi valli perpendicolari alla costa e due più lunghe, agli estremi opposti: a levante quella dell'Impero a ponente quella del Prino. Su quest'ultimo torrente, che scende da Dolcedo verso Piani di Imperia e la spiaggia di Garbella, si innalza uno dei manufatti medievali più antichi della città. link immagine: il ponte di Clavi - apre il link in nuova finestra, 57 Kb

Le sue dimensioni e la precisione della fattura (materiali di prima scelta, due arcate disuguali, in perfetta tensione con la diversità di pendenza delle pendici; un piccolo tunnel, per lasciarsi perforare da un canale irriguo) fanno pensare all'intervento di manodopera specializzata, forse lombarda, del XIII secolo.

Il ponte di San Martino, detto anche ponte romanico, pur nelle sue notevoli dimensioni, resta nascosto nell'impluvio del Prino. Il nucleo di Clavi e un folto canneto lo circondano con discrezione e bellezza. Una piccola diga posta a monte del ponte crea un laghetto verde nel quale si duplica l'immagine autorevole del manufatto.

Presto il ponte verrà restaurato, insieme all'attigua cappella quattrocentesca di San Martino (ingrandita nel Seicento), a cura della Provincia di Imperia e del F.A.I., grazie anche alla pressione di un comitato sorto apposta nella zona per la sua tutela.

Nel 2002 il ponte è stato adottato dal Liceo "De Amicis" di Imperia e reso oggetto di un progetto didattico a cura della sezione imperiese dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri. Poi, durante la campagna F.A.I. denominata I luoghi del cuore e culminata in una visita dedicata alle scuole che ha avuto luogo nell'ottobre 2005, questo ponte si è classificato al settimo posto nazionale per numero di segnalazioni.

Davvero un oggetto amato dalla gente, seppur trascurato troppo a lungo dalle istituzioni! I lavori sono destinati a ripristinare, tra l'altro, le parti vandalizzate sulle due spallette sommitali e soprattutto a bloccare una lesione nell'arcata minore.
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link immagine: Museo Antonio Scarpa, Genova - apre il link in nuova finestra, 87 Kb Un museo che ha bisogno di spazi e visibilità
Museo Antonio Scarpa, Genova

Il museo Antonio Scarpa è straordinario nel suo genere, ma pochi sanno che c'è ed è anche difficile trovarlo, perché si trova a Genova nei piani alti di via Balbi 4, un palazzo dell'Università. Contiene circa 1500 oggetti connessi alle medicine tradizionali (non per questo meno efficaci dell'attuale farmacologia) provenienti da oltre 100 gruppi umani di link immagine: Museo Antonio Scarpa, Genova - apre il link in nuova finestra, 84 Kbdiverse tradizioni mediche del pianeta.

Ciascun oggetto porta con sé una storia complessa di rimandi antropologici, fisiologici, anatomici, linguistici e culturali che lo legano in modo indissolubile alla cultura e alla storia particolari da cui proviene; altri ancora hanno rivelato proprietà terapeutiche talmente efficaci da poter essere considerate come vero e proprio patrimonio dell'umanità.

link immagine: Museo Antonio Scarpa, Genova - apre il link in nuova finestra, 46 KbQuesto Museo di Etnomedicina coltiva anche un suo progetto di grande attualità sui problemi sanitari, antropologici, sociali ed ecologici connessi alla salute, al benessere e all'ambiente che suscitano grande interesse sia nel pubblico in generale che sotto il profilo istituzionale.

Il progetto ha le finalità della ricerca universitaria, il che genera una continua restituzione degli esiti attraverso corsi, seminari, conferenze e la destinazione pubblica dei risultati. L'esistenza a Genova di questa link immagine: Museo Antonio Scarpa, Genova - apre il link in nuova finestra, 81 Kboriginale e unica risorsa conduce a scegliere la città come polo scientifico per molte delle discipline coinvolte nel progetto.

Antonio Scarpa, a cui il museo è intitolato, fu il primo medico in Europa ad occuparsi di etnoiatria, grazie all'esperienza accumulata in 55 anni di spedizioni etnomediche in tutti i continenti. Morì nel 2000 a Rapallo, dove aveva fondato e diretto l'Istituto Italiano di Etnomedicina.

La sempre più pressante richiesta di visite al Museo da parte di scolaresche, del grande pubblico e di specialisti, ha condotto a una situazione insostenibile. I locali ove sono esposte le collezioni occupano uno spazio di soli 200 metri quadrati e quindi non si può consentire l'accesso a più di dieci persone per volta. Riteniamo che il reperimento d'una sede idonea sia un debito da pagare alla cultura, non solo genovese.
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Cosa c'è in un museo?

Tradizionalmente i musei nascono da donazioni: succede che qualche cittadino particolarmente munifico e senza eredi lasci la sua collezione alla città. Spesso lascia alla città anche il contenitore, o meglio la sua dimora con tutto ciò che egli aveva raccolto in base a gusti e criteri del tutto soggettivi. Da quel momento abbiamo un "museo".

Già questa vicenda permette di concludere che il valore del museo non sta solo nella serie di oggetti visibili al suo interno, ma anche nella storia della loro accumulazione (dunque nella storia del donatore), nella configurazione dell'immobile che ospita la raccolta, nei singoli dettagli di questo contenitore, nelle opere che si sono rese necessarie per trasformare il contenitore da munifica magione a luogo pubblico. Perciò in un museo ci sono molte leve comunicative anche se, come negarlo, tutte legate alla valorizzazione dei beni culturali.

I visitatori non sono tutti addetti ai lavori ed è sbagliato lasciarli all'oscuro di come e quanto si è fatto (e di quanto si sta facendo) per assicurare il pieno godimento di quei beni diventati patrimonio comune. Forse la gente apprezzerebbe di più anche il motivo del costo di accesso (che non dovrebbe affrontare, se entrasse in una biblioteca). Forse, ma questa probabilmente è un'aspirazione eccessiva, la gente considererebbe più "suo" il museo e concorrerebbe al suo sostentamento con donazioni ulteriori, come avviene nella maggior parte delle fondazioni culturali di stampo anglosassone.

I primi soggetti che un museo deve conquistare sono dunque i cittadini che abitano in quella città. Essi devono poter conoscere in modo concreto ed affidabile lo sforzo che è necessario per mantenere l'esposizione. Uno dei modi per celebrarne il valore (e diventare autentici testimonial) è ambientare i propri fasti in un museo, anziché nel ristorante famoso. Una festa di nozze, o di laurea, può essere l'occasione per dare al museo una risorsa economica aggiuntiva ed un momento di ulteriore celebrità all'istituzione.
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link immagine: la Pudicizia - apre il link in nuova finestra, 43 Kb Un mecenate inglese col gusto per l'antico
Ventimiglia, località Mortola

Nella città di Ventimiglia, in località Mortola, non esiste soltanto quell'incredibile patrimonio botanico che è il Giardino Hanbury, ma anche la Villa Hanbury, custode di preziosi reperti archeologici.

La tenuta, già della famiglia Orengo, fu acquistata dai fratelli Hanbury link immagine: la Pudicizia - apre il link in nuova finestra, 43 Kbnella seconda metà dell'Ottocento. Negli stessi anni, a causa dell'espansione della città dalle alture delle colline occidentali verso la parte pianeggiante ad est, dov'era sotterrata l'antica città di Albintimilium, vennero alla luce numerosi resti archeologici. Grazie al mecenatismo di Sir Thomas Hanbury la villa si riempì di splendidi oggetti d'arte che, in questo modo, si preservarono dalla totale distruzione e sfuggirono al contemporaneo mercato antiquario che li avrebbe dispersi in tutto il continente.

Parte di questo materiale fu esposto nel 1987, in un allestimento al pianterreno che durò soltanto una settimana. Da allora le sale sono rimaste chiuse al pubblico. Attualmente la Soprintendenza Archeologica è al lavoro per riallestire uno spazio museale al piano terreno e nell'ala orientale.

Il progetto prevede la sostituzione degli originali con copie e la ricollocazione dei materiali della collezione nelle posizioni originali, allo scopo di ricostruire l'antico arredo e valorizzare l'opera di collezionismo di Thomas Hanbury. I discendenti di Hanbury nel 1960 vendettero la proprietà allo Stato italiano che, negli anni Ottanta, la diede in concessione all'Università di Genova. A causa delle pessime condizioni di deterioramento in cui versavano i locali, la Soprintendenza iniziò una lunga opera di risanamento degli stessi che portò al restauro del primo piano e dell'ala oriental del palazzo.

La villa è un sontuoso edificio ricco di marmi, mosaici ed affreschi. Custodisce reperti di ogni genere, tra cui busti, teste, statue, sculture, mobili, bassorilievi, ma anche oggetti minuti come monete, vasi, medaglie, prodotti fittili provenienti dalla necropoli di Albintimilium. In passato molti di questi reperti furono assemblati senza alcun criterio filologico; è anche per questo motivo che molti oggetti sono ancora in corso di studio.

È il caso della statuetta detta "della Pudicizia", che abbelliva il giardino della villa. Essa è costituita da una figura acefala, rappresentante appunto la Pudicizia, e da una testa ornata da una corona di spighe, identificabile con le raffigurazioni di Cerere. I due pezzi furono probabilmente integrati tra il XVII ed il XVIII secolo, allo scopo di essere immessi sul mercato antiquario.
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C'é su BCULT
Guida ai contenuti di BCULT

Il file allegato (in formato rtf, 14 Kb) contiene l'elenco dei materiali pubblicati.

Disponendo di questo file (che può essere archiviato a parte sul proprio hard-disk) si riesce a trovare rapidamente l'argomento cercato inserendo la parola chiave nel menù che discende dal comando "Modifica/Trova", posto nella prima barra superiore del programma "Word" per chi è in ambiente Microsoft (analoghi strumenti sono offerti dall'ambiente Mac). Con tale informazione si può tornare al sito web ed aprire solo il numero della newsletter che interessa.
L'indice è organizzato con la seguente logica: titolo, via o luogo, località. Dunque la parola chiave può essere scelta in uno di questi tre campi. La redazione provvederà in futuro ad aggiornare il file di repertorio.
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Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato:
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato:
Rinaldo Luccardini, Annamaria Sicardi, Christiane Eluere, Antonio Zencovich, Antonio Guerci, Valentina Bruno, Luca Leoncini e Laura Santini.
 
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