| Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini, Antonino Rossi, Antonino Ronco, Giovanni Spalla, Silvia Barisione, Renzo Vaccaro, Alessandro Maccarini, Luca Leoncini e Laura Santini. Arte e pensiero
L'arte è una cosa che trasforma il corpo e gli dà sentimento. Diversamente sarebbe solo un insieme di apparati, come quello che collega lo stomaco alla bocca… Federico Fellini in Sono un gran bugiardo, film-intervista di Damian Pettigrew, 2001
Quei suoi amici mi hanno deluso. Chi non ama l'arte non ama la vita frase rivolta dal commendator Sergio Natali, capocomico, all'aspirante scrittore Leopoldo. Dal film I vitelloni, di Federico Fellini, 1953
Dialogo fra Salvo Randone (un idraulico) e Vittorio Caprioli (un mercante d'arte) all'interno di un museo romano e indicando un quadro: "Questo è molto bello" "È Raffaello" "Anche questo è bello" "No, questo no" "Allora perché a me piace?" "Scusi, ma lei che mestiere fa?" "L'idraulico" "È proprio per questo che le piace" da Elio Petri, I giorni contati, Titanus, 1962 top Peschiera di Vesima Vesima, Genova Nella foto di trentasei anni fa (era il 1970) l'oggetto che si libra sul mare di Vesima è una di quelle invenzioni aeree e leggere che fanno onore all'ingegno umano volto a procurarsi cibo. È una trappola che sorprende i pesci con un'abile mossa per loro imprevedibile: la minaccia è una rete che viene in silenzio dal fondo. La trama incolore è assolutamente invisibile sul nero del fondale, la forma a catino diventa una realtà ostile per gli sciami ittici solo quando per loro è impossibile fuggire, perché non c'è più acqua su cui sfrecciare via. La peschiera può lavorare per anni nello stesso posto, perché nessuno dei pesci catturati può tramandare agli altri l'evento subìto (diverso sarebbe per un sarago che riesce a liberarsi da un amo con la bocca squarciata). Apparecchi del genere sono ancora in uso, generalmente alle foci dei torrenti. Ma non in Liguria. Bisogna andare in Toscana, nel Lazio; oppure nell'Adriatico dove il delta del Po è costellato di cattedrali fatte di aste e fili e i nomi sono "bilancia" o "trapezio". Probabilmente la peschiera di Vesima è l'ultimo esempio di cui abbiamo potuto ammirare la grazia, qui in Liguria. Non è il caso, qui, di discutere se la cattura dei pesci sia comunque da evitare (nel rispetto reciproco fra le speci di questo pianeta), ma ci interessa notare che lo strumento adoperato per farlo è meno impattante sull'ambiente costiero di qualsiasi altro manufatto, ombrelloni compresi. Forse solo la canna da pesca e la rete da sciabica sono a un livello inferiore. Per andare a piazzare i palamiti occorre avere un battello che impiega più legname di questa peschiera (senza parlare del motore e della lampara).
top Avvisi Genova
La Repubblica di Genova, retta da un governo oligarchico, aveva istituzionalizzato l'uso delle lettere anonime, definendole, nel Seicento lettere orbe e nel Settecento biglietti di calice o dei calici. Questi avvisi venivano davvero esaminati e, le loro indicazioni utilizzate, come forma di partecipazione dell'uomo della strada alla gestione della cosa pubblica: si può dire addirittura all'attività di Governo. Il sistema usato per dar corso a questa corrispondenza era il più rapido ed economico che si possa immaginare: a Palazzo Ducale, ma anche in altre sedi, erano sistemati dei recipienti che, per la loro forma, vennero più tardi, chiamati calici. Questi vasi erano esposti in luoghi accessibili a tutti, anche se protetti e appartati; in essi i cittadini deponevano le loro comunicazioni anonime dirette al Doge o ad uno dei tanti Magistrati, a cominciare dai Supremi Sindacatori: massima autorità di controllo dell'attività di Governo, dato che potevano sindacare anche l'operato del Doge. Per i Supremi Sindacatori, nel porticato adiacente al cortile minore del Palazzo Ducale (vicino all'ingresso della Società Ligure di Storia Patria) era prevista ed esiste tuttora, ricavata nel muro, la cassetta di impostazione con sportello per il prelievo della corrispondenza: è quella che vedete nella fotografia. Ogni magistrato faceva ritirare giornalmente il contenuto dei propri calici e lo utilizzava come informativa per l'attività d'ufficio. Nei biglietti di calice si leggevano i più veri e spontanei pensieri dei cittadini sull'attività del governo e sui fatti correnti: dalle denunce delle congiure antioligarchiche, ai problemi delle famiglie; dalle critiche politiche alle maldicenze, dai gravi fatti di cronaca ai segreti d'alcova, dai padri tirannici, alle soffiate sui colpevoli di reati non ancora scoperti dal braccio di giustizia e giù giù sino alle fanciulle nei guai: scritti che arrivavano non solo dalla città ma anche dal dominio. Lettere orbe e biglietti di calice, svolgevano, in un certo senso, la stessa funzione informativa che svolgono oggi i giornali con le rubriche di cronaca, che allora era affidata all'unico foglio patrio, gli Avvisi, con particolare riferimento a ciò che riguardava il commercio e il porto. L'Archivio di Stato di Genova, conserva intere filze di biglietti di calice che risultano preziosi per la storia della città e del costume. Sono pezzetti di carta, talvolta minimi, delle più diverse provenienze, alcuni con poche righe, altri prolissi, dove si fa la storia di una famiglia, si chiarisce un caso di cronaca, si critica un provvedimento governativo. Attraverso i biglietti di calice sono venute alla luce clamorose vicende, che sarebbero rimaste altrimenti ignorate.
top Il Duca di Galliera Genova
La città di Genova, riconoscente per le munifiche opere pubbliche ricevute in dono da Raffaele De Ferrari, Duca di Galliera, gli eresse nel 1896 un busto bronzeo che fu installato nello spazio urbano situato fra la stazione ferroviaria di piazza Principe e la Stazione Marittima. A nessuno dei viaggiatori in transito fra i due terminali sarebbe sfuggito lo svettante monumento, opera di Giulio Monteverde. Quel posto però è diventato, negli ultimi quindici anni, un sofferto cantiere urbano. Dapprima hanno iniziato le FS (si chiamavano ancora così) che hanno aperto un buco nei giardini per poter costruire la stazione Principe Sotterranea; vennero eliminate: una vasca o fontana e le alberature primarie, ovvero cinque lecci che vennero invasati sul posto (morirono nei vasi l'estate in cui nessuno li annaffiò). 
In tale circostanza la statua di Monteverde rimase al suo posto. Quando il Comune subentrò nell'area di cantiere per realizzare la fermata della metropolitana (che è ad un livello ancora inferiore a quello della ferrovia) si rese necessario spostare la statua, che venne ricoverata in un deposito comunale del Servizio Strade in Valpolcevera. In seguito al Servizio Strade (soppresso) subentrò Aster che ricoverò la statua in un altro deposito di materiali (pare che anche questo sia in Valpolcevera). Durante questi tragitti la statua ha subito qualche lesione. Un primo progetto comunale prevedeva la ricollocazione della statua proprio in fronte alla scalinata di raccordo fra il piazzale che sovrasta le due stazioni (FFSS e Metro) con la via Andrea Doria soprastante. Questo progetto prevedeva anche una riduzione dell'asola di accesso alla stazione metro, estendendo ovviamente la superficie piana della piazza. Il progetto è stato considerato impercorribile sia per il costo che per alcuni vizi: uno di questi riguarda proprio la ricollocazione della statua. Nel punto prescelto dal progettista, infatti, il suolo è sorretto da un impalcato delle FFSS che copre la stazione ferroviaria. Si attende di sapere come verrà condotta la sistemazione finale della piazza e soprattutto la ricollocazione funzionale ed estetica del busto in onore del Duca di Galliera.
top Museo o show-room?
Soprattutto negli ultimi due decenni, abbiamo assistito ad una fenomenale trasformazione dei musei o, se non altro, della loro percezione. Da luogo d'élite a luogo di frequentazione di massa. E quindi i termini di valutazione per un museo si sono spesso ridotti al solo numero degli accessi. All'audience. Sembra contare sempre di più il numero dei biglietti staccati che la trasmissione di sapere dal contenitore ai suoi visitatori (difficile da misurare con parametri certi in ogni caso). Come per la televisione di stato la cui antica missione era divertire insegnando, quella dei musei (la cui missione a nostro avviso resta quella) viene snaturata nel nome del marketing e della managerialità. Ci chiediamo: è giusto? Un tempo il museo era la meta di colti viaggiatori, storici dell'arte, appassionati, addetti ai lavori. Che l'idea di museo si trasformi con l'evoluzione della società non è solo giusto: è inevitabile. Ma la metamorfosi verso la resa economica, commerciale (come accade ad altri mondi: quello della televisione per l'appunto, o del calcio) è la sola possibile? È quella auspicabile? O non può, al contrario, il museo arginare quella deriva che finisce per appiattire tutto, facendo funzionare il Museo come il centro commerciale o il luna park? Al punto che il moderno visitatore possa passare dal negozio dell'aeroporto a quello del museo senza avvertire alcuna sostanziale differenza? Il Museo soffre di un invincibile concorrente: la mostra temporanea che richiede investimenti diversi (trasporti, assicurazioni, allestimento, catalogo) fra i quali è sempre più determinate il costo della promozione. Esiste un rapporto preciso tra investimento pubblicitario, numero di visitatori e introiti, con casi come quello della Dama con ermellino di Leonardo ad esempio, oggetto di una grandiosa campagna pubblicitaria, mai tentata ad esempio per un'intera raccolta, per un museo, con conseguente straordinario successo di pubblico e ritorno economico (ma con l'effetto di distorcere la realtà, legittimando l'idea che la storia dell'arte sia fatta di capolavori, di grandi nomi, di oggetti-feticcio e non di contesti, di stratificazioni, di una trama complessa di storia, urbanistica, arti figurative, linguaggio, gastronomia…). Il museo è anche un luogo di servizi (ma è soprattutto, conviene non dimenticarlo, il luogo della conservazione, dello studio, della trasmissione al futuro). Ben venga dunque quell'insieme di cose che ne facilitino l'accessibilità: visite guidate, didascalie, librerie, caffetterie, servizi igienici, schede informative gratuite sala per sala, sito internet, possibilità di prenotazione telefonica… Ma i servizi ci devono essere prima di tutto per agevolare la visita, per rendere un buon servizio al pubblico. Il ritorno economico, se c'è, è benvenuto, ma, per l'appunto, viene dopo. Un occhio anche a quello è dovuto, rientra nella buona amministrazione, nel buon senso. Il museo tuttavia non è un luogo dove attirare clienti a cui vendere qualcosa. È una biblioteca d'immagini, è il luogo della memoria, della trasmissione della cultura, è una farmacia dell'anima: tutte cose non solo diverse dagli show-room o dai parchi divertimento a tema, dai terminal o dai centri commerciali, ma in aperta opposizione, in fatidica alternativa a quei mondi. Lo capiranno mai gli esperti di marketing museale?
top C'è acqua a Genova? Genova
Si avverte la mancanza di uno studio sulla distribuzione delle acque a Genova, visto in una prospettiva storica, oltreché funzionale. Cinque anni fa è uscito a Bologna L'invenzione delle acque a cura di M. Pozzi Fontana (recentemente aggiornato con un nuovo studio: Le acque di Bologna sempre dello stesso editore) che mostra una Bologna segreta, quella dei canali di irrigazione e di navigazione. Genova, che è piena di invenzioni per la cattura e la conservazione dell'acqua, è ancora priva di un lavoro davvero esauriente su questo argomento (non basta l'atlante degli acquiferi). Sentiamo il bisogno di una ricognizione precisa e documentata di tutte le opere realizzate nel tempo per assicurare la disponibilità di acqua alla città di Genova, alla sua gente e agli animali che per secoli hanno assicurato il trasporto di merci in città. Dalle cisterne preromane all'acquedotto marino, dai sifoni settecenteschi ai lavatoi autarchici c'è n'è abbastanza per stendere almeno due volumi ricchi di illustrazioni antiche ed attuali. Riscoprire le cento modalità diverse di conservazione ed erogazione dell'acqua ci aiuta a dare valore ad un bene ancora insostituibile che spesso adoperiamo con colpevole insipienza nel lavaggio delle auto o negli sciacquoni della toilet.
top C'é su BCULT Guida ai contenuti di BCULT
Il file allegato (in formato rtf, 14 Kb) contiene l'elenco dei materiali pubblicati.
Disponendo di questo file (che può essere archiviato a parte sul proprio hard-disk) si riesce a trovare rapidamente l'argomento cercato inserendo la parola chiave nel menù che discende dal comando "Modifica/Trova", posto nella prima barra superiore del programma "Word" per chi è in ambiente Microsoft (analoghi strumenti sono offerti dall'ambiente Mac). Con tale informazione si può tornare al sito web ed aprire solo il numero della newsletter che interessa. L'indice è organizzato con la seguente logica: titolo, via o luogo, località. Dunque la parola chiave può essere scelta in uno di questi tre campi. La redazione provvederà in futuro ad aggiornare il file di repertorio.
top Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato: Rinaldo Luccardini, Antonino Rossi, Antonino Ronco, Giovanni Spalla, Silvia Barisione, Renzo Vaccaro, Alessandro Maccarini, Luca Leoncini e Laura Santini. Per ricevere BCULT è sufficiente inviare un'email a info@tavolidellacultura.net, specificando la richiesta. Scrivici a quest'indirizzo anche per informazioni su BCULT e per eventuali modifiche dei tuoi dati personali. Potrai revocare la tua iscrizione alla newsletter quando vorrai, semplicemente mandandoci una mail con soggetto Rimuovi. |