Salta il menu di navigazione e vai al contenuto della pagina- Vai al menu di navigazione- Vai alla mappa del sito-
link alla pagina iniziale di questo sito - Tavoli della cultura.net

BCULT newsletter n.19

BCULT newsletter n.19
Giugno 2006
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Giovanni Rebora, Francesco Pirella, Piera Melli e Laura Santini.
 
Arte e pensiero

Se andavo a vedere un'opera d'arte chiedevo al mercante di coprirla con un panno nero e toglierlo quando mi vedeva entrare, così, bang, potevo concentrarmi totalmente su questo specifico oggetto.
Thomas Hoving, ex direttore del Metropolitan Museum of Art di New York (riportata da Malcom Gladwell ne In un batter di ciglia, Mondadori, 2005)

Gli italiani sono, di tutti i popoli europei, i soli ad essere a proprio agio davanti ad un'opera d'arte soprattutto se italiana, e ad intrattenere con questa una relazione di "confidenza".
Pierre Rosemberg, membro della Academie Française, sul Giornale dell'Arte, n. 255/2006
top
 
link immagine: Genova Nervi, Cappa dieci - apre il link in nuova finestra, 70 KbCappa dieci
Genova Nervi

In via Capolungo a Nervi, proprio al suo inizio dopo il bivio in salita per Sant'Ilario, c'è una pietra miliare in arenaria. A giudicare dal laconico messaggio che porta inciso si direbbe che sia stata posta là verso la fine del Settecento: due sole lettere, una K (attenzione: non Km) e una X.

link immagine: Genova Nervi, via Donato Somma - apre il link in nuova finestra, 57 KbL'adozione del chilometro, come unità di misura che sostituisce il miglio, è una decisione illuminista e razionalizzatrice; d'altra parte la X non può che essere il numero del chilometro indicato, cioè il decimo. Questa lapide stradale è l'unica sopravvissuta lungo l'Aurelia fra Genova e Recco. Pur facendo le dovute ispezioni su tutti i tronchi di vie "romane" alternativi alla strada rotabile a tutti nota (nella foto in B/N si vede la via Donato Somma nel giorno della sua inaugurazione, quando non era ancora asfaltata) non si trovano altre pietre miliari.

Comunque se i lettori ne fossero a conoscenza potrebbero gentilmente segnalarcelo mediante il Forum. Cappa dieci pone diversi interrogativi:
  1. dove era posto l'inizio della misurazione?
  2. che relazione c'è fra Quarto, Quinto e i chilometri che la pietra sottintende interclusi?
  3. perché una pietra di arenaria, che in zona è decisamente rara?
  4. per quale motivo è ancora lì, se le altre sono scomparse?
Anche queste domande sono aperte al contributo dei lettori.
top
 
link immagine: salami fluorescenti - apre il link in nuova finestra, 12 KbSalami fluorescenti

I salumi sono il sistema per dare valore alla carne di porco. La carne di maiale fresca non avrebbe un gran valore due giorni dopo che l'animale è stato macellato (è come per il pesce). Perciò l'uomo ha sviluppato, a seconda del clima e delle risorse presenti nei luoghi in cui abita, sapienti varianti della salatura e dell'insaccatura della carne.

Abbiamo lardo, pancetta, soppressata, coppa, capicollo, testina, mondiola, salsiccia, salame oltre che prosciutto, lonza; e l'abbiamo anche nelle versioni locali di altri luoghi del Mediterraneo in cui il "ninon" (vezzeggiativo romagnolo del maiale: bambinone) è risorsa cibaria. Una vera cultura artigiano-alimentare celebrata non solo a tavola, ma anche nella storia dell'alimentazione [si legga Giovanni Rebora: La civiltà della Forchetta, Laterza 1998].

Ora però sta per accadere qualcosa di sconcertante. Dal Brasile arriva la notizia - e la nostra foto la documenta - che si è riusciti ad ottenere una varietà di maiali fluorescente. Gli animali sono visibili di notte, come fossero lucciole, ma pesano quasi un quintale. Presto sul mercato avremo salsicce luminose, da servire a lume di candela con effetti spettacolari sui commensali. Di sicuro il prodotto avrà un successo clamoroso, perché l'effetto lucente potrebbe ripetersi al momento dell'espulsione del cibo, nel posto più riservato che per taluni è anche luogo di riflessione.
top
 
link immagine: lL'ingegno e l'arte del fumo

Chissà se venne prima il sigaro o la pipa? Gli aspetti benefici del fumo di tabacco indussero interi popoli Incas a servirsene. Giunti in Nordamerica seimila anni dopo gli Eskaleuti e i Na-dené adottarono il calumet e non fecero mai rotoli di foglie (sigari).

Gli Europei aggiunsero tecnologia e arte.link immagine: l Lavorare il tabacco con le macchine è una forma di tecnologia poco nota, ma di grande ingegno: un soffio d'aria separa i frammenti delle foglie essiccate. I detriti più piccoli diventano materiale da sigarette, sapore scarso. Il meglio della pianta è nei frammenti pesanti: tabacco da pipa. Ma l'arte del rotolo è nei sigari fatti a mano.

Attorno al fumo si è sviluppata la produzione di oggetti necessari: pipe, bocchini, ceneriere, portasigarette, accendini, scatole, fiammiferi sono oggetti di culto. Alcuni di straordinario valore, come la scatola in similoro (quasi una medaglia!) data ai militari in guerra nel Natale del 1914 dall'Impero Britannico. Certo il fumo uccide (se si esagera, bisognerebbe aggiungere) ma gli oggetti connessi al fumo ci piacciono e questi non hanno controindicazioni.
top
 
Insegne negozi: degenerazione grafica

Come del resto prevedibile, assistiamo nelle nostre città ad uno scadimento della qualità e con essa della cultura delle insegne di negozi e botteghe. L'antica arte dei pittori letteristi è ormai perduta, perché nessuno si è occupato di salvare quanto restava della tradizione che ha qualificato per molto tempo l'aspetto dei nostri centri storici.

L'insegna del negozio è, nell'insieme del prospetto di un edificio, elemento di attrazione visiva ma anche di arredo urbano; la sua composizione formale interagisce col resto della facciata e ignorare questo legame è già un segno di colpevole leggerezza. Da quando si è diffusa la grafica digitale, che permette ogni tipo di libertà compositiva, le insegne sono diventate una moltitudine babelica di richiami.

Con la massima disinvoltura vengono mescolati testi ed immagini, i caratteri vengono deformati nel tipo e nel corpo per generare effetti di sbalordimento e anche i colori sono inusuali al contesto. Il tutto è preparato su uno schermo video, poi viene stampato a spruzzo o a getto d'inchiostro su superfici adesive. Questi impasti non reggono all'azione dei raggi UV e dopo qualche tempo l'insieme scade anche nella qualità materica.

L'epoca in cui si usava una lastra d'ardesia per dipingervi sopra in oro zecchino sembra lontana e superata. È incredibile questa perdita se confrontata con l'unanime consenso volto a recuperare le facciate e le lastricature originali della città.

Manca la forza dei regolamenti, l'autorità di un ufficio preposto ai controlli. Oppure, se ci sono, vengono largamente disattesi proprio dall'autorità che dovrebbe interpretarli. Sicché oggi è molto probabile che il tipo e il contenuto dell'insegna di un negozio vengano stabiliti dal figlio del negoziante, che sa usare Photoshop e scarica loghi da Internet. L'adozione di insegne metalliche perpendicolari alla facciata, pendenti come stendardi, può sembrare gradevole, ma non appartiene alla tradizione ligure ed è una grottesca imitazione delle pub signs o delle Gasthofschild che impoverisce i valori autentici di qualsiasi centro storico.
top
 
link immagine: Genova, piazza Brignole e viale Cadorna, sotto la città - apre il link in nuova finestra, 93 KbSotto la città
Genova, piazza Brignole e viale Cadorna

Sotto le città del nostro Paese spesso ci sono altre città, vissute in altre epoche, con altri ritmi e ricche di altre soluzioni per adattarsi alla topografia che vediamo anche oggi.

Questo basterebbe a giustificare una raccolta di tali testimonianze, link immagine: Genova, piazza Brignole e viale Cadorna, sotto la città - apre il link in nuova finestra, 89 Kbinsomma un museo della città che spieghi ai suoi abitanti la lunga evoluzione del luogo, che faccia capire loro che sono un trascurabile frammento della moltitudine di genti che vissero in quel posto. Scoprire tracce del passato, quando si scava il tessuto urbano per realizzare parcheggi, metropolitane, fognature, non è dunque una sorpresa, ma una conferma. Diamo qui notizia di due aree genovesi recentemente rimesse a contatto della luce del sole.

link immagine: Genova, piazza Brignole e viale Cadorna, sotto la città - apre il link in nuova finestra, 76 KbLa prima è in piazza Brignole dove il cantiere della metropolitana ha consentito di vedere un tratto di strada finemente lastricata e due allineamenti murari; uno sembra appartenere all'antico monastero delle Brignoline fondato da Virginia Centurione Bracelli), dunque della metà del Seicento; l'altro, più massiccio, sembra essere di molto posteriore, verosimilmente dell'Ottocento. Entrambi furono demoliti per la parte eccedente il soprasuolo che diventava viabilità di accesso alle alture, dopo che la costruzione della ferrovia aveva tagliato i percorsi originali.

La seconda è in viale Cadorna, sull'angolo di levante dei giardini: in questo caso è tornata alla luce la spalla del ponte della Pila, che attraversava il Bisagno in quel punto. Le aperture che si possono vedere anche nella foto d'epoca (gentilmente fornita da Genoacards).
top
 
C'é su BCULT
Guida ai contenuti di BCULT

Il file allegato (in formato rtf, 14 Kb) contiene l'elenco dei materiali pubblicati.

Disponendo di questo file (che può essere archiviato a parte sul proprio hard-disk) si riesce a trovare rapidamente l'argomento cercato inserendo la parola chiave nel menù che discende dal comando "Modifica/Trova", posto nella prima barra superiore del programma "Word" per chi è in ambiente Microsoft (analoghi strumenti sono offerti dall'ambiente Mac). Con tale informazione si può tornare al sito web ed aprire solo il numero della newsletter che interessa.
L'indice è organizzato con la seguente logica: titolo, via o luogo, località. Dunque la parola chiave può essere scelta in uno di questi tre campi. La redazione provvederà in futuro ad aggiornare il file di repertorio.
top
 
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato:
Rinaldo Luccardini, Giovanni Rebora, Francesco Pirella, Piera Melli e Laura Santini.
 
Per ricevere BCULT è sufficiente inviare un'email a info@tavolidellacultura.net, specificando la richiesta. Scrivici a quest'indirizzo anche per informazioni su BCULT e per eventuali modifiche dei tuoi dati personali. Potrai revocare la tua iscrizione alla newsletter quando vorrai, semplicemente mandandoci una mail con soggetto Rimuovi.