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BCULT newsletter n.11

BCULT newsletter n.11
Ottobre 2005
Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria
Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato
Rinaldo Luccardini, Matteo Caropreso, Federica Natta, Sara Maltese, Guido Rosato, Giulio Nepi e Laura Santini
 
Arte e pensiero

Perché l'arte interessa tanti pur essendo estremamente difficile da descrivere? Perché, per molti aspetti, rappresenta un vertice dell'umanità. Se nessuna specie animale ha mai praticato le arti, non è un caso, in quanto l'arte si colloca al punto di confluenza delle tre grandi correnti di virtualizzazione e di ominazione rappresentate dai linguaggi, dalle tecniche e dai costumi (etici o religiosi).
Pierre Lévy, da Qu'est-ce que le virtuel?, 1995

Quando, in una data camera, si cambia il posto del letto, si può dire che si cambia camera, o cosa?
Georges Perec (1936-1982)
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link immagine: Regina del Creato: la chiesa più alta della Liguria - apre il link in nuova finestra, 77 KbRegina del Creato: la chiesa più alta della Liguria
Barbagelata (Genova)

A Barbagelata, 1125 metri sull'appennino ligure, fra Aveto e Trebbia, sorge la chiesa più alta della Liguria. Costruita negli anni Settanta sotto progetto degli architetti Groviglio e Locca, risente della collaborazione del frate artista Costantino Ruggeri.

link immagine: Regina del Creato: la chiesa più alta della Liguria - apre il link in nuova finestra, 82 Kb Sotto due falde molto inclinate, opache d'alluminio, si custodisce il luogo di dio, del dialogo e dell'ascolto fatto di materiali e disegni primitivi. Un cuore di legno e di pietra. I sessantadue nidi per gli uccelli sulla facciata e la porta d'ingresso sono disegno moderno di Costantino Ruggeri. Così come la vetrata che invita, in una luce filtrata azzurra, alle sedute, semplicissimi parallelepipedi bianchi con una tavola appoggiata di legno scuro.

Il pavimento in lastre d'ardesia e disegnato di legno, scende con una piccola pendenza verso l'altare, realizzato con tronchi d'albero, tagliati con ascia e motosega. Dietro c'è tutta la valle, attraverso l'ampia vetrata che incornicia i colori netti delle stagioni. Questa piccola architettura manda grandi segnali a chi vuole conciliare con il paesaggio le nuove edificazioni.
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link immagine: la Città giardino vista da Euroflora - apre il link in nuova finestra, 48 KbLa Città giardino vista da Euroflora
Genova, San Fruttuoso

Dopo alcuni approfondimenti da noi condotti sulla fattibilità dell'idea, siamo vicini a pensare che si possa riprodurre, seppure in un modello virtuale o in una scala ridotta, il progetto della Città giardino illustrato su BCULT n.09 (luglio - agosto 2005 ).

link immagine: la Città giardino vista da Euroflora - apre il link in nuova finestra, 70 KbIn tal modo, esposto e discusso il progetto durante la prossima Euroflora (maggio 2006), si possa dare atto a Genova che la cultura del verde urbano non sia per la città solo un'occasione fieristica, ma abbia radici perfino in un'impostazione urbanistica che, per l'epoca in cui è stata avviata, può ben considerarsi preconizzatrice.

La commissione edilizia insediatasi il 30 aprile 1905, nell'approvare il piano regolatore di Albaro, si appropria del modello culturale della città giardino, da tempo incluso fra le aspettative dell'opinione pubblica, e lo volgarizza a misura delle attese degli investitori: un ghetto residenziale di lusso ove la privatizzazione del suolo pubblico viene giustificata da motivazioni di carattere estetico.

Si pensi inoltre che quando è stato avviato il progetto di cui vorremmo fare almeno una ricostruzione virtuale, si era tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta, e l'edilizia genovese era inflazionata da case del tipo a blocco, costituite cioè dall'aggregazione di tre o quattro elementi di linea giranti intorno ad angusti cortili chiusi. I costruttori della Città giardino avevano iniziato a realizzare villette mono o bi-familiari, con intorno tanto giardino da poter disporre dei fiori in ogni stagione dell'anno, studiando una biocenosi appropriata all'habitat.
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link immagine: villa Duchessa di Galliera - apre il link in nuova finestra, 91 KbAggiornamento: villa Duchessa di Galliera
Genova, Voltri

Dopo che abbiamo parlato della necessità di preservare il parco montano della villa Duchessa di Galliera a Voltri su BCULT n.02 e la successiva notizia su BCULT n.04 del salvataggio di due putti, abbiamo letto con piacere una notizia del Secolo XIX del 18.10.2005.

Nella biblioteca di piazza Odicini a Voltri, è stata allestita una mostra delle Proposte di riqualificazione del parterre del parco fatte dagli studenti della Facoltà di Architettura, coordinati dalle docenti Francesca Mazzino, Silvana Ghigino e Annalisa Maniglio Calcagno.
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link immagine: viaggio in fondo al mare: il relitto del Ravenna - apre il link in nuova finestra, 41 KbViaggio in fondo al mare: il relitto del Ravenna
Mare di Capo Mele (Savona)

Nelle acque liguri, adagiato a circa 90 m di profondità, si trova il relitto di un piroscafo di 4100 tonnellate di stazza lorda e 110 m di lunghezza. Si tratta del Ravenna, varato il 6 giugno del 1901 e destinato alle rotte transoceaniche con meta Montevideo e Buenos Aires.

Nelle cabine per emigranti vi era posto per 1900 persone, a cui si dovevano aggiungere 50 posti di prima classe e un equipaggio di settanta persone almeno. Fu silurato durante un viaggio di ritorno dal Sudamerica il 4 aprile 1917, mentre stava transitando vicino a Capo Mele, di fronte ad Andora (Savona). Il carico era composto da lana grezza, sego, cavalli e macchinari agricoli. Dai racconti dei testimoni, il siluramento avvenne verso mezzogiorno per opera di un sommergibile in emersione proveniente dall'isola della Gallinara. La manovra diversiva del piroscafo non riuscì: il siluro colpì la poppa, a fianco delle stive, squarciando le lamiere.

L'inabissamento fu rapidissimo: la prua, alzandosi sopra il mare, colò a picco in verticale lasciando appena il tempo per mettere le scialuppe in acqua. Accorsi dalle coste inguane, tutti i pescatori per portar soccorso ai naufraghi; un'ora dopo questi erano in salvo, e solo sei le perdite: 5 passeggeri e 1 marinaio.

Dalla costa di Albenga e Andora molti assistettero alla tragedia. Solo nel 1930 iniziarono i lavori per il recupero del carico, a cura dei palombari della Sorima (meno famosa della Artiglio) che, con la nave Rostro, usarono mine elettriche per aprire il relitto. Il piroscafo è adagiato sul fondo a circa 90 metri di profondità. Per una visita a questo oggetto occorre una preparazione adatta alle immersioni profonde con miscele trimix.
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link immagine: Genova, gru Maestrale - apre il link in nuova finestra, 70 KbAggiornamento: gru Maestrale
Porto di Genova, calata Gadda

Facendo seguito alle segnalazioni di BCULT n.01 e di BCULT n.02 sull'opportunità di trovare per la gru Maestrale una degna collocazione nel perimetro del Porto Antico, sembra ora che gli enti competenti (Comune, Autorità Portuale, Società Porto Antico) intendano procedere alla demolizione del molo tecnico a servizio del Silos Hennebique link immagine: Genova, gru Maestrale - apre il link in nuova finestra, 68 Kb e delle sue attrezzature per fare spazio alle nuove destinazioni dell'adiacente Ponte Parodi.

La Soprintendenza PSAE sta trattando con l'Autorità Portuale affinchè almeno le attrezzature, la cui tutela è sua competenza specifica, siano salvate e conservate in maniera adeguata, all'interno di un percorso museale che, insieme al Museo del Mare, metta in mostra le tracce dell'attività portuale.

Siamo certi che nel grande affresco di ripensamento del waterfront ci siano spazi e modi per la valorizzazione di questo patrimonio.
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link immagine: Genova, l'edicola dimezzata - apre il link in nuova finestra, 70 KbL'edicola dimezzata
Genova, via Luccoli

Su via Luccoli, quasi a metà strada fra piazza Soziglia e piazza Fontane Marose, si affaccia uno dei numerosi palazzi genovesi presenti nei rolli: palazzo De Mari.

In realtà il portale principale d'accesso si apre su piazza Luccoli, ma una delle sue facciate, recentemente restaurata, corre lungo via Luccoli verso il mare, e proprio laddove s'interrompono le decorazioni rimesse a nuovo ed inizia la facciata monocroma di un altro edificio, di fronte a piazzetta Chighizola, è collocata un'edicola raffigurante la Madonna col Bambino tra San Michele Arcangelo e San Giovanni Battista.

Un pezzo raro, è infatti una delle poche edicole attribuibili al periodo medievale ancora visibili, ed è situata in una posizione atipica, molto in alto, fatto che la rende difficilmente individuabile ma che forse l'ha preservata dal rischio di un furto.

Il ductus scultoreo, i caratteri delle figure e le slanciate cuspidi, così come l'iconografia, sono da ascriversi al gusto gotico e portano a datare l'edicola al XIV secolo.

Nessun restauro è stato eseguito, a parte probabilmente qualche maldestro intervento databile al 1800, ma soprattutto non è stato eliminato il pluviale che la attraversa. Poco ci sarebbe da stupirsi, ma ciò che davvero lascia sgomenti è il fatto che l'incriminato tubo non è lo stesso che dimezzava l'altorilievo negli anni '90, bensì un pluviale nuovo, sostituito nell'ambito dei lavori di restauro del Palazzo. Pensiamoci.
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Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato: Rinaldo Luccardini, Matteo Caropreso, Federica Natta, Sara Maltese, Guido Rosato, Giulio Nepi e Laura Santini.
 
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