| Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini, Liliana Ughetto, Matteo Caropreso, Federica Natta, Sara Maltese, Giulio Nepi e Laura Santini Arte e pensiero
Parrebbe che nel corso dei millenni l'arte, la religione e la scienza si siano gradualmente separate e si potrebbe affermare che oggi l'arte è sostanzialmente evocativa, mentre la scienza è soprattutto esplicativa. Richard L. Gregory, Eye and Brain, 1998
Il senso della simmetria è un istinto che poggia su una fiducia quasi cieca. Edgar Allan Poe
top Ceramiche nella galleria d'ingresso agli ascensori di piazza Portello Genova, piazza Portello
Resistono i rilievi in ardesia predisposti dagli studenti del Liceo Barabino per rianimare la galleria che porta agli ascensori per Castelletto.
Ma inoltrandoci nella parte più fonda
del tunnel ci imbattiamo nel rivestimento piastrellato originale del 1910, pressoché integro, salvo qualche piastrella che è stata nel frattempo sostituita. Si tratta di uno dei rari esempi di ceramica per l'architettura che ancora sopravvivono sul territorio, tanto più raro in quanto prodotto di una grande industria genovese.
Rinvia a un'epoca in cui la ceramica per l'architettura rappresentava una conquista tecnica e lo stile adeguato a una moderna città metropolitana. Il grande riquadro con il logo delineato in delicati caratteri liberty ci ricorda l'azienda incaricata del rivestimento: la società La Fornace, che aveva stabilimento a Borzoli, costituita nel 1907 dalla famiglia industriali di origine francese Foltzer. All'inizio del secolo rappresentava la principale fabbrica ligure di laterizi e prima di confluire nelle vicende del grande stabilimento genovese-spezzino della Ceramica Ligure si sviluppò, diversificandosi nella fabbricazione di piastrelle smaltate per l'edilizia e quindi nella produzione di isolatori in porcellana.
I frequentatori abituali possono apprezzare l'alto livello qualitativo e tecnico della produzione e il disegno di decoro che nelle piastrelle impresse sottosmalto s'ispira a repertori decorativi diffusi in ambito internazionale. Ci si potrà rallegrare perché si è conservata testimonianza di questa tecnica, così vicina a noi, eppure già così penalizzata.
Ma per quale motivo non completare il ripristino della galleria - già peraltro privata del fascinoso ascensore per il Paradiso celebrato da Giorgio Caproni - con un modesto restauro conservativo/integrativo? O si pensa che l'interruzione grossolana della continuità del rivestimento e del disegno con piastrelle di altri colori e con affrettate spatolate di cemento possa costituire un segnale da mantenere allo scopo di catturare intenzionalmente il nostro sguardo?
top Finalborgo: l'ultimo balcone Finale Ligure (Savona)
Chi negli anni Ottanta avesse varcato Porta Testa per accedere all'interno delle mura di Finalborgo dal versante occidentale, e si fosse poi recato nella piazza su cui si affaccia il complesso di Santa Caterina, non avrebbe forse notato questo piccolo balcone rivolto a nord, proprio in direzione della chiesa, e certamente non sarebbe stato colpito dal degrado delle decorazioni, poiché in quegli anni poco era stato fatto e appariva quasi naturale vedere muri crepati, stucchi che si sfogliavano e affreschi quasi illeggibili a causa delle efflorescenze, dei sollevamenti o di maldestre ridipinture.
Il borgo di Finale, infatti, soprattutto in questo ultimo ventennio è stato interessato da numerosi interventi di restauro che gli permettono ora di presentarsi come valido esempio di storia e arte ben conservate; dai lavatoi fuori delle mura, nella zona delle Fabbriche, al doppio chiostro di Santa Caterina, sino all'imponente Castel San Giovanni, tutto è stato mirabilmente restaurato. Il balcone, prospiciente la chiesa di Santa Caterina e il vicolo su cui si apre l'accesso ai chiostri e all'interessante Museo Archeologico, resta un'eccezione, nessun intervento, neppure semplicemente conservativo, è stato realizzato, e oggi più che mai si nota l'avanzato stato di degrado.
Forse questo piccolo esempio di decorazione ficta e picta non sarà all'altezza delle numerose testimonianze storico-artistiche che caratterizzano il bel borgo, ma quegli stucchi giocosi che fingono un fitomorfo sostegno della lobatura centrale del balcone e quella decorazione pittorica ad auricolare, che è ormai quasi scomparsa, meriterebbero comunque attenzione.
Un consiglio: chi si trovasse a passeggiare per il borgo non si limiti ad ammirare la semplice strombatura medievale del portale che si apre sulla facciata sud della chiesa di Santa Caterina, oppure le tracce delle innumerevoli sovrapposizioni storiche del Palazzo del Tribunale, o, ancora, i numerosi stemmi araldici in pietra del finale che ricordano la prestigiosa famiglia Del Carretto e neppure si precipiti a visitare il Museo Archeologico, ma si soffermi almeno per un attimo a guardare quel piccolo balcone, forse tra qualche anno di lui rimarrà la sola struttura architettonica.
top Un deposito di storia Nizza, baia di Villefranche
Il mare, da secoli compagno delle vicende quotidiane del popolo costiero, ci permette di raccontare storie grazie alla tecnica e all'ardimento di avventurosi esploratori degli abissi. Un tempo, l'idea del mare come distesa infinita permetteva di occultarvi, nella fantasia del pensiero, la consistenza fisica di qualsiasi oggetto. 
Se ne perdeva la memoria, così come ne veniva persa la presenza, nel momento in cui sfuggiva dalle mani: caduto in acqua, si azzerava la sua esistenza e ogni suo uso. Oggi invece, anche a distanza di secoli, gli oggetti ritrovati sul fondo del mare tornano a rivivere.
E così una bottiglia di vetro o una pipa scivolata dalla bocca di un marinaio, possono raccontare l'aneddoto di un pensiero o del vissuto di un altro tempo. Nella baia di Villefranche - approdo naturale da epoche immemorabili - perlustrando nel fango, al traverso del Capo di Nizza, abbiamo rinvenuto bottigliette farmaceutiche di fine Ottocento.
Si racconta che l'antico lazzaretto sul promontorio, a seguito della grande peste che aveva colpito la città, avesse successivamente gettato a mare gli affetti personali dei suoi ammalati.
Una bottiglia ci offre la traccia della sua provenienza: sul lato si legge Pharmacie Internationale Quai St. J. Baptiste Nice. Nessuna indicazione sul contenuto, ma la dicitura permette di esplorare le più affascinanti suggestioni. E così si scopre che oggi, in Avenue Saint Jean Baptiste, esistono due farmacie: una Pharmacie du Nord e una Pharmacie du Théatre; ancora: il francese quai indica un lungo fiume... si trattava allora di un'altra via, Saint Jean Baptiste, magari un canale oggi interrato? E chissà che tale rue non fosse in prossimità del porto dove l'indicazione di Pharmacie internazionale fa supporre luoghi di passaggio e moltitudine di persone?
top La salita del tempo perduto Genova, salita della Tosse e salita della Misericordia
Ci sono ancora dei posti in città, che conservano una qualità del tempo perduta: buchi, nel sistema urbano chiuso in cui siamo immersi. Da via XX Settembre, percorsa velocemente, nel rumore e nell'odore delle macchine - per parlare, devo urlare - attraverso via San Vincenzo, passaggio meno frettoloso, fra scontro di persone che vanno e vengono, a metà c'é salita della Tosse: un metro dentro e ritrovo il silenzio. L'armonia di un giardino segreto. Sento i miei passi sul laterizio. Rallenta il tempo. Rallento il passo. Lo spazio recupera le sue dimensioni.
È uno spazio di libertà, a misura d'uomo. Che racconta una storia di pietre tonde grigie. Risveglia un'attenzione per le piccole cose, che dà la prospettiva attraverso cui vedere le grandi. È un luogo dell'identità. Dove le persone si incontrano e recuperano in pochi metri il loro passaporto di individui. Una porta d'oro nella città. Una girandola colorata volteggia nel vento. Qualcuno prende la stessa strada e si ferma ad aspettare che finisca di filmare. Sorride e saluta. Riconosce il mio lavoro. È interessante osservare come i luoghi siano spesso il motivo per cui certe cose accadono, non un semplice dove.
Poco distante la salita della Misericordia, chiusa per ordinanza del Sindaco nell'autunno del 1999, giace derelitta e impercorribile. Anche qui il tempo è stato perduto, per restituire dignità a una parte nobile del cuore della città.
top Le giornate dell'arte
Qualcuno ci ha pensato: segnala un'opera d'arte a cui sei affezionato e votala! Potrà entrare nella lista dei prossimi restauri. Si chiama Le Giornate dell'Arte ed è una campagna di raccolta fondi e un modo per tutti di partecipare, segnalando opere del nostro patrimonio che urgono un intervento di restauro.
Un'iniziativa, alla sua seconda edizione, sostenuta dalla Fondazione CittàItalia, in collaborazione con la Rai - Radiotelevisione Italiana, il cui obiettivo è sensibilizzare e invitare i cittadini a contribuire alla tutela del patrimonio artistico, attraverso una vera e propria consultazione popolare - un meccanismo possibile solo grazie a internet - che consentirà agli stessi cittadini di indicare le opere d'arte da restaurare. Provare per credere anche sul sito del Ministero www.beniculturali.it.
Attenti però la scadenza è a breve, si vota solo fino al 2 ottobre.
Le Giornate dell'Arte hanno l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, quello dell'UNESCO Commissione Nazionale Italiana, dell'ANCI - Associazione Nazionale Comuni di Italia e dell'UPI - Unione delle Province Italiane.
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