| Beni di culturale importanza: osservatorio sui beni culturali a Genova e in Liguria Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato Rinaldo Luccardini, Luigi Lagomarsino, Mario Pavolini, Rino Vaccaro, Giulio Nepi e Laura Santini Arte e pensiero
Ci sono due modi di odiare l'Arte: uno è di odiarla, e l'altro è di amarla razionalmente. Oscar Wilde, da Intenzioni, 1891
L'Arte è la percezione dei misteri dell'irrazionale attraverso mezzi razionali. Vladimir Nabokov, da Opinioni forti, 1973
top Genova città giardino Genova, San Fruttuoso
Nel 1930 si avvia a Genova un'esperienza di particolare valore e significato, ovvero la progettazione e la realizzazione della città giardino. Il progetto urbanistico è curato dagli ingegneri Della Valle e Montaldo, mentre il progetto architettonico è dell'architetto Crosa. 
Progetto interessante, perché si distacca dalla linea operativa sino ad allora adottata, con edificazioni popolari. L'intervento della città giardino, in aderenza alle idee e alle proposte avanzate dal movimento internazionale delle città giardino cresciute attorno a E. Howard (suo fondatore) e alla forte presa di organizzazione urbana, trova occasione di sperimentazione sulle alture di San Fruttuoso, in via Robino.
Il progetto propone di realizzare 100 villini immersi nel verde, con la più ampia libertà di linguaggio architettonico e di ispirazione stilistica. Di questa esperienza, affascinante e al tempo stesso stravagante, rimane ormai più poco.
Vennero infatti realizzati solo 24 dei 100 villini previsti, ma soprattutto, l'iniziativa scatenò l'interesse speculativo di numerose società edilizie, che intravidero la possibilità di utilizzare diversamente i lotti inedificati e quelli edificati, inserendo al posto dei villini corposi condomini.
Oggi, rimane qualche villino superstite conficcato tra enormi caseggiati, disposti ai margini di una urbanizzazione primaria, rimasta ai livelli del vecchio piano di insediamento di carattere estensivo.
programma città giardino con gli interventi a Oregina, piuttosto che con quelli in val Bisagno o con quelli a Sestri Ponente. Perché non rivalutiamo questi villini?
top Aggiornamento: palestra Rubattino Genova, Albaro
In BCULT n.06 (aprile 2005), avevamo paventato il rischio che Genova perdesse uno degli edifici significativi della sua storia sportiva: la palestra di via Saluzzo, sulle pendici di Albaro.
Siamo in grado ora di aggiungere altre notizie sull'edificio in questione, innalzato con alto intendimento tecnico dall'ingegner Ettore Pavolini del Comune (come dice l'articolo celebrativo della sua inaugurazione, apparso sul Secolo XIX del 25 giugno 1939.
La nuova palestra venne costruita in quel punto per rimpiazzare quella, in struttura di legno, che si trovava in piazza del Popolo alla Foce, dove il Comune aveva bisogno di spazi per realizzarvi un mercato.
Nelle due foto inedite che presentiamo, si vede la nuova palestra appena edificata e anche, cosa eccezionale per quei tempi, uno studio di ambientazione del progetto (oggi si direbbe un rendering) che dimostra con quanta cura ne venne studiato l'inserimento: il pino esistente sull'area venne accuratamente preservato, tanto che è ancora là, dopo settant'anni.
Nell'elenco dei manufatti vincolati, accessibile sul sito della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria, di cui avevamo dato notizia su BCULT n.03 (gennaio 2005), sono presenti solo sei palestre (cinque a Genova, una a Ventimiglia) ma questa non c'è. Forse sarebbe il caso che la Soprintendenza rivedesse questo elenco.
top Toccare ferro Genova, piazza Sarzano e via D'Annunzio
Nella Genova dei turisti capita di incontrare oggetti in ferro battuto finemente lavorati, ma assolutamente abbandonati all'incuria. È come se, cessata la loro funzione, abbiano perso anche il compito di raccontarci come funzionava un tempo questa città.
La curiosità dei turisti è dunque più stimolante del desiderio che i cittadini hanno di conoscere il proprio passato: bisogna prenderne atto, ma anche prendere le misure necessarie a superare questo increscioso disprezzo.
Offriamo due esempi: l'ingranaggio per sollevare acqua dal pozzo di piazza Sarzano e il fermaglio per bloccare catene (o tendere velari?) di via D'Annunzio.
In entrambi i casi gli oggetti sono totalmente accessibili al pubblico; forse ciò significa che non hanno alcun valore? Del resto non sono stati ancora rimossi (gettati via); forse ciò significa che qualche valore lo hanno tuttora.
Il pozzo di Sarzano è coperto da un leggiadro tetto, sorretto da colonne marmoree: è il punto focale di una piazza stirata e lunga, bellissima per concezione e circondata da qualificati manufatti, fra cui il Museo di Sant'Agostino. Tra pochi mesi sarà totalmente liberata dal cantiere della metropolitana e diventerà (speriamo senza auto) un luogo piacevole. È dunque il momento di pensare al pozzo ed al suo ingranaggio metallico.
Il gancio di via D'Annunzio è posto alla base di un pilastro, in uno dei grattacieli che svettano su piazza Dante. Ha la forma di un fagiano, o un pavone. La coda è una leva che permette al becco di tirare l'anello di una fune o di una catena, per poi bloccarsi sull'adiacente uncino fisso. Oggi si usano i telecomandi, per fare le stesse cose.top All'apice di tre valli Boasi, entroterra Genova
San Tommaso infila il dito nel costato di Gesù. È quanto si capisce dall'affresco che decora la facciata di una chiesetta a Boasi, nell'entroterra di Genova.
La traccia del dipinto è prossima alla scomparsa definitiva, mentre l'intero manufatto regge ancora sotto il profilo strutturale e impreziosisce il piccolo borgo che presidia l'alta valle del Torrente Lavagna. Questo posto, mitico per i motociclisti, sembra dimenticato da tutti gli altri.
Non manca, però, il desiderio di cura e affetto per la cultura locale, come dimostra con dignità la povera installazione dell'adiacente museo della civiltà contadina.
Sappiamo quanto siano numerose e ripetitive queste raccolte, ma questo non è certo un motivo per disinteressarsene. Ogni raccolta ha qualcosa di particolare, un unicum prodotto dalle circostanze del posto e dunque non è affatto vero che, vistone uno, si son visti tutti.
Dunque sarebbe il caso che la chiesetta di San Tommaso e l'adiacente museo fossero presi in considerazione per una riabilitazione decorosa che sicuramente costerebbe poco.top Web cult www.internetculturale.it
È da poco entrato in funzione un sito internet costruito e mantenuto da due istituzioni centrali: la Direzione generale per i beni librari e gli istituti culturali (DGBLIC) e l'Istituto centrale per il catalogo unico (ICCU). Attraverso questo sito si può accedere all'OPAC di SBN ed alle collezioni digitali censite. Inoltre è possibile avere una rassegna delle principali mostre d'arte, effettuare viaggi nel testo, avere un programma di itinerari culturali e immergersi in percorsi tridimensionali. Il sito da cercare è: www.internetculturale.it.
top Linktop Alla composizione di questo numero di BCULT hanno partecipato: Rinaldo Luccardini, Luigi Lagomarsino, Mario Pavolini, Rino Vaccaro, Giulio Nepi e Laura Santini. Per ricevere BCULT è sufficiente inviare un'email a info@tavolidellacultura.net, specificando la richiesta. Scrivici a quest'indirizzo anche per informazioni su BCULT e per eventuali modifiche dei tuoi dati personali. Potrai revocare la tua iscrizione alla newsletter quando vorrai, semplicemente mandandoci una mail con soggetto Rimuovi. |